“Il mondo” di Juan J. Millás

NZOIl mondo, di Juan José Millás

edito Passigli Editore, 2009
traduzione di P. Tomasinelli
240 pagine
prezzo di copertina 18,00€

Non è facile riassumere questo romanzo in poche immagini. Se dalle prime pagine può sembrare una sorta di autobiografia, continuando la lettura appare chiaro che l’autore sta compiendo un viaggio introspettivo.
“Mio padre aveva un laboratorio di apparecchiature mediche. Ricordando il momento in cui egli stava testando un bisturi elettrico su una fettina di carne, compresi che la scrittura, proprio come quel bisturi, cicatrizzava le ferite nel medesimo istante in cui le apriva”.
Proprio in questo passaggio si cela l’essenza della narrazione che conduce il lettore per mano, sbalzandolo all’improvviso dal passato al presente e viceversa, sulla scia di una logica del pensiero e del ricordo che crea nuove associazioni, piuttosto che seguendo un ordine cronologico degli eventi. Millás descrive episodi della sua infanzia, della sua “calle”, la strada, dove insieme all’unico amico, il Vitaminas, comincia a guardare il mondo con occhi e prospettive diverse, dove vive, respinto, il primo amore infantile che continuerà a riapparire anche nella sua vita da adulto. Con sottile amara ironia e occhio disincantato, l’autore ci accompagna attraverso le sue riflessioni, i suoi dolori e le sue angosce, che trovano le sue radici in un passato lontano ma che hanno permeato l’uomo maturo, ampliando la prospettiva della “calle” che si trasforma nel mondo intero (da qui, il titolo).
Con delicata leggerezza, che nulla toglie alla drammaticità degli episodi narrati, Millás racconta il suo viaggio nel “quartiere dei morti”, il difficile periodo trascorso nell’istituto scolastico, le violenze subite e il desiderio della morte, la sua solitudine di bambino e di uomo, coinvolgendo il lettore in modo empatico, senza sottrargli un lieve sorriso. A fine lettura appare chiaro, che come il bisturi elettrico, la scrittura è per l’autore in una catarsi, un atto liberatorio, di cambiamento, che squarcia vecchie ferite per poi richiuderle lasciando solo una cicatrice.

Recensione a cura di Lorenza Bonetti

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