“Calma apparente” di Andrea Polo

ISBN: 9788889632277 pagine 120 prezzo di copertina 12€

ISBN: 9788889632277
pagine 120
prezzo di copertina 12€

Adoro recensire libri di poesia e così, quando fra le mie mani è transitata la silloge Calma apparente di Andrea Polo, ho trovato terreno fertile per le mie riflessioni. L’opera è stata pubblicata nel 2010 da Cicero Editore, nella sezione Poesia e si divide in 6 parti: Il gioco, L’equilibrio e il movimento, L’uomo e il trascorrere della vita, L’amore e la passione, La natura e le stagioni e Stati d’animo. In tutto le poesie sono 92, introdotte da una breve riflessione in prosa, che introduce ogni sezione. Andrea Polo è uno scrittore veneziano, che nella vita svolge l’attività di medico e questa raccolta poetica rappresenta il suo esordio letterario.

Dello stile del poeta mi ha colpito il suo essere breve, semplice, attraverso l’utilizzo di uno stile scorrevole e accessibile a tutti. La sua poetica, a tratti bucolica, è pervasa dal tema del “cambiamento”. Il tempo, inevitabilmente cambia le persone e la “purezza” dell’essere felici viene meno. È un tempo che trascorre “imperturbato” nonostante la consapevolezza, in cui si perde la “fantasia del ricordare”. La natura, in particolare i monti, i torrenti, ma anche la campagna, sono tematiche frequenti.

Nella prima parte, intitolata “Il gioco”, il bambino è protagonista assoluto. È nel gioco che, agli occhi del poeta, i bambini sono tutti uguali, ma presto essi cederanno al tempo e questi magici momenti svaniranno. Il bambino è dotato di fantasia ed utilizza il gioco per ritrovare la felicità perduta e dimenticata dall’uomo adulto, che invece non sa più giocare. Nella poetica di Polo domina il colore bianco, simbolo di purezza, ma anche di “attenzione” per qualcosa che si rivela “altro da sé”. I grandi “segnati dal tempo” non possono comprendere il gioco dei bambini, come per esempio si evince nella lirica “Carnevale”. In loro non c’è speranza. Sono tematiche semplici quelle di Andrea Polo, della vita di tutti i giorni, che potrebbero sembrare ad un primo sguardo naif, se non addirittura banali. E invece esse celano dei simbolismi superiori, spunti evocativi che portano a riflessioni sull’uomo e sull’esistenza stessa.

L’adulto è associato spesso al concetto di “noia”. Molto bello il parallelismo col carnevale, poiché nella vita ci sono maschere “vere” che coprono la mente e il cuore. Il problema allora appare  quello di “ricordare” di essere felici, poiché invece esserlo risulta più facile.

Nella seconda parte, “L’equilibrio e il movimento”, il poeta afferma che tutto si muove, ed è nel caos di questo movimento che l’uomo cerca il suo equilibrio. Tutto diviene “calma apparente”, come il titolo dell’opera stessa, dove i sensi sono in allerta e attendono “quel vento che porterà il magnifico movimento”, si legge ne “L’istante”. È in un guizzo improvviso che si può cogliere la perfezione della natura. L’uomo di Polo è un essere che cammina sempre “solo”, è una uomo “speciale” che conserva entusiasmo per le cose, ma che il tempo e la società porteranno inesorabilmente a cambiare. È tenuto appeso alla vita attraverso un filo sottile. Egli non è eterno, non è fatto per restare, ed è un errore pensarlo! Solo la natura è eterna, con le sue rocce, i suoi sassi, i suoi monti. Come un torrente, il cui scendere tumultuoso, il cui primo tratto “pericoloso” rappresenta anche l’essenza della sua natura e bellezza.

Il progresso non è mai continuo, secondo Polo, ed è l’uomo che ha creato “gli angoli del mondo”, ha eretto “muri” dove il sole non arriva. La vita appare come una sorta di viaggio che è cominciato, anche se non si sa esattamente dove andare e cosa cercare. A volte il progresso viene condannato, perché causa di catastrofi, come nella poesia “La frana”.

Nella terza parte, “L’uomo e il trascorrere della vita”, vige l’idea che il tempo cancelli il ricordo, anche se gioie, dolori e turbamenti accompagnano l’esistenza. Il poeta avverte il rimpianto per avere lasciato andare quei “treni” che la vita gli ha offerto. E ora che se ne rende conto, non ha più la forza per partire. È passato troppo tempo per ricordare. Forse questa è la parte più pessimista dell’opera, dove Polo affronta anche i temi della vecchiaia e della morte.

La “rincorsa” diventa una parola che ritorna sovente, per contrapporla al cruccio di osservare indifferente la vita che gli scorre accanto. Moto contro staticità.

La quarta parte, “L’amore e la passione”, è la conferma che questi due sentimenti non possono mancare. È solo amando che si vive veramente. Polo descrive un amore platonico, più che carnale. Le sue sono donne delle quali ci si innamora per uno sguardo, una posa, spesso avvolte in vesti bianche. L’amore cancella la mediocrità del vivere. Si dà risalto all’importanza di assaporare le cose lentamente, perché l’amore fa sentire vivi ma non durerà per sempre.

La natura e le stagioni”, quinta parte, afferma che è la natura a darci le risposte. Le stagioni scandiscono il passare del tempo, la vita scappa via e noi non lo sappiamo e la fretta è un grave peccato. Le favole sono morte, la vita è ciclicità, “sferzata improvvisa”, per questo non bisogna cercare di capirla. L’uomo ha perso i valori, ciò che appare è diverso dalla realtà, come quell’”orchidea! Che rappresenta il fiore più bello, ma non profuma. E ancora scene di vita nei campi, quasi di leopardiana memoria, dove il tempo pare essersi fermato  al secolo scorso.

Stati d’animo” rappresenta la sesta e ultima parte. Le emozioni ci cambiano e non tutto ciò che accade può essere sotto il nostro controllo. Tutto ciò che vive è destinato a morire. Rimane la speranza e, dell’uomo, le parole. La poesia è immortale per Andrea Polo e ascoltare le parole del poeta porta a lenire le sofferenze. Però il “genio” è destinato a rimanere solo, mentre soltanto l’uomo “normale” può godere della felicità.

Ho tratto la mia personale conclusione, dagli scritti di questo poeta. L’uomo che dimentica, si perde. Da qui un pensiero attento alla dimensione umana e l’auspicio di ritrovare, attraverso questa lettura, il ricordo di noi stessi.

Cristina Biolcati

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