“Per dieci minuti” di Chiara Gamberale, recensione e intervista

ISBN: 9788807030710 collana I Narratori pagine 187 disponibile in ebook

ISBN: 9788807030710
collana I Narratori
pagine 187
disponibile in ebook
edito Feltrinelli 2013

<< L’unica a non avercela più, una vita, ero io. Al suo posto una massa informe, sfilacciata, ferita, che come unico perno su cui girare aveva lo smarrimento.” L’unica a non avercela più, una vita, ero io. Al suo posto una massa informe, sfilacciata, ferita, che come unico perno su cui girare aveva lo smarrimento. Passato il momento del dolore  insopportabile, poi, non c’era più neanche quello a farmi un po’ di compagnia. Andavo a letto e l’unico pensiero prima di addormentarmi era la speranza di non risvegliarmi. Tanto il grande amore che dovevo avere l’avevo avuto, i romanzi migliori che dovevo scrivere li avevo scritti, di certo non ne avrei scritti altri in cui mi sarei potuta così profondamente esprimere, perché non avrei vissuto nient’altro che avrebbe potuto toccarmi così profondamente, la casa d’infanzia era ormai alle spalle e con lei ogni promessa interessante di bene: “E allora, se non c’è più da scrivere, se non c’è più da vivere, se non c’è più una famiglia che, ogni settimana, quantomeno mi dia l’illusione di essere la mia, che ci sto a fare io, al mondo?” ripetevo in continuazione ogni lunedì alla mia analista, la dottoressa T. >>

La protagonista di Per dieci minuti, Chiara come l’autrice, inizia a giocare ad un gioco che le propone la sua terapista. Ma giocare è “cosa per persone serie” e la protagonista si impegnerà tutti i giorni, per dieci minuti, per la durata di un mese. Solo pochi minuti per spezzare un pensiero ossessivo, per sperimentare cose differenti, per provare ad essere una persona che rompe i propri schemi di rassicurante certezza data dalle abitudini e convinzioni irremovibili. Sorprendenti saranno i risultati di quel, solo apparentemente, banale gioco.

La recensione è a cura di Paola (ettina71)

Chiara Gamberale, classe 1977,  esordisce in campo letterario poco più che maggiorenne con il romanzo Una vita sottile (1999). Seguono molte pubblicazioni e il Premio Campiello per La zona cieca. Oltre ad essere una scrittrice è conduttrice radiofonica, televisiva e collabora con giornali e riviste. Tiene anche un blog su iodonna.it del Corriere della Sera. Per dieci minuti è il suo nuovo romanzo, edito da Feltrinelli.

Abbiamo avuto la possibilità di rivolgere all’autrice alcune domande, raccolte tra i membri del nostro gruppo e altri lettori, che vi riportiamo nell’intervista scritta di seguito.

Prima qualche domanda per conoscerti un po’ di più. Uno scrittore è prima di tutto un lettore. L’identikit di Chiara Gamberale lettrice qual è?
Onnivora.

 Come è la tua routine di scrittura? E’ un lavoro metodico oppure segui il flusso e l’ispirazione?
Una volta che l’idea mi ha raggiunta in pancia ed è fermentata nella testa, il mio diventa un lavoro molto, molto metodico: di solito scappo in un’isola fuori stagione, o in campagna, e dalla mattina non faccio altro che dedicarmi al libro.

Chiara, protagonista del libro, affronta un periodo di cambiamenti e un difficile percorso di consapevolezza e crescita. Tu sei stata una giovanissima scrittrice e hai pubblicato molti libri. Chiara autrice come è cambiata in questi anni e che consapevolezze ha raggiunto?
Spero di essere più padrona di quello che faccio: ma allo stesso tempo il mio terrore è perdere l’urgenza che fin da bambina fa da motore alle storie che racconto.

Da dove nasce l’idea di questo romanzo? E quanto c’è di te, scrittrice e donna, in queste pagine?
C’è molto di me: “Per dieci minuti” si è come scritto da solo…Condivido con la protagonista l’avere davvero giocato per un mese a fare ogni giorno una cosa mai fatta prima: mentre giocavo, man mano sentivo un principio poetico finalmente soffiare nei miei giorni…Ma questa è GIA’, letteratura, mi sono detta. E mi è bastato mettermi al computer.

La cosiddetta autofiction sembra vivere un momento di gloria, secondo te perché? Cosa ti ha dato scrivere un libro in questa modalità, o ti ha tolto? E cosa pensi che possa dare in più al lettore?
Dici? Io non riscontro tutta questa quantità di libri all’insegna dell’autofiction…C’è Walter Siti, certo, c’è Francesco Piccolo. Personalmente davvero scrivere questo libro in questa maniera non mi ha dato o tolto qualcosa di diverso da quello che mi avevano dato e tolto tutti gli altri…Sarà che, anche quando non portano il mio nome, i miei personaggi hanno sempre, per analogia o per contrappasso, talmente tante caratteristiche mie…

C’ è una frase che ritorna nella prima parte: “ assurda e noiosa (e fantastica) la vita quando non tocca a noi”. Ma è veramente così?
Un po’ sì. Per un’iperattiva come me, purtroppo sì.

In Per dieci minuti, e anche in altre tue pubblicazioni, ricorre il tema della difficoltà di stare bene insieme nel momento in cui si sta insieme e di come i rapporti di coppia a volte finiscano per tirar fuori il peggio delle persone. Dopo averlo visto attraverso i tuoi personaggi più di una volta e in diversi contesti, ti sei data una spiegazione del perché questo succeda così spesso al giorno d’oggi?
Me ne sono date troppe e ancora non la smetto, ma non mi bastano mai: forse quando mi basteranno smetterò di scrivere…

Un aspetto che ho molto apprezzato è la cura con cui hai descritto il dialogo psicoterapico tra la protagonista e la dottoressa T. (ad esempio le domande aperte). Cosa pensi della psicoterapia e dello psicologo, figura spesso in Italia tanto demonizzata?
La terapia dipende dal terapeuta! La protagonista del libro è fortunata, ha chiaramente una terapeuta sintonizzata su di lei, sul suo bisogno di surrealtà perfino.

Quale è il personaggio a cui sei più affezionata nel romanzo e quello che hai fatto più fatica a descrivere?
Le due cose coincidono: Ato.

Trovo questo romanzo particolarmente dedicato alle donne. Oggi essere moglie, madre e donna è complesso. Tante le aspettative e responsabilità. La donna per te deve essere “mite o dinamite”?
Dinamite!

In questo libro parli di un gioco che ha una finalità terapeutica ben precisa per la protagonista. Un gioco, quindi, che dovrebbe avere una componente divertente, e un’altra più seria. Alla protagonista serve per fare un percorso ben preciso, ma alla Chiara autrice che cosa ha dato questo giocare?
La possibilità di non resistere al cambiamento.

Riporti una frase da Madame Bovary “una minore intensità di aspirazione senza dubbio permette una maggiore coincidenza con la propria vita”. Pare essere una buona “ricetta” per i nostri tempi al fine di evitare dolori e responsabilità del vivere pienamente la propria vita.
Certo, può essere una buona ricetta…Ma io purtroppo somiglio molto più a madame Bovary che alla sua placida figlia, alla quale la frase è dedicata.

Un grazie particolare a Chiara Gamberale per la disponibilità, l’attenzione al nostro progetto e la generosità dimostrata verso i suoi lettori.

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