“Correva l’anno del nostro amore” di Caterina Bonvicini

ISBN 9788811682639 collana Narratori moderni pagine 266 disponibile in ebook

ISBN 9788811682639
collana Narratori moderni
pagine 266
disponibile in ebook

Correva l’anno del nostro amore è il nuovo libro della scrittrice italiana Caterina Bonvicini. Pubblicato da Garzanti a Gennaio 2014, ripercorre la storia italiana degli ultimi 40 anni utilizzando come pretesto una storia d’amore. (anteprima)

Correvano gli anni di piombo, correva l’anno della strage di Bologna, correvano gli anni della Banda della Magliana, correva l’anno 1994 quando Berlusconi vinceva per la prima volta le elezioni e correvano a seguire gli anni del berlusconismo. Quaranta anni di storia italiana in cui i protagonisti del libro, Olivia e Valerio, si amano, si allontanano, si rincorrono per poi lasciarsi ancora una volta, con tutte le necessarie coincidenze del caso.

Olivia è la nipote di ricchi costruttori bolognesi, Valerio è il figlio dei suoi domestici. I due bambini vivono i primi anni di vita in simbiosi, sono educati insieme, come se Valerio facesse parte della famiglia; è in questi primi anni che nasce il legame d’affetto e amore che accompagnerà i due protagonisti durante tutto il corso della vita. Tuttavia il trasferimento in una borgata romana risveglia Valerio dal torpore della bambagia a cui era abituato, costringendolo a riappropriarsi della propria estrazione sociale.

Valerio è la voce, gli occhi, il cuore della storia che ci viene narrata dal suo punto di vista. Il suo percorso di vita non è dei più semplici, è catapultato dai quartieri alti alla borgata, da una lingua forbita a un dialetto sporco, diventa un ragazzo di grandi ideali per poi inciampare nel compromesso e diventarne schiavo per sempre. Valerio è un personaggio complesso con cui lo stesso lettore ha difficoltà ad interagire, che intenerisce e ispira rabbia allo stesso tempo.

Per contro Olivia, controparte femminile, è un personaggio senza alcuno spessore, una donna che non ha caratteri distintivi, senza qualità e senza aspirazioni, che resta imbrigliata nell’immagine di “ragazza ricca” per sempre. Si accontenta e non si accontenta mai, non ha passioni o ideali. Potrebbe rientrare nel ruolo di donna oggetto se non fosse per la sua capacità di rendere le persone peggiori, sublimando i lati più oscuri dei loro caratteri. Non è una cattiva ragazza, è una ragazza insignificante.

Il resto dei personaggi è un corteo di visi, caratteri, inclinazioni che ne fa un romanzo pieno di vita e di diversità, e che rappresenta una società intera con i suoi vizi e le sue isterie. Una molteplicità che si modella non solo sugli attori che popolano la scena, ma soprattutto sulle loro parole. I dialoghi, le differenze linguistiche e di registro sono perfetti, non risultano mai macchinosi o poco realistici. La Bonvicini si destreggia perfettamente con tutti i registri linguistici che mette nel testo, in una progressione che riflette anche l’evoluzione della lingua degli ultimi 40 anni.

Correva l’anno del nostro amore racconta dell’Italia, racconta la Storia così come gli italiani l’hanno vissuta, più o meno sullo sfondo, e così come l’hanno fatta. Non c’è filtro, nulla è risparmiato, nel bene e nel male è la nostra storia, così come si è svolta. La storia del nostro paese di avvicina ai protagonisti lentamente ma inesorabilmente, fino a renderli parte attiva del processo. Così, se i sequestri e le scorte armate sembrano un gioco ai piccoli Olivia e Valerio, se il caso Calvi assume i toni della favola della buonanotte, diverso è vivere spalla a spalla con la banda della Magliana o finire per diventare un palazzinaro ammanicato con la politica.

Correva l’anno del nostro amore è, anche, una storia della borghesia italiana, delle sue mille facce e mille contraddizioni. Le vite dei personaggi sono su una bilancia il cui ago è il successo finanziario, il patrimonio è la discriminante per la riuscita o il fallimento della loro vita. Ogni personaggio di questo romanzo è schiavo a suo modo delle regole della borghesia e dei soldi. In questo, il romanzo è emblematico della società del lettore ma, ancor più emblematica, è la totale mancanza di riscatto che la Bonvicini infligge ai suoi personaggi che restano imprigionati e incapaci di andare oltre.

Un bravo scrittore è colui che è in grado di proporre un testo ricercato e dall’armonia perfetta senza esibizione o compiacimento, rendendo il testo fruibile praticamente da tutti. E a mio parere Caterina Bonvicini è una scrittrice bravissima. Dopo L’equilibrio degli squali e Il sorriso lento, Correva l’anno del nostro amore ne è un’ulteriore conferma.

© Chiara Gorgibus (Gorgibus)

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