“Non mi spezzi le ali” di Marina Di Guardo, recensione e intervista

ISBN: 9788897364900 Collana lego/narrativa Pagine 240 prezzo di copertina € 20

ISBN: 9788897364900
Edizione Nulla Die
Collana lego/narrativa
Pagine 240
prezzo di copertina € 20

«Il giallo, il nero, il rosa. Marina di Guardo sa usare i generi come i colori di una tavolozza traendone sfumature di buon gusto, pennellando personaggi e caratteri che non si dimenticano.» (Valerio Varesi)

Una volta al mese Sergio Falsaperla, ginecologo cremonese, entrando nel suo studio può individuare con certezza dov’è seduta la sua paziente ideale. Vera Valenti è nel solito angolo lontana da tutti. Sempre la prima. Mai una domanda inopportuna. Incinta e senza nessuno accanto. Una notte, a causa della prematura rottura delle acque, chiamerà Sergio che la affiderà a un collega del turno di notte. Nasce una bimba che morirà poche ore più avanti gettando Vera in uno stato di attonita prostrazione. Sergio inizierà a starle vicino. Dapprima per tacitare i morsi della coscienza. Poi, sempre più attratto da quella donna solitaria e sfortunata, capace di intimità e sentimenti profondi. Insieme cominciano a sognare. Come nei disegni di Sergio da piccolo, dove il cielo era così blu da sembrare artificiale e le nubi servivano solo da decorazione. Ma la vita passata, gli errori commessi, le debolezze ormai croniche riemergeranno. E, alla fine, presenteranno un crudele conto da pagare. (anteprima)

Generalmente gli uomini non sono sinceri quando si tratta di argomenti sessuali. Essi non rivelano volentieri la loro sessualità, ma indossano un pesante cappotto (vera fabbrica di menzogne) per nasconderla, come se nel mondo del sesso facesse sempre brutto tempo” (S. Freud).  Leggendo questo libro il mio adorato Freud mi è venuto spesso in mente. Un libro “strano” questo secondo romanzo della autrice cremonese Marina di Guardo. Anche difficile da inquadrare in un genere specifico, e capace, proprio per questo, di spiazzare/sorprendere e attrarre anche un lettore esigente.
Inizialmente si ha il sentore di leggere un romanzo d’amore. Un matrimonio fallito per colpa degli appetiti sessuali di un marito immune dalla fedeltà, due figlie piccole che soffrono silenziosamente. Rapporti complessi tra i due ex coniugi fatti di gelosie per le nuove reciproche relazioni e di rimpianti per quei troppi “se non mi fossi comportato così”…. Poi il protagonista si innamora di una giovane donna. Forse per senso di colpa, per gusto del nuovo o per la ricerca di una immagine femminile dolce, accogliente che possa risanare i vuoti affettivi lasciati dalla propria asettica madre. Ma la vicenda non è così scontata ed il lettore si ritrova spiazzato da risvolti narrativi che sono degni di un Wulf Dorn. Il tutto, poi, viene farcito da temi potenti come stalking, errore medico, abusi, carenze ed immaturità affettive …. A quel punto arrivare a capire quei perché, che l’autrice lascia sapientemente sospesi fino all’ultima pagina, diventa quasi ossessivo per il lettore.
Ora credo sia chiaro il perché Freud sembra trasudare dalle pagine di questo romanzo. E infatti il libro ha differenti chiavi interpretative. Questa una, a mio parere, delle più rappresentate: “tutti abbiamo dei desideri che preferiremmo non svelare ad altre persone e desideri che non ammettiamo nemmeno di fronte a noi stessi”. (S. Freud)

Altro elemento di pregio dell’impianto narrativo è il gioco di contrasti che l’autrice mette in atto in differenti modi. Il più evidente è sicuramente la figura del protagonista attratto da donne appariscenti e seduttive, ma che si innamora e trova una dimensione quasi di pace o di accoglienza in Vera, una ragazza semplice, retta e di carattere. Inoltre, Sergio, il protagonista è un ginecologo, quindi in dovere di tutelare, preservare la donna nelle sue dimensioni più delicate come sessualità e maternità, ma che al di fuori dell’ambito professionale non si fa scrupoli ad usare la donna per i propri appetiti sessuali, stuprandola fisicamente e psichicamente.
Contrasti anche nelle figure femminili: Vera e Sonia, Roberta ed Alice, Annelise e Birgit …
Altro tema dominante in questo romanzo lo scoprirete leggendo l’intervista che l’autrice ci ha gentilmente concesso e che spiega il titolo, decisamente metaforico, del suo romanzo.
In sintesi: trama originale, ottima rappresentazione dei personaggi sia maschili che femminili, notevoli doti narrative dell’autrice che non ammorba con descrizioni asfissianti, privilegiando dialoghi efficaci e momenti di introspezione interessanti. Personalmente ho apprezzato specialmente la capacità di una autrice di dar voce ad un personaggio maschile. Non facile calarsi nella psiche di un uomo e riuscire a renderlo credibile. L’autrice, a mio giudizio, ci è riuscita perfettamente aggiungendo un “tocco femminile in questo, svelando, cioè, un po’ di quel nebuloso “universo maschile” !

Concludo con alcune note di critica. La pubblicazione è ottima nei suoi elementi paratestuali (carta, rilegatura, font …), ma carente il lavoro di correzione di bozze che ha lasciato alcuni errori ortografici e di punteggiatura.
Inoltre vi è una piccola imprecisione narrativa compiuta dall’autrice che non svelo e che invito i lettori a trovare leggendo con ancor più attenzione.

L’intervista

Marina Di Guardo è nata a Novara e vive a Cremona. Ha esordito con il romanzo L’Inganno della Seduzione (2012). Adora viaggiare e ne racconta nel suo blog http://www.thetravelpassion.com/. photo.php

Prima di fare domande sul romanzo, vorrei sapere un po’ più di te. In particolare ogni scrittore prima di tutto è un lettore. Vorresti parlarci dei tuoi autori, generi preferiti e cosa è per te leggere?
Sono una lettrice “onnivora”, amo spaziare tra diversi generi e modi di raccontare. Ho appena finito “Per cosa si uccide” di Biondillo e “Ultime notizie di una fuga” di Varesi, due fantastici autori noir. Un altro scrittore di cui leggo tutto? Andrea Camilleri, grandissimo. Recentemente ho riletto anche “La storia” e “L’isola di Arturo” di Elsa Morante, due libri che già da ragazzina mi avevano appassionato. Adoro Sergio Alan D. Altieri, autore semplicemente geniale. E mi sono goduta di recente gli imperdibili racconti di Alice Munro.
Cos’è leggere? Entrare in un altro mondo e interpretarlo in prima persona, sentire le emozioni correre sulla pelle e dentro se stessi.

Qual è la tua routine di scrittura e che cosa è per te scrivere?
Amo scrivere di notte, quando tutto sembra seguire un ritmo più lento e silenzioso. I pensieri si raccolgono meglio, le idee riaffiorano, la vita è vita vera. Per me scrivere è una grande libertà. Inventare personaggi, fargli compiere azioni che sarebbero inconsulte nella realtà, tratteggiarne anche una certa cattiveria. Ah, che soddisfazione…

Passiamo ora al tuo romanzo. Mi ha sorpresa che una autrice donna abbia scelto di dar voce ad un personaggio maschile come protagonista. Come mai questa scelta?
Nel primo romanzo, “L’Inganno della seduzione” la protagonista era Giorgia, una donna che mi assomigliava molto dal punto di vista psicologico. Nel secondo ho voluto affrontare un personaggio maschile, un po’ per sfida, un po’ perché la storia che avevo in mente lo richiedeva. Ho avuto la grande soddisfazione di sentire commentare alcuni miei lettori di sesso maschile: “Ma come fai a conoscere certe reazioni tipiche di noi uomini?” Da ciò, ho capito di avere lavorato in maniera appropriata.

Nella quarta di copertina Valerio Varesi scrive “il giallo, il nero, il rosa. Marina di Guardo sa usare i generi come i colori di una tavolozza traendone sfumature di buon gusto, pennellando personaggi e caratteri che non si dimenticano”. Effettivamente non è possibile etichettare il tuo romanzo in un genere particolare. Questa è stata una tua precisa scelta?
Alcuni degli interrogativi che mi pongo spesso, quando scrivo, sono:”E’ un libro avvincente? Ti tiene incollato alla pagina? E’ una storia che lascia qualcosa dentro?” Io stessa, come lettrice, odio l’idea di dover abbandonare la lettura di un libro che non mi cattura e che mi devo sforzare di leggere solo per il gusto di finirlo. Amo molto l’indagine introspettiva, prendere per mano il lettore e condurlo in sentieri luminosi, pieni di fiori e poi fargli vedere l’abisso, la corruzione, il male. La vita vera, in pratica. Miscela di giallo, rosa, nero.

Nelle pagine di “non mi spezzi le ali” ci sono figure femminili molto rappresentative: Vera, Sonia, Alice, Marlene, Anneliese … Vuoi parlarci della difficoltà nel rappresentarle, se hai preso spunto da amiche, conoscenti e se una di queste donne ti rappresenta?
Vera, Sonia e tutte le altre sono una miscellanea di caratteristiche, vizi e virtù che ho osservato in varie persone, non solo donne. Man mano che scrivevo le ho tratteggiate attingendo da diversi fronti. A chi afferma che sono spietata con i personaggi maschili (naturalmente, sono proprio i lettori uomini che lo asseriscono): anche tra quelli femminili ce ne sono alcuni singolari, non propriamente degli angeli…

Molti i temi che sono descritti in questo libro: la maternità, il dolore per la perdita di un figlio, il rapporto genitoriale, le assenze materne, la ricerca dell’amore, la solitudine, lo stalking, gli abusi … Per il lettore molto impegnativo, ma credo lo sia stato ancora di più per l’autrice. Quali sono stati i momenti più complessi e difficili nello scrivere questo romanzo?
E’ stato molto difficile parlare di temi così drammatici e inserirli nel racconto. Rendere il tutto non pesante, facendo partecipare il lettore senza annoiarlo. Creare una sorta di affezione verso i personaggi e le storie che rappresentavano. Una lettrice mi ha detto: ”L’ho letto in tre giorni, non riuscivo a staccarmene, quando l’ho finito ho pensato al tuo libro per giorni e giorni. Mi mancava.”
La più bella soddisfazione che può avere chi scrive.

La ragione del titolo viene svelata proprio nella ultima facciata del libro, ma tutta la vicenda pare che sia una metafora rappresentativa della ricerca della propria libertà? Corretto?
Sì. La libertà di vivere la vita che vorremmo e non quella che altri, per incuria e egocentrismo, ci impongono.

La vicenda è prevalentemente ambientata nella tua città: Cremona. Come mai questa scelta? .
Ambientare la storia a Cremona è stato un piccolo tributo a una città in cui vivo da molti anni e che amo.

Progetti futuri? qualche anticipazione?
Tanti, ma perdonatemi … sono scaramantica … per il momento, top secret!!

tesoRecensione e intervista a cura di Giuliano Tesorieri (Teso) ©

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