“Maledetto cuore” di Ghita Stefania Montalto

ASIN: B00HY0RIA4 pagine 54 prezzo ebook: 12,05€

ASIN: B00HY0RIA4
pagine 54
prezzo ebook: 12,05€

Maledetto cuore è la raccolta poetica d’esordio di Ghita Stefania Montalto, pubblicata dal Gruppo Editoriale l’Espresso nel dicembre 2013 in edizione kindle. In questi giorni è uscita anche la versione cartacea. L’autrice, di origini siciliane, dice di sé: “Io sono attraverso le parole. La scrittura è il mio mondo, l’arte la mia vita”.
Ed eccola qui la sua vita, il suo “quotidiano” innalzato a visione poetica. Una sorta di “diario” dalla prospettiva intimistica, una raccolta dai riferimenti sensuali e provocanti, direi talvolta “piccanti”. Una scrittura incalzante, evocativa, in bilico fra romanticismo ed erotismo, dove vige “lo scandalo del contraddirsi”, per citare Pier Paolo Pasolini.

L’opera sembra ruotare attorno all’affermazione che amare davvero sia la peggior dannazione per una donna. Perché ad un uomo, all’amore della vita, si perdona tutto, cosa che invece non avviene nei confronti del passato o della nostra stessa persona. Ed ecco quindi il dualismo, la contraddizione che genera conflitto e dolore. La poetessa vorrebbe “congelare” l’attimo, costringersi a non pensare, per non sentire più nulla; ma al tempo stesso è in ascolto della sua anima e desidera dar voce al suo pensiero per riuscire a sconfiggerlo, quel dolore. Solo il silenzio le dà pace, e lei vorrebbe essere lontana da tutto e da tutti. La musica è compagna e complice di momenti speciali. Pensieri mai espressi e non condivisi, che impediscono di tornare a quello che si era un tempo lontano. Chi scrive è alla ricerca di “5 minuti” solo suoi, per prendere il contatto con la realtà.
Esprimere se stessa vorrebbe dire essere libera, e quindi la Montalto avverte la voglia incalzante di trovare le parole giuste. Bisogna agire e occorre farlo subito; così come vige la regola, o meglio, il consiglio, di non permettere mai a nessuno di farci cambiare. Non bisogna “snaturarsi”.

L’amato invece può anche rimanere immobile, può restare muto, perché sono i suoi occhi a parlare, e da lì, come fosse un libro aperto, traspare tutto. È lo sguardo che tocca i pensieri più profondi. La poetessa si sente un’anima “nuda” fra le sue mani e si offre a lui col cuore di una bambina e il corpo di una donna. In Disperata passione si legge: “Mentre le mani scorrono/ scivolano/ lente…/ e le braccia avvolgono./ E tutto ricomincia/ nella follia di un istante/ che non ha mai fine”. L’unione carnale fra un uomo e una donna è un ciclo vizioso; un cerchio che si stringe dove tutto si compie e poi ha nuovamente inizio.
L’autrice vorrebbe uscirne, vorrebbe annientare la sua malinconia costituita da eventi dolorosi che l’hanno trasformata, resa diversa, ma una forza invisibile la trascina giù, nel baratro. Essa desidera rinascere, ma al tempo stesso vorrebbe anche sparire, non provare più nulla: due visioni dell’essere umano che si annullano a vicenda e la lasciano inerme. È una silloge che “vibra”, “freme”, “sente”, dove si fa spazio la reale esigenza di essere sempre e solo se stessi, senza filtri né freni.
Ma questo è un “gioco” che non concede vie d’uscita: per sentirsi liberi, bisogna prima concepire un intenso dolore. Sempre presente la contrapposizione di dolore e piacere, di caldo e freddo; il non sentire la differenza che passa tra l’essere vivi e il sentirsi vuoti.
E ad un certo punto, in Me e l’altra me leggiamo: “Non sento più il mio cuore./ I miei battiti si fanno sempre più lenti/ …e lontani”. Il cuore pare averla abbandonata. La sua voce grida, tutto deve liberarsi senza riserve.

“Chi sei tu? Chi riesce a capirti?” è la domanda fondamentale che l’autrice rivolge a se stessa. Non bisognerebbe mai permettere al cuore di innamorarsi, e infatti, nella seconda parte, emerge il ritratto di una donna più forte, che sa andarsene voltando le spalle al passato. Che impara a dire addio. Del suo essere donna rimane un groviglio di emozioni sospese, in equilibrio tra la testa e il cuore.
Certi uomini sono destinati a stare soli: “sommersi dai ricordi/ e dal loro passato incancellabile/ sempre presente nella loro vita…/ come un fantasma vestito da sposa/ che tende loro la mano”.
Pur amandoli, bisogna lasciarli andare. Oppure si amano in silenzio, e forse loro non lo hanno mai nemmeno saputo.

Sono pensieri, parole queste della Montalto, che la fanno sentire viva. Una silloge che si articola su due piani paralleli, dove la prosa anticipa la poesia. Parole crude, quasi spietate, che mancano di punteggiatura per risultare ancora più incalzanti. E alla fine cosa resta?
Un maledetto cuore, di fuoco vivo, che non smetterà mai di amare.    

Recensione a cura di Cristina Biolcati

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