“L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio” di Murakami Haruki

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ISBN 9788806219772
Editore Einaudi
Collana Supercoralli
Traduzione di Antonietta Pastore
Pagine 272
Prezzo 20,00 €

È uscito in questi giorni l’ultimo romanzo di Murakami Haruki, colui che ha contribuito ad  avvicinare la letteratura  nipponica all’Occidente, conquistando i lettori di tutto il mondo.

Edito da Einaudi, nella collana “Supercoralli”, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio ha un titolo evocativo, poiché racchiude in sé il sunto della storia. Il protagonista, Tazaki Tsukuru, ha fatto parte di un gruppo perfetto di amici. Erano in cinque, tre maschi e due femmine, e condividevano tutto. Fino a quando, al secondo anno di università, che è coinciso anche con il suo trasferimento dalla provinciale Nagoya all’industrializzata Tokyo, con una telefonata il gruppo gli ha chiesto di non farsi più vedere. Senza nessuna spiegazione, lo hanno rinnegato e poi abbandonato a se stesso.

L’insicurezza di Tazaki Tsukuru ha preso il sopravvento. Quell’essersi sempre sentito insignificante, e il fatto di non avere insito nel proprio nome un colore, mentre questo era elemento comune degli altri membri della compagnia, gli hanno impedito di affrontare la situazione. E così, il ragazzo, il cui nome significa “costruire” e che ha sempre avuto una passione per le stazioni ferroviarie, ha preferito ritirarsi in buon ordine e rifugiarsi a Tokyo. Ma il dolore lacerante ha fatto sì che nei successivi sei mesi egli abbia desiderato solo la morte. Quando le persone care voltano le spalle, dentro si spalanca un abisso. E Tazaki Tsukuru ha guardato quel baratro e, nonostante tutto, ha deciso di fare ritorno. Profondamente cambiato, scavato nel fisico, inaridito nell’animo. Da quel giorno vive con la consapevolezza di essere stato rifiutato. Si sente un reietto della società, senza un posto dove andare, senza un luogo in cui tornare veramente. Finché, a trentasei anni, quando è ormai un ingegnere che progetta stazioni ferroviarie, conosce Sara. Per la prima volta, dopo tanto tempo, sente che questa donna è diversa. È importante. Dal canto suo, Sara, comprende che in Tazaki Tsukuru vi sia una profonda inquietudine, qualcosa di “non risolto” che gli impedisce di andare avanti con la sua vita. Tsukuru non vuole più fuggire e si convince quindi ad incontrare gli amici per chiarire l’episodio, avvenuto sedici anni prima, che gli ha cambiato la vita.

Questa è una storia, basata su un’incomprensione, di un uomo che ha subìto una vera e propria metamorfosi per giungere ad una faticosa crescita interiore. Una riflessione sulla natura della felicità. Nell’animo del protagonista si fa strada la presa di consapevolezza di una certa ineluttabilità degli eventi; dell’epilogo triste che ha avuto l’amicizia dei cinque giovani. Coloro che si erano resi volontariamente prigionieri della perfezione di quel cerchio, hanno dovuto distruggere l’armonia creata, prima di venirne risucchiati. Perché le cose finiscono, prima o poi, e alcuni non possono sopportare quest’idea. Quindi meglio “anticipare” il senso devastante di abbandono, anche se a pagarne le conseguenze è sempre chi non lo merita.

Non sono verità che possano consolarci, quelle che propone l’autore, bensì interrogativi esistenziali a cui non è mai facile dare una risposta. Un romanzo introspettivo, che lascia un finale aperto, a cui ognuno di noi può dare la sua personale interpretazione; perché al di là del luogo, dell’anno, delle vicende in sé di cui tratta la storia, il vero protagonista è il pensiero. Ciò che è davvero importante sono i sentimenti. Una pacatezza d’intenti che solo l’affascinante mondo del Giappone poteva proporci.

 Recensione a cura di Cristina Biolcati

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