Daniele Talamazzi, il poeta del sogno e della fiaba

Editore Pagine ASIN B00CVZ3MQ6 Prezzo ebook 9.99€

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“Purtroppo non sono nato su un piratesco galeone né su qualche terra sospesa nell’aria, ma a Cremona. Sono cresciuto con la passione della poesia, della musica, degli animali e della natura. Suono la chitarra e il pianoforte”.

La miglior descrizione di se stesso l’ha data proprio lui, Daniele Talamazzi, giovane poeta di origini cremonesi. Ed infatti gli elementi della sua poetica ci sono tutti: la passione per il clima da fiaba che induce a sognare; la musica che rende la vita meno grave; l’amore per la natura. Nei suoi componimenti Daniele utilizza la rima baciata, dove un verso rima con quello successivo, la tipica metrica della poesia popolare, perché lui in fondo è un ragazzo semplice. L’autore ha aderito all’iniziativa di “Poeti e Poesie” della casa editrice Pagine e nell’antologia I poeti contemporanei 65- 7 autori sono state inserite 13 sue poesie. Una bella occasione per cimentarsi in quest’arte, che allo stesso tempo permette di analizzare le qualità di questo autore.

La poesia che apre la raccolta di Talamazzi è Flamenco dove si avverte la necessità estrema di trovare uno spazio in cui poter esprimere le proprie passioni. Si allude a figure di gitane, senza fissa dimora, libere da convenzioni. Il poeta chiede: “Senti crescere nel corpo una eccitante passione?”, nonostante tu sia uomo sociale, sepolto sotto un mare di conformismo?
  In A te la poetica di Daniele si fa intimista e malinconica, volta a ricordare chi non c’è più. L’autore sembra cullarsi nel “calore dei ricordi”, rammaricandosi perché il tempo, quando è piacevole, passa troppo velocemente e non concede tregua né repliche.
  Figlio del vento è la poesia dedicata agli ultimi, ai reietti, a coloro cui nessuno bada. Persino la neve si presenta “sporca” a questa categoria. Sono i senzatetto che vivono nei cartoni, la cui esistenza trascorre nell’indifferenza generale. Gente che ha paura di addormentarsi per non essere costretta a sognare.
   Il mio momento è la lirica del riscatto. L’autore è particolarmente sensibile al tema degli “invisibili”, fra i quali pone se stesso. Forse la vita non lo ha mai preso troppo sul serio, perché era solo quando ha guardato il baratro, e con le proprie sole forze ha saputo rialzarsi.
  Immagina (tra sogno e realtà) mette in risalto l’idea che il poeta vorrebbe avere del mondo, concepita come utopia. Un posto dove non esiste corruzione. In questi versi il sogno si mescola alla fiaba. Sarebbe bello poter vivere come se non vi fosse differenza fra sogno e realtà. Perché ciò si avveri, per il poeta è indispensabile avere fiducia in se stessi, concentrandosi sull’essere, anziché su quello che si possiede.
  Mi prenderò cura di te sembra la promessa di chi rimarrà sempre a vegliare, incarnando la figura dell’angelo custode.
  Musica ribadisce il concetto che le note sono uniche e “permettono di guardare la realtà da più fronti”. Attraverso le sensazioni uditive si possono “vivere” emozioni confortanti, quasi esistesse una vita parallela.
   Nel buio è una lirica costruita sulla similitudine fra le paure dell’essere bambino, dove la notte emergono fantasmi, e i problemi dell’adulto che prova quasi nostalgia per quei timori che seppur angoscianti, in realtà erano piccola cosa. La paura del buio fa sorridere, se paragonata ai disagi che si è costretti a vivere quotidianamente quando si cresce.
  In Ninfa la figura uscita da un libro di fiabe rappresenta lo spunto per ammonire. La poesia è concepita come una sorta di profezia: l’umanità farà una brutta fine se ognuno di noi non s’impegnerà a rispettare il prossimo.
  Sinfonia di primavera porta un messaggio positivo. La primavera che è anche “quiete” nella vita, a volte tarda ad arrivare. Ma dopo un’ineluttabile tempesta la pace ritorna sempre.
  Sogno di una notte di mezza estate è shakespeariana. L’autore immagina di essere disteso su un prato con l’amata in una notte di luna. La magia dell’oscurità può tutto, ed è nel sogno che si avvera la realizzazione dei desideri. Ma la realtà è sempre in agguato ed incombe sulla soglia.
   Un luogo chiamato felicità rinforza l’idea ricorrente nel poeta: fuggire e rifugiarsi in una dimensione che non conosca dolore. In un clima di fiaba senza tempo.
   E concludiamo con Un sogno senza fine dove si avverte l’esigenza di allontanarsi dalle parole futili e dalla realtà caotica di ogni giorno.

Questa in sintesi l’opera di un poeta dalle buone potenzialità, che cerca riparo nei sogni. Che ricorre spesso all’utilizzo di parole come “sogno”, “mano”, “vento” e possiede già una sua impronta personale.
Sono presenti imprecisioni linguistiche, adducibili a licenze poetiche. Nonostante questo, nel complesso, sono componimenti piacevoli. Fanno riflettere.

© Cristina Biolcati

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