“Marina Bellezza” di Silvia Avallone

ISBN:9788817069755 collana La scala pagine 509 disponibile in ebook

ISBN: 9788817069755
collana Scala italiani
pagine 509
disponibile in ebook

Silvia Avallone, autrice divenuta celebre con Acciaio (Premio Campiello Opera Prima e finalista al Premio Strega 2010), è tornata in libreria con un nuovo romanzo, Marina Bellezza, che, a mio avviso, delude molto le aspettative. Il libro arriva in libreria per Rizzoli, nel settembre 2013.

L’opera è ambientata ai giorni nostri in una zona d’Italia sconosciuta ai più, la Valle Cervo, un territorio montano della provincia di Biella che si sviluppa lungo il corso del torrente Cervo; ci troviamo quindi in una zona periferica, una zona di confine, un luogo in cui per sopravvivere bisogna avere la scorza dura, se non altro per superare i lunghi e rigidi inverni di montagna.

In questo luogo crescono e vivono due ragazzi: Marina Bellezza e Andrea Caucino, due giovani apparentemente agli antipodi ma che in realtà nascondono la stessa indole e la stessa caparbietà nel lottare per raggiungere il proprio obbiettivo.

Marina è bella e sa cantare ( l’autrice lo ripeterà all’infinito…). Marina è spietata, sa cosa vuole e nessuno la può fermare. Marina sembra la classica ragazzina viziata, sfacciata e insopportabile. Il fatto è che Marina ha dovuto fare i conti con la vita troppo presto, ha pagato colpe non sue: le colpe di un padre donnaiolo e di una madre che affonda il dolore nell’alcol; colpe difficili da estinguere quando vivi in una piccola comunità, quando lo sguardo della gente non fa che ricordarti chi sei e da dove vieni. Ora Marina vuole il successo: lo vuole per sbatterlo in faccia proprio a quelle persone che tanto l’hanno disprezzata.

Andrea Caucino, ripetutamente definito orso, è la pecora nera della famiglia. Cresciuto all’ombra del fratello maggiore, in continua lotta con il padre, lo spettabile ex-sindaco Caucino, decide che lui in quell’ombra ci si trova bene. Vuole stare all’ombra dei suoi amati monti, fare la transumanza, allevare grigio alpine e fare il Maccagno. Vuole ripercorrere la strada del nonno: diventare margaro. Tra tutte le vite che poteva scegliere di vivere, sceglie proprio quella da cui il padre è fuggito senza remore.

I presupposti per un grande romanzo ci sono tutti, peccato che l’autrice trasformi la vicenda in una patetica storia d’amore, perché proprio di questo si tratta. Marina e Andrea si amano, si odiano, si lasciano e si riprendono per poi nuovamente rilasciarsi. La vicenda si riduce in un inconcludente, banale tira e molla alla Harmony.

Altra protagonista dell’opera è l’ambientazione: non c’è capitolo in cui l’autrice non omaggi la sua terra d’origine con descrizioni paesaggistiche notevoli e non si esima dal sottolineare lo sconforto periferico urbano fatto da scheletri di fabbriche tessili.

Altro elemento peculiare dell’opera è la crisi; lo si deduce anche dalla citazione riportata in quarta di copertina: “La sua era una generazione tagliata fuori da tutto, nata nel posto sbagliato al momento sbagliato. E allora tanto valeva ritirarsi sul confine. Tornare indietro, disobbedire”. Francamente sono stufa di leggere autori contemporanei che vedono nel regresso il modo per uscire dalla situazione di stallo in cui siamo; ho capito che coltivando la terra non si muore di fame, però signori un po’ di inventiva…

Unici momenti in cui ho riconosciuto la scrittrice che grazie ad “Acciaio” avevo tanto amato sono le parti che trattano il rapporto tra Marina e la madre alcolista. Sono riuscita a percepire la lotta interiore provata da questa ragazza poco più che ventenne nei confronti della propria madre: il suo desiderio di amarla e il suo bisogno di essere amata in conflitto con la volontà di odiarla, odiare la sua trascuratezza e il suo odore perenne d’alcol. Per il resto solo grande delusione!

Antonella

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