Intervista a Vanessa Roggeri

1044979_320132431454240_1693285173_nVanessa Roggeri, autrice de Il cuore selvatico del ginepro, opera d’esordio che ha raggiunto in brevissimo tempo la vetta dei libri più venduti e apprezzati di questo 2013, ci ha concesso un’intervista esclusiva.
Buona lettura!!!

All’interno del tuo libro troviamo una figura misteriosa e affascinante, ovvero  la figura della coga. Ci puoi dire cos’è una coga?
Nella tradizione sarda, la coga è una donna maledetta, una strega-vampira destinata a portare la morte e il male. È una figura antichissima, forse la più oscura di tutto il folklore sardo; si pensava avesse il potere di introdursi nelle case e uccidere i bambini appena nati. Rovesciare gli oggetti (ad esempio gli indumenti) è un rimedio potente che le tiene lontane perché simboleggia il rovesciamento dell’ordine naturale delle cose. Anche mettere una scopa a testa in su vicino alla culla impedisce alle cogas di uccidere il neonato.

Questa figura leggendaria è ancora presente nell’immaginario sardo?
È ancora viva e vegeta e i miei lettori conterranei mi danno conferma. Anche loro ricordano bene i racconti che da bambini sentivano fare sulle cogas dai loro nonni o dai vecchi del vicinato. Si aveva talmente paura di lei, che ancora oggi in molti paesi, i vecchi proibiscono di nominarla. Io stessa ho avuto sotto la culla uno dei rimedi contro le cogas, un treppiede rovesciato. Questi sono retaggi antichissimi che hanno fatto parte della cultura sarda per così tanto tempo da rimanere indelebili nell’immaginario collettivo.

So che il titolo ha un significato ben preciso, hai voglia di spiegarcelo?
Il ginepro è una pianta tenace, ha una fibra forte capace di vegetare più verde di prima anche dopo un furioso incendio. Rappresenta l’amore che lega Lucia e Ianetta, capace di sopravvivere a tutte le avversità che sono costrette a subire. Simboleggia anche Ianetta stessa che nonostante tutto, sopravvive, la sua voglia di vivere è più forte dell’odio di chi la vuole morta. Ma il ginepro simboleggia anche la mia amata Sardegna che nei secoli ha subito dominazioni, pestilenze e carestie, eppure ha sempre trovato la forza di resistere.

Nella tua opera troviamo rappresentati svariati tipi umani, da dove hai preso ispirazione per metterli in scena?
L’ispirazione credo nasca da un grande spirito di osservazione. Fin da bambina mi è sempre piaciuto tantissimo osservare le persone, è un’inclinazione naturale e mi accade dappertutto: al supermercato, in fila alle poste, per strada. L’ispirazione può nascere ovunque. L’osservazione però non si ferma all’aspetto fisico, ma analizza la gestualità, i caratteri, le espressioni verbali e la mimica facciale. Da questa attenta osservazione poi cerco di cogliere l’essenza di quella persona/personaggio. Tutti i personaggi che descrivo nella storia contengono l’essenza di qualcuno che ho incontrato nella mia vita.

Sei legata a un personaggio in particolare?
Per me Il cuore selvatico del ginepro è Ianetta, è lei il personaggio a cui mi sento più legata, è lei il cuore del libro. Prima di pensare alla trama e agli altri personaggi, Ianetta c’era già. Sento così forte il suo spirito che durante la stesura del libro confidavo completamente in lei, in una sorta di suo potere di raggiungere l’editore giusto. E così è stato. È arrivata dritta al cuore della Garzanti.

All’interno del romanzo troviamo forti passioni e troviamo anche la lotta tra irrazionale e razionale. Tu personalmente da che parte stai?
Bella domanda. Posso dire che la mia parte razionale, che è quella che mi tiene con i piedi per terra e mi fa affrontare con concretezza i problemi della vita quotidiana, non sopravvivrebbe senza la mia parte irrazionale, quella che cerca l’assurdo, il mistero, qualcosa che va al di la della nostra comprensione e che contiene quel pizzico di magia che serve a farmi sognare. Non potrei fare la scrittrice se non vivesse in me una buona dose di irrazionale, la vita sarebbe davvero triste e arida!

So che in questo periodo stai promuovendo il tuo libro in giro per l’Italia e soprattutto nella tua splendida regione: la Sardegna. Che riscontro stai ottenendo da parte del pubblico?
Questa è la parte forse più bella, a parte l’atto creativo, del fare lo scrittore: il confronto con i lettori, scoprire che cosa pensano della creatura che hai cullato per tanti mesi e che ad un certo punto hai lasciato libera per il mondo. Il riscontro che sto ottenendo è bellissimo, soprattutto quando mi dicono che hanno vissuto emozioni forti tanto da piangere, o che il libro li ha talmente catturati da averlo “divorato” in un giorno, o che oltre ad averli catturati il libro ha offerto loro spunti importanti di riflessione. I sardi sono felici di ritrovare quelle tradizioni che hanno sempre amato e che hanno parte o ancora fanno parte della nostra vita, e i lettori delle altre regioni sono invece felici di scoprire una Sardegna che non conoscevano.

 Qual è il tuo rapporto con l’editoria italiana?
È un rapporto che si limita soltanto alla Garzanti. Sono fortunata perché è un rapporto fatto sia di professionalità che di rapporti umani. Nella mia modesta esperienza ho imparato come nasce un libro in una grande casa editrice, dall’editing alla promozione.

 Hai qualche consiglio da dare agli aspiranti scrittori?
Vorrei dare quattro consigli che nella mia esperienza sono stati fondamentali.

  1. Determinazione: andate dritti per la vostra strada, non lasciatevi scoraggiare. Avete ricevuto l’ennesimo no e avete voglia di appendere la penna al chiodo? Va bene, oggi piangete pure, ma domani ricominciate a sognare più carichi di prima.
  2. Obiettività e spirito critico: a volte bisogna avere l’obiettività di riconoscere che forse stiamo tentando di farci pubblicare un romanzo che “non funziona”. A me è capitato. Ho messo quel manoscritto in un cassetto e ho scritto Il cuore selvatico del ginepro. Ho pensato che questa fosse la storia giusta, non avevo dubbi, e i risultati mi hanno dato ragione.
  3. Scrivete di cose che conoscete: solo così risulterete veri, autentici. Questo è un consiglio fondamentale che ho fatto mio già da qualche tempo.
  4. Fate di tutto per farvi notare: blog, concorsi letterari, manifestazioni letterarie, agenti letterari. Insomma, bussate a tutte le porte. Gli editor delle case editrici sono sempre alla ricerca di nuovi talenti, ma il mare di manoscritti è talmente vasto che occorre trovare il modo di farsi notare.

So che il tuo libro è uscito da poco ma volevo chiederti se hai già in mente qualche idea per una futura opera?
Il nuovo romanzo è già in cantiere. Sarà una storia molto particolare con una protagonista speciale. Amo già tutti i personaggi.

Vanessa ti ringraziamo calorosamente per questa splendida intervista che ci hai concesso e ti aspettiamo con un nuovo avvincente romanzo.

Antonella

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