“La scuola è finita” di Yves Grevet

ISBN 9788871066752 trad. Fabrizio Meni pagine 64 prezzo di copertina 6,50€

ISBN 9788871066752
trad. Fabrizio Meni
pagine 64
prezzo di copertina 6,50€

“Nel 2028 solo i figli dei ricchi frequentano le scuole private; tutti gli altri vengono subito avviati al lavoro nelle aziende, dove sono costretti a sopportare turni massacranti e mansioni alienanti. Lila decide di fuggire e di ribellarsi iscrivendosi a un istituto clandestino, e Albert diventa suo complice, scatenando la repressione spietata della polizia. Una storia ambientata in un mondo fantascientifico e distopico che sottolinea che la scuola è, insieme al contesto familiare, il luogo principale in cui un bambino e un adolescente crescono, si formano e imparano a capire il vero valore della lettura anche grazie all’aiuto dei propri insegnanti. In Francia è diventato il manifesto della “nuova scuola”. Con un intervento dell’autore sul rapporto tra scrittura e insegnamento”

La casa editrice Sonda, in occasione dei suoi 25 anni, ha creato un nuovo progetto: 7 racconti per una scuola diversa, dedicato a tutti i lettori che sono stati studenti e a quelli che ancora lo sono.
I 7 racconti saranno scritti da autori che hanno a che fare con l’insegnamento.
Vedi il caso di Yves Grevet, che noi del Libro del Martedì abbiamo incontrato alla Feltrinelli di Palermo.
Ad oggi sono usciti due titoli. La scuola è finita è il primo, poi abbiamo Un buco nel cielo di Cristina Petit.

Grevet, con questo piccolo libricino, proverà a rispondere alla seguente domanda: come dovrebbe o potrebbe essere la scuola?
Ancora una volta l’autore ci offre un racconto distopico, ambientato nel futuro, ma che di futuristico non nulla.
Leggendo ci si accorge che la situazione presentata potrebbe essere potenzialmente attuata anche adesso, ai giorni nostri, e che nel 2028 l’essere umano è regredito invece di avanzare.

Si tratta di un racconto terribilmente triste, in cui le famiglie povere vendono l’istruzione dei propri figli alle aziende in cambio di servizi che dovrebbero essere pubblici (e che qui non lo sono).
Lila studia, o meglio lavora, all’azienda Fast Food ed Albert lavora al Bricogarden.
Il loro programma di studio è semplicemente lavorare, far di conto per dare la somma esatta ai clienti, applicare lo sconto a chi possiede la carta fedeltà.

E non hanno un maestro convenzionale ma bensì un promoter pedagogico, un titolo per mascherare che l’unico scopo di quest’istruzione è quello di insegnare ai ragazzi a vendere e vendere sempre di più e al meglio.
Fortunatamente, quando Lila rivela di aver trovato una scuola clandestina in cui si può studiare veramente, Albert apre gli occhi e decide di seguirla.

E’ sicuramente un racconto che fa riflettere e che ci impone di prestare attenzione alla crescente privatizzazione, alla poca attenzione dedicata alla cultura, ai pochi fondi destinati alla scuola. E’ un racconto per incoraggiarci a creare una scuola nuova e di qualità, dal momento che è proprio grazie alla scuola che possiamo pensare e creare.
Infine, trovate un’intervista all’autore!

© Chiara B. (ladamagrigia)

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3 risposte a “La scuola è finita” di Yves Grevet

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