Intervista a Loredana Lipperini

LoredanaLipperiniLoredana Lipperini è giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica. Inizia a lavorare da giovanissima come giornalista e in radio, prima per Radio Radicale e poi per Radio Rai.

Dal 1990 scrive per La Repubblica, ma negli anni ha collaborato con numerosi quotidiani e riviste. Dal 2004 tiene un blog molto seguito, Lipperatura.

La sua produzione letteraria è vasta ed eclettica, si annoverano Mozart in rock (Sansoni 1990), Generazione Pokémon (Castelvecchi 2000), La notte dei blogger (Einaudi 2004), Non è un paese per vecchie (Feltrinelli 2010), Di mamma ce n’è più d’una (Feltrinelli 2013).

Morti di fama_Sovrac_@01Il 26 settembre 2013 esce per la casa editrice Corbaccio il pamphlet Morti di fama, scritto a quattro mani con Giovanni Arduino (qui la recensione).

In occasione dell’uscita del libro abbiamo avuto la possibilità di rivolgerle qualche domanda.

Vieni da molti considerata l’erede di Elena Gianini Belotti non solo per aver dato seguito, attualizzando tematiche ed analisi, al famoso “dalla parte delle bambine” con il tuo “ancora dalla parte delle bambine”, ma perché sei molto attenta alle dinamiche e problematiche femminili come dimostrano anche due tue recenti opere: “non è un paese per vecchie” e “mamma ce n’è più d’una”. Che cosa ti accomuna all’autrice e che cosa ti diversifica dalla Belotti.

“Erede è una definizione troppo nobile per me: Elena Gianini Belotti ha cambiato l’immaginario di un paese, io mi sono limitata a raccoglierne il testimone in un momento in cui sembrava che ogni conquista fosse stata fatta. E così non era e non è. Quando a vicinanze e diversità, non saprei: Elena ha fatto molto più per le donne (e gli uomini) di quanto possa fare io.”

La rete è, in parte, tuo luogo di lavoro e importante fonte dalla quale ricavare materiale per i tuoi libri. Come mai questa attenzione al web e che cosa ne pensa di Internet?

“L’attenzione al web è ovvia per chi lavora nell’informazione e nella comunicazione. Quanto a quel che penso di Internet…be’, è nel libro. E tutti i giorni, o quasi, sul blog. In altre parole: una parte della mia vita è dentro Internet, inevitabilmente, come quella di moltissimi.”

“Morti di Fama” appare come un saggio sociologico e di costume a tratti un manuale di marketing. Da dove è nata l’idea?

“Dall’osservazione quotidiana di alcuni fenomeni, non necessariamente interni alla rete, ma che in rete diventano visibili. Dalla riduzione dell’idea di comunità a un insieme di “io” scollegati, come se fosse venuto a mancare un collante. Però, Morti di fama non è un manuale: è un piccolo pamphlet che semmai vorrebbe smontare una certa fede (spesso cieca) nel marketing medesimo.”

Il libro è scritto con l’autore e traduttore Giovanni Arduino, che il nostro gruppo ha avuto modo di apprezzare per talento e profonda conoscenza della rete, come è nata questa collaborazione?

“Ci siamo conosciuti molti anni fa, essendo Giovanni il kinghiano numero uno (senza offesa per gli altri kinghiani, preciso) ed essendo io stessa una fervida kinghiana. Ci siamo ritrovati in rete e, dal momento che in moltissimi punti le nostre idee collimavano, ci siamo detti: “ne parliamo in un libro?”.”

In “morti di fama” vi sono molte parti dedicate alla editoria, alle case editrici, alla realtà del self publishing … concordi con Baricco che lo scrittore è tale solo se raggiunge lo status di “brand” ovvero è necessario arrivare alla “ostensione del corpo dello scrittore” in quanto le sole parole, pare, non siano più sufficienti?

“Sono due citazioni diverse. Baricco, in un’intervista, analizzò brevemente la trasformazione dello scrittore in brand. Michela Murgia parla invece spesso di “ostensione”. No, evidentemente non sono d’accordo sul concetto, che non appartiene a Baricco ma viene fatto proprio dalla maggior parte degli editori: purtroppo, conta più, al momento, sapersi promuovere che saper scrivere, essere gradevole, simpatico e accattivante con i lettori che conoscere gli attrezzi del mestiere. Questo è un problema non da poco, e temo che dovremo farci i conti pesantemente.”

Qual è stato il momento più difficile o problematico nella stesura del libro?

“Per me, raccontare gli orrori che ha subito una ragazzina di quattordici anni come Kiki Kannibal quando è divenuta “microfamosa”.”

Le mosse necessarie per diventare micro famosi elencati nel libro (fai da te, trova uno stile, esagera, comunica, scegli l’avversario giusto, alleati, diversificati, polemizza, insisti), sono solo “regole della rete” o, in realtà sono “norme” che si perseguono anche nella professione e vita di tutti i giorni al di fuori della rete?

“Non sono affatto norme. L’elenco è una presa d’atto dei comportamenti di alcune web celebrities. Per quel che mi riguarda, non credo alle norme e non credo al “fai così”. Credo alla qualità e alla serietà del lavoro: sarebbe bello, per restare in ambito letterario,che prima di pensare a come pubblicare ci si preoccupasse di scrivere bene, e prima ancora di leggere. “

Il nucleo centrale dell’opera sembra essere “devi diventare merce, per poter propagandare altra merce”. E’ l’unica via? Ed è solo una coincidenza che le donne siano maggiormente presenti in veste di blogger, youtubers e frequentatrici di social network?

“Non è il nostro pensiero, vorrei precisare. E’ l’imperativo proposto per arrivare alla microfama: parla bene del libro da noi pubblicato, o delle nostre giacche, o dei nostri passeggini e a tua volta diventerai visibile. Questa è la prassi adottata dalle aziende in ogni ambito dove agisce un blogger. O una blogger. Le donne sono molto presenti in rete, è vero, ma ho la sensazione che siano considerate meno autorevoli dei propri colleghi. E che vengano molto più dei colleghi usate come veicolo pubblicitario.”

Vengono svelati molti retroscena di abili, forse subdole, mosse commerciali da parte di grandi aziende. Ma in realtà sono loro che manipolano il consumatore o è colui che fruisce che esige e giustifica tale sistema?

“E’ il capitalismo, bellezza.”

Domanda provocatoria: fare un libro che parla dei “morti di fama” non è un modo per ottenere fama?

“Non siamo esenti dal meccanismo: e lo precisiamo anche nel libro. Detto questo, non credo che un pamphlet di questo tipo sia destinato ad attirare l’attenzione di Fabio Fazio. Non è un memoir strappalacrime!”

Non avete (tu e Arduino) il timore che la vostra opera possa essere fraintesa e divenire bersagli degli “odiatori” che faranno della polemica una vetrina per raggiungere la loro microfama?

“Parlo per me: ho talmente tanti haters che uno in più o in meno non fa differenza. Vale, ogni volta, il saggio consiglio. Affamali.”

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