“Io sono Malala” di Malala Yousafzai con Christina Lamb

ISBN: 9788811682790 collana Saggi pagine 284 disponibile in ebook

ISBN: 9788811682790
collana Saggi
pagine 284
disponibile in ebook

Io sono Malala”, con sottotitolo “La mia battaglia per la libertà e l’istruzione delle donne”, edito da Garzanti nell’ottobre 2013, nella traduzione di S. Cherchi, non è un romanzo. Narra la vita di Malala Yousafzai, la più giovane candidata al Nobel per la pace, una ragazza di appena 15 anni che intende cambiare le cose nel suo paese, il Pakistan. Un libro scritto a quattro mani con la giornalista e inviata di guerra Christina Lamb che, attraverso un linguaggio semplice, è riuscita a riportare ogni singolo pensiero di Malala, rispettando il tono colloquiale che si addice ad una ragazza della sua età. (L’anteprima)
Malala nasce a Mingora in Pakistan, il 12 luglio 1997, in un villaggio pashtun nella valle dello Swat, in un contesto tradizionalista condizionato dalla religione islamica e dai precetti del Corano, dove nessuno si congratula con la famiglia quando nasce una femmina.
La sua fortuna di primogenita è avere un padre insegnante, buon musulmano che sogna di diffondere l’istruzione a prescindere dal sesso di un bambino, e sostenitore del rispetto reciproco fra culture diverse. E così, Malala, nome che significa “oppresso dal dolore” diventa Gul Makai, un “fiordaliso”; la coraggiosa studentessa, cresciuta da un padre orgoglioso della sua intelligenza, diventa il simbolo di tutte le donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere. Le armi utilizzate in questa battaglia sono i libri, la conoscenza. In Pakistan le donne vengono costrette a vivere ai margini della società, ma Malala cresce in una famiglia “speciale” dove il padre continua a ripeterle: “Tu Malala, sarai libera!”.

La bambina cresce nella scuola del padre, s’innamora dei libri, affermando che nessun verso del Corano inneggia all’ignoranza femminile, né alla dipendenza della donna all’uomo.
Le condizioni del paese peggiorano con l’arrivo dei talebani che impongono un regime oppressivo e di terrore. Il burka diventa obbligatorio, le bambine smettono di giocare perché devono aiutare nei lavori domestici, viene imposto il ritiro delle femmine dalle scuole, l’incubo dei kamikaze e delle bombe è all’ordine del giorno.
Ma noi ragazze di Swat” ,afferma Malala, “non abbiamo paura di nessuno e abbiamo deciso che andremo a scuola coi libri nascosti sotto i nostri veli”.
Ad appena undici anni, la ragazzina, incoraggiata dal padre che in precedenza ha accompagnato in numerosi congressi, partecipa a interviste e ad un blog della BBC dove racconta, in lingua urdu, la sua quotidianità di bambina in epoca talebana.
Perché un bambino, un insegnante, un libro e una penna, possono cambiare il mondo” diventa il suo motto.
In breve tempo la sua fama cresce a dismisura, Malala diventa eroina e paladina dei diritti delle donne. E diventa “pericolosa”. Quindi Malala deve morire.

La mattina del 9 ottobre 2012 un attentatore blocca l’autobus sul quale Malala sta viaggiando con le compagne di scuola e spara tre colpi, uno dei quali penetra nel cranio della quindicenne.
Per i talebani la ragazza è colpevole di aver gridato al mondo, sin da piccola, il suo desiderio di leggere e studiare.
Ma Malala miracolosamente si salva e non vuole tacere. La sua guarigione sarà l’inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata, fino all’Assemblea delle Nazioni Unite.

Il libro rappresenta senza dubbio un inno al coraggio e alla vita. Tradotto dall’inglese da Stefania Cherchi, rispetta il “colore” locale, attraverso parole intraducibili, lasciate nella lingua madre, che forse ne rallentano un po’ la lettura, per il semplice fatto che i termini risultano difficili.
Le vicende politiche e le condizioni di vita del Paese acquistano “verità” attraverso ciò che avviene nelle case, coi piccoli gesti quotidiani compiuti dalla madre di Malala, oppure le vacanze trascorse con i parenti a dormire tutti assieme in una sola stanza.

Personalmente prediligo letture in cui l’ambientazione è affidata al dialogo, mentre qui ci sono soprattutto descrizioni. Ho percepito molta dignità in quest’opera, quella di una bambina che diventa orgoglio di un intero popolo. Forse il fatto che Malala sia una ragazzina ha penalizzato il racconto in fatto di drammaticità. I toni sono sempre pacati, anche nei momenti più critici. I bambini vedono le cose in maniera più lineare e non conoscono la “crudezza” che a volte può essere contenuta nel linguaggio.

Al termine della lettura, dopo 284 pagine che si leggono lentamente, per potersi concentrare su ogni particolare, nella mia mente riecheggia la dedica del libro. Che poi, secondo me, racchiude il significato del libro stesso.

A tutte le ragazze che hanno affrontato l’ingiustizia e sono state zittite.
Insieme saremo ascoltate.

Questo è quanto tenacemente promette Malala Yousafzai, e non importa se la sua voce è solo una goccia nel mare.

Recensione a cura di Cristina Biolcati

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