Fabio Volo: una serata a gestione familiare

Prendete un autunnale martedì sera di una tranquilla cittadina di provincia e aggiungeteci un pizzico di follia denominata “Fabio Volo”, il risultato: un’esplosiva serata a gestione familiare!

ORE 20:00 Mi appresto a raggiungere il centro città; Novara non sembra ancora in fermento. Controllo la situazione che si presenta all’ingresso del teatro Coccia, luogo in cui si svolgerà la presentazione dell’ultimo romanzo di Fabio Volo, “La strada verso casa”, organizzata dalla storica libreria novarese Lazzarelli. Tiro un respiro di sollievo: la situazione appare tranquilla, ci saranno poco più di una ventina di fans e manca solo un’ora all’evento. Rassicurata decido di entrare in un locale limitrofo per sorseggiare un cocktail e sbocconcellare qualcosa, ma non appena varco la soglia del suddetto mi rendo conto che sono tutti lì. La situazione è tutt’altro che tranquilla, i camerieri viaggiano alla velocità della luce tra un tavolo e l’altro e il barman al bancone mi guarda con occhi sbarrati e dice: “Caz… ma neanche per Aldo, Giovanni e Giacomo c’era sto delirio!”.

ORE 20:30  La folla all’ingresso del teatro è aumentata a livelli esponenziali; è giunta l’ora anche per me di mettermi in coda. La moltitudine che mi circonda è a prevalenza femminile, ma non manca qualche quota blu. La cosa che mi stupisce in positivo è il raggio d’azione che quest’autore è riuscito a realizzare: madri, figlie, nonne, sono tutte lì, tutte stringono (o forse sarebbe meglio dire abbracciano) il suo ultimo libro; non posso che rimanere ammaliata da tale dimostrazione d’affetto.

ORE 21:10 Ed ecco arrivato il suo momento! Entra in scena, accolto da un teatro al completo, in un’atmosfera di festa, lo scrittore più amato e più odiato del panorama letterario italiano odierno: signore e signori, Fabio Volo!!!

Come prima cosa ironizza sull’atteggiamento del suo pubblico, infatti hanno tutti il cellulare in mano e si affrettano a scattare foto da inserire sui vari social, e con la sua innata strafottenza guarda la platea e sussurra: “Oh ma non c’avete proprio un caz… da fare”. Fin da subito si capisce che non sarà una classica presentazione di un libro …

Sul palco c’è solo lui, nessun altro. Niente presentatori, giornalisti, recensori; solo lui e il suo pubblico, sono loro gli interlocutori, loro che devono fare domande e partecipare direttamente, senza bisogno di nessun intermediario a gestire l’interazione. L’autore stesso afferma che questa è una serata a gestione familiare, non servono riflettori, lustrini o pailette; basta solo mettersi comodi e lasciarsi andare. Proprio per accrescere questo senso di confidenzialità dichiara che tra un mese e mezzo diventerà papà e aggiunge a denti stretti: “Speriamo di vendere un po’ di copie!”.

Tra una battuta e l’altra inizia a parlare dell’opera. All’inizio del romanzo siamo negli anni ’80, anni di giubilo, di abbondanza, di eccessi; tutti sembrano vivere in un clima di festa, tutti tranne la famiglia protagonista della vicenda, la quale si trova ad affrontare una situazione di disagio, infatti viene a mancare colei che faceva da collante all’interno nel nucleo familiare: la madre, lasciando tre uomini allo sbando. Al centro del romanzo troviamo proprio il rapporto padre-figlio, un rapporto che ha segnato profondamente il percorso di vita dell’autore.

Volo afferma che ciò che racconta nei suoi libri è tratto dalla sua personale esperienza e che ama porre al centro della narrazione le situazioni familiare e le relazioni umane. Inoltre alla base delle sue opere c’è un’idea ben precisa: ognuno è possessore di un talento, chi sostiene di non averlo in realtà è solo stato educato male. Il talento, afferma, non è necessariamente una dote artistica, ma l’espressione dell’individualità di ognuno. La realizzazione del proprio talento è ciò che ci rende felici e non dobbiamo pensare che preoccuparci della nostra felicità sia un atto egoistico in quanto solo un uomo felice potrà rendere felici gli altri.

E così tra una chiacchiera e l’altra, tra riflessioni serie e facete, tra risate e applausi lo spettacolo giunge al termine.

ORE 22:30 L’autore si appresta a lasciare il palco e naturalmente non lo fa in modo convenzionale, prima di uscire di scena solleva la maglietta e mostra gli addominali scatenando l’ilarità del pubblico. La serata però non è finita qua, la folla si raduna per farsi firmare la propria copia del libro; anche in questo caso Volo non si tira indietro e passa quasi tre ore ad accontentare i suoi lettori.

ORE 24:00 Rientro a casa con la consapevolezza di aver assistito ad una serata spumeggiante.

Antonella

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