Intervista a Giuseppe Marotta

ISBN: 9788863804997 pagine 224 disponibile in ebook

ISBN: 9788863804997
pagine 224
disponibile in ebook

E i bambini osservano muti, edito Corbaccio 2013 (collana Narratori), segna l’esordio alla narrativa di Giuseppe Marotta.
Un romanzo che parla di camorra e lo fa attraverso gli occhi di un bambino di dieci anni.
L’autore e il suo libro, saranno protagonisti dell’Hangout di martedì 10 settembre 2013, che andrà in onda in diretta sul canale youtube libromartedì alle ore 21:00.
Nel frattempo Piera ha avuto modo di chiacchierare con l’autore, dando vita a un’interessante intervista che speriamo vi faccia venir voglia di leggere questo romanzo, di cui potete sfogliare l’anteprima qui.

Dunque diamo un caloroso benvenuto a Giuseppe Marotta!
Ciao a Voi e grazie per l’ospitalità

Com’è nata l’idea di scrivere un libro sulla mafia?
Perché ho scritto: “E i bambini osservano muti”?
Innanzitutto perché volevo sfatare un luogo comune, ossia dimostrare che non è sempre vero che i bambini che nascono in famiglie di camorristi inevitabilmente diverranno dei camorristi a loro volta.
Volevo scrivere la storia di un bambino che riscattasse quindi la sfortuna di essere nato in un quartiere malfamato e in una famiglia di criminali, come quella di Remì appunto.
Volevo che Remì, il protagonista del romanzo, avesse la possibilità di ribellarsi al proprio destino già segnato; volevo che fosse il simbolo di riscatto per tutti i bambini figli di camorristi che, in quanto tali, sembrano assuefatti al clima di violenza che gravita intorno a loro e sembrano rassegnati a vivere una vita decisa da altri, ossia dai loro padri o dai loro nonni: boss insensibili e spietati.
Sul mio blog ho raccontato dettagliatamente come è nato il romanzo e perché ho scritto: “e i bambini osservano muti”. Ho spiegato quali sono stati i libri e i film che mi hanno ispirato. Come si leggerà, ho cercato di imboccare un percorso narrativo diverso dai libri e dai film che mi hanno ispirato per provare a riavvolgere il nastro del destino dei bambini che nascono in “certi quartieri napoletani”.
In molti romanzi e in molti film che trattano del rapporto mafia-bambini non si racconta quasi mai un riscatto, spesso si raccontano sconfitte, morti premature di giovani camorristi, si raccontano violenze fine a se stesse: io ho voluto invece raccontare una storia di rinascita che può esserci se riemerge l’amore. Sembra banale ma la possibilità di cambiamento, di ricostruzione, di ravvedimento si concretizza sempre e solo quando si rispolvera l’amore. Quando ho finito di scrivere il romanzo mi sono accorto infatti che avevo scritto un romanzo d’amore: amore materno e amore filiale che, alla fine della storia, si riannodano come due lembi di lenzuola, quelle che usavano i prigionieri di una volta per evadere dalle carceri. Continua a leggere

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