Feltrinelli di Palermo: Yves Grevet presenta la trilogia “Méto”

20140220_180514Il 20/02/2014 ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione della trilogia Méto di Yves Grevet.

L’evento è stato promosso dall’ambasciata francese di Palermo in occasione del Festival della Narrativa Francese e la Feltrinelli ha gentilmente concesso lo spazio per questo incontro.

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Méto è una serie per ragazzi che ha riscosso un vasto successo in Francia e che noi possiamo leggere grazie alla casa editrice Sonda, che non si è lasciata sfuggire questa perla che altre casi editrici “maggiori” rimpiangono.

La letteratura per ragazzi viene ritenuta spesso di serie B invece è una letteratura che merita di essere esplorata ed attenzionata maggiormente, soprattutto considerando le produzioni europee e non solo quelle americane. In Francia, ad esempio, la letteratura per ragazzi rappresenta una realtà importante, ci sono moltissimi autori francesi che si occupano di questo e che noi lettori italiani dovremmo conoscere maggiormente.

Uno tra questi autori è appunto Yves Grevet che è stato insignito, tra l’altro, di diversi premi letterari tra cui Prix Tam-Tam (2008), Prix del Collegie du Doubs (2008), Prix Enfantaisie, Svizzera (2009), Prix Roseau d’or (2009), Prix Gragnotte della città di Narbona (2009), Prix Chasseurs d’histoire (2009).

L’autore è stato gentilissimo; dopo aver presentato i suoi libri, ci ha fornito molti dettagli sulla serie ed ha risposto pazientemente alle domande di tutti i partecipanti. Alla fine si è intrattenuto con qualcuno, anche con me^^

Ci tengo a dire che le domande non sono state poste tutte da me, ma che mi sono servita anche delle domande altrui per scrivere questo articolo a mo’ di intervista nel modo più completo possibile, per portarvi delle info “succulente” in base a quello che è stato detto.

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Sinossi del primo volume La casa, di cui potete leggere il primo capitolo qui:
Tutto inizia in modo strano. Fin dalle prime righe, l’atmosfera di questo romanzo è strana, inquietante. Non sappiamo dove siamo, o meglio, sappiamo che esiste una grande Casa dove tutto è ordinato, pulito, perfetto.
E la casa si trova su un’isola deserta, dove 64 ragazzi vivono sottoposti a una rigida educazione marziale.
Divisi in gruppi, ciascuno con un colore diverso, devono obbedire agli ordini dei Cesari, che li sorvegliano a vista, li puniscono quando non osservano le regole e soprattutto vietano loro di fare domande.
I giorni nella casa passano praticando giochi di squadra e studiando le materie imposte dai Cesari, anche se non mancano, nonostante i controlli, momenti di solidarietà.
Ma la loro peggiore paura è crescere troppo, ed essere portati via dalla Casa. Ma verso quale destinazione?
Méto è un Rosso, uno dei più grandi. Non ha nulla da perdere, e si rifiuta di obbedire ciecamente. Per questo  cerca alleati fra gli altri ragazzi per tentare di conoscere la verità: dove si trovano lui e i suoi compagni? Perché non ricordano nulla della vita prima della Casa? Quale futuro li attende? È venuto il momento di ribellarsi, giocare il tutto per tutto, e niente sarà più come prima.
Méto mescola con originalità e sapienza molti ingredienti intriganti: la letteratura carceraria e la descrizione di un’ambiente dove la libertà dell’uomo in grado di pensare autonomamente, fa paura al potere. Le suggestioni di un mondo antico, spartano e le regole di un’avventura tutta al maschile, in un mondo senza donne, e senza suoni. E ancora, i colpi di scena del romanzo di investigazione che procede per misteri ed enigmi da risolvere.

Yves Grevet ha la straordinaria capacità di plasmare un’atmosfera suggestiva e claustofobica, dove crea situazioni complesse e a volte drammatiche, mantenendo però uno stile freddo, oggettivo, distaccato.
Quello di Méto non è un mondo allegro, ma concentrazionario e incerto nella sua soluzione finale: ribellarsi è indispensabile, ma come finirà la battaglia tra i costruttori di una società condizionatrice, da una parte, e i ragazzi, in definitiva i loro figli, dall’altra? E, una volta abbattuta la mostruosità, che mondo alternativo saranno in grado di costruire questi giovani ribelli?

Da quello che avrete capito, attraverso la distopia, l’autore porta sulle pagine il tema della soppressione del potere.

Iniziamo con le domande.

Quali sono le cose interessanti da notare nel primo volume?
Ne La casa assisterete ad unevoluzione del protagonista (Méto) che pian piano prenderà coscienza di ciò che sta accadendo attorno a lui, della mancanza di democrazia.
Ciò che è rilevante è la convivenza con gli altri all’interno di questa casa-prigione; Méto riuscirà a creare un gruppo cui donerà lucidità per far risvegliare tutti dal torpore e dalla mancanza di percezione del pericolo.

Negli altri, invece?
Possiamo dire che ogni volume rappresenta una dimensione diversa: in La casa vige un sistema totalitario, in L’isola – secondo volume – si passerà ad un sistema naturale basato sulla legge del più forte, che sarà fatale per i ragazzi che sono riusciti a fuggire dalla casa-prigione e che si aspettavano qualcos’altro. Di per sé, poi, l’isola è una bella metafora.  In Il mondo ci troviamo all’esterno, il luogo in cui Méto si scontrerà col sistema che ha prodotto tali regole-orrori.

Quindi quali obiettivi ti sei proposto?
Beh uno riguarda la speranza, nonostante la forte angoscia che pervade tutti i romanzi si percepisce una forza positiva che è quella portata da Méto; l’altro è stato quello di creare dei romanzi d’avventura ecco perché ogni volume termina quasi con un colpo d’accetta, il mio intento è proprio quello di far sì che la gente abbia subito voglia di leggere il romanzo successivo.

Che hai da dirci sulla disobbedienza?
Per me è la parola chiave della trilogia. Il messaggio che volevo far passare è che a volte bisogna disobbedire per creare qualcosa di migliore e per conoscere se stessi. I ragazzi riusciranno a costruire qualcosa di positivo una volta ottenuto il potere? Questa è la domanda interessante.

Per che fascia d’età è indicata la trilogia? Potrebbe interessare gli adulti?
Secondo me ha dei livelli di lettura differenti; i più piccoli si interessano al suo lato avventuroso, i più grandi (13-15 anni) iniziano a riflettere sui temi proposti quindi direi proprio di si, che è adatta anche agli adulti.
Inoltre nei miei libri non c’è una violenza esagerata, ci sono pochi morti; non c’è il pericolo di un’influenza negativa sui ragazzi perché ho sentito una certa responsabilità nello scrivere per loro.
Nel primo volume mi è piaciuto creare un gioco abbastanza animalesco, simile al rugby,  che consiste nel tenere una palla in bocca e nel portarla in un angolo a quattro zampe. Questa scelta è stata fatta proprio per sottolineare il fatto che il lato animalesco dell’uomo, in questo caso, era migliore della condizione in cui i ragazzi erano costretti a vivere.
Ma si tratta comunque di una violenza che non ha il pericolo di essere imitata perché il ragazzo percepirà sin da subito cosa è corretto e cosa non lo è.

C’è qualche riferimento politico nell’opera?
No assolutamente, non c’è nessun riferimento politico a qualsivoglia nazione perché a questo proprio non ho pensato, non rientrava tra i miei obiettivi.

C’è, invece, qualcosa di te?
Assolutamente si, io ho portato i miei valori nel personaggio perché mi sono identificato completamente con lui, infatti i romanzi sono scritti in prima persona.
Poi i miei alunni mi hanno fatto notare che i Cesari, i cattivi della storia, hanno la barba e sono calvi come me, quindi anche in maniera subconscia ho portato sicuramente qualcosa.

Era inevitabile l’utilizzo della distopia?  Come immagini la tua opera scritta in un modo diverso?
Inizialmente non avevo idea che sarei finito con l’utilizzare la distopia. Avrei voluto ambientare la storia negli anni ’50-’60 però col procedere della scrittura mi sono accorto che era impossibile così ho riscritto tutto da capo modificando anche il corso degli eventi. Considerato che la storia sorge alla mente pian piano…

E’ interessante notare la questione delle copertine!
Sì, in tutte e tre, infatti, Méto si trova in primo piano ed è anche leggermente patinato e lucido rispetto al resto. Poi ogni copertina è emblematica; è bello che anche le copertine abbiano un loro significato.

Vi lascio una foto concessaci gentilmente dall’autore 😉

20140220_195907Se vi va, mi trovate qui, sulla pagina fb del Libro del Martedì e sul mio blog

Alla prossima!

Chiara B.

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4 risposte a Feltrinelli di Palermo: Yves Grevet presenta la trilogia “Méto”

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