“Città aperta” di Teju Cole

CittàAperta-TejuColeTitolo: Città aperta
Autore: Teju Cole
Editore: Einaudi
Genere: Narrativa Americana 
Formato: Brossura
Pagine: 271
Prezzo cartaceo: 17.50 €
Prezzo eBook: 9,99€

 

“Morningside Heights è un buon punto per partire. Incastrato fra la cima di Central Park e il fondo di Harlem, è un punto di partenza buono come ogni altro per le peregrinazioni di questo flâneur contemporaneo, il narratore nigeriano-tedesco Julius, che nella città simbolo della modernità incontra persone, luoghi ed epoche differenti, e lascia che ogni impressione germogli in idee per il nostro tempo.
Scritto in una prosa che ricorda quella di W. G. Sebald e J. M. Coetzee, questo poliedrico esordio ha fatto di Teju Cole una delle voci più promettenti e acclamate del panorama letterario contemporaneo”

Julius proviene da Lagos, si è appena lasciato con la sua ragazza e si sta specializzando in psichiatria a New York. Nato e cresciuto in Nigeria, è da una vita che vive in America. 

Il romanzo è narrato da un uomo che conduce una vita normale: entra in una galleria d’arte, legge l’articolo di un giornale, va a trovare un vecchio professore, viaggia.

Quel che dovete sapere, è che Julius è un vero e proprio flaneur della città, che anziché camminare, scivola attraverso la folla. La folla dei centri urbani, delle grandi megalopoli capitaliste, che è ostile. In questo contesto ognuno percepisce l’altro come ostacolo, tanto si è concentrati verso la propria meta. Pertanto la solitudine si addice proprio a questo personaggio. Lo colpisce ad alternanza, come l’alta e la bassa marea. Per sua fortuna, non ne soffrirà troppo. E’ una scelta ben calibrata.

In contrasto con ciò che vi ho appena rivelato, c’è l’immagine di lui che conversa con diversi tipi di persone, che si differenziano tra loro sia per nazionalità che per status sociale. Sarà pure l’influenza della sua professione, ma lasciatemi dire che ha una capacità sorprendente nel cogliere gli aspetti “essenziali” di chi incrocia il suo cammino.

Troverete una dettagliata descrizione dei suoi spostamenti (a piedi, in metropolitana e chi più ne ha, più ne metta) per la città di New York e la scoprirete anche da un punto di vista architettonico. E’ un peccato per me non aver potuto gustare al 100% tutto ciò, non essendo mai stata a NY.

Lo scopo di Julius, al momento, è quello di ritrovare la nonna, e forse anche se stesso, nella città di Bruxelles. A disposizione di un solo indizio, parte. Quindi lo vedremo passeggiare anche lì e fare begli incontri. A questo punto, non credo di potervi accennare più nulla sullo svolgimento della trama.

Ciò che mi interessa dirvi è che questo libro non si esaurisce nella semplice descrizione delle giornate di Julius, ma prende in carico le sue particolari ed originali opinioni sul mondo. Un’infinita varietà di temi vengono colti: dalla guerra ai rapporti genitoriali, dalla storia locale all’arte della fotografia. Anche se quello sul razzismo, mi è sembrato uno dei più dominanti. Come può la grande mela, terra di una pluralità di culture, mostrare ancora questo lato dell’umanità? Noi Europei pensiamo che dall’altra parte del mondo vi sia più integrazione. Sarà così forse, ma il pregiudizio resta galleggiante nell’aria.

Come dicevo, questo insieme di riflessioni non sono lasciati semplicemente lì a formare un guazzabuglio. Teju Cole ha svolto un lavoro molto accurato e soprattutto pensato con intelligenza. All’interno del romanzo sono presenti tantissimi riferimenti culturali e soprattutto sono citate moltissime opere (già inserite in wish list, ovviamente!). Città aperta è stato il suo romanzo d’esordio e questo mi ha sorpresa quando l’ho saputo. Cole è davvero una persona eclettica e non mi sorprende che abbia vinto il PEN/Hemingway Award e il New York City Book Award, e che il suo libro sia stato giudicato uno dei migliori libri dell’anno da più di venti testate, fra le quali The New Yorker, The Economist, The New Republic, Los Angeles Times ecc.

Tutto ciò che appartiene al quotidiano è così permeato dal “dato per scontato” che, spesso, non riflettiamo abbastanza su ciò che accade intorno a noi. Ci sembra di riflettere ma in realtà si tratta di una riflessività superficiale. Vediamo i tg, ascoltiamo tante storie, ma non siamo quasi mai testimoni diretti di questi avvenimenti. Conosciamo il mondo attraverso Altro. E proprio per questo, oltre al fatto che non ragioniamo per niente sul nostro sistema di classificazione del mondo, noi non sappiamo nulla. Seppure crediamo di sapere abbastanza…

Di conseguenza, non potremmo avere legittime opinioni. Ed invece siamo sempre pronti a giudicare basandoci solo ed esclusivamente sulle convinzioni e credenze condivise, ossia sul nulla. Tramite i componenti della nostra cultura, quali simboli, norme, convenzioni socialmente accettate ecc creiamo una nostra realtà. Proprio per tutta questa serie di motivazioni si può dire che non intendiamo la realtà del quotidiano. Siete proprio sicuri che voi, i vostri gusti, la vostra personalità, siano interamente frutto di ciò che volete essere? Siete proprio sicuri di vivere nel mondo in cui pensate di star vivendo? Io direi proprio di no… Sono la società e la sua cultura a tenerci in pugno, a dirci cosa fare e cosa non fare, ma soprattutto cosa pensare. E tutto quello che possiamo fare per liberarci da queste catene è raggiungere la consapevolezza che esiste una realtà nei termini in cui ve ne ho parlato. Una realtà oggettiva, che non è influenzata dalla nostra percezione.

Dopo la lettura di questo libro, non avverrà un cambiamento repentino, ma senz’altro con Julian farete un viaggio che vi aprirà completamente gli occhi; vi insegnerà certamente a riflettere in maniera più intensa ed acuta sul quotidiano. Un viaggio per le strade di New York e Bruxelles in cui vi sembrerà di parlare con un amico sincero e di ascoltare le sue riflessioni più intime. Assisterete ad una narrazione originale e spontanea.

Un sentito grazie al Libro del martedì e alla casa editrice Einaudi per avermi consentito di leggere questo capolavoro postmoderno.

Recensione di Chiara/la dama grigia del blog Saint Erasmus’ Place

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