“Il genio e il golem” di Helene Wecker

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ISBN-10: 8854505854
Ed. Neri Pozza (17 ottobre 2013)
Collana: I narratori delle tavole)
pag. 590
Prezzo di copertina € 18,00

Helene Wecker è una scrittrice ebrea, sposata con un americano. Ne Il genio e il golem – il suo primo romanzo, candidato al Premio Locus come miglior esordio – ha riproposto in chiave fantasy l’esperienza personale del distaccamento dalla famiglia e il rifarsi una vita lontano da essa.

La storia è ambientata in un’America di fine ottocento, in fervente espansione economica e industriale. A quei tempi frotte di immigrati sbarcavano sulle sue coste in cerca del famigerato Sogno Americano.

Il romanzo si focalizza sul quartiere newyorkese di Little Syria, un amalgama di arabi, palestinesi e siriani, dove a  un certo punto giungono due esseri sovrannaturali.

Uno è un genio, rinchiuso secoli orsono in una fiaschetta di stagno. Butros Arbeely, uno stagnino di origini libanesi, l’ha ricevuta dalla sua famiglia prima di espatriare in America in cerca di fortuna. L’oggetto doveva rappresentare un ricordo affettivo della sua patria, un modo per sentirsi vicino ai suoi familiari lontani. Ignaro del contenuto, un giorno Butros prende a lucidare la fiaschetta e libera l’essere che vi è intrappolato.

L’altra creatura è una golem, fabbricata da un esperto cabalista di nome Schaalman su richiesta dello scapolo Otto Rotfield, desideroso di una moglie “su misura”. La creatura viene sigillata in una cassa e stipata nella stiva della nave su cui Otto si imbarca per l’America. Il rabbino ammonisce Otto di non risvegliare la golem prima di aver messo piede nel Nuovo Mondo. Ma Otto trasgredisce all’avvertimento e, a seguito di un malore, non giunge mai a destinazione. La golem invece si ritrova catapultata in un contesto del tutto sconosciuto. Senza padrone e in balia dei suoi scomodi poteri, deve imparare a cavarsela da sola.

L’intero romanzo può essere considerato un lungo e faticoso processo di ambientazione dei due esseri nella metropoli di New York. Qui il genio e la golem seguono due percorsi paralleli: finché non si incontreranno saranno alle prese con le medesime problematiche (lavoro, fiducia nel prossimo e vicissitudini sentimentali).

In chiave allegorica viene riproposto il tema dello spaesamento dell’emigrante, il suo incontro-scontro con una cultura estranea, isolato e privo di ogni riferimento. L’unico modo per rifarsi una vita è dunque quello di rimboccarsi le maniche e tuffarsi nel nuovo contesto, assimilarne le dinamiche sociali e assecondarle, anche a costo di reprimere inizialmente la propria indole. Il percepirsi diversi, la paura di non essere accettati, giocano un ruolo chiave in queste situazioni. L’istinto di adattamento tende a riconfigurare la mente in linea con le meccaniche del nuovo ambiente attraverso l’esperienza. Questa implica un percorso tortuoso, costellato di insidie che facilmente possono indurre in errore.

Il genio e la golem, pur non appartenendo al genere umano, incarnano i più lampanti esempi di personalità disadattate, gravate da paure, angosce, istinti repressi, errori di comportamento. Tutti elementi che l’autrice mette in evidenza e con cui delinea due profili psicologici ben sfaccettati. Le due creature, il contesto in cui si muovono e le metafore di vita che se ne ricavano rappresentano i punti di forza del romanzo.

D’altro canto la prolissità con cui si ripetono determinate dinamiche non mi ha stimolato a divorare le pagine. Spesso e volentieri la golem è affaccendata nello sfornare dolciumi o rammendare vestiti. Il genio, dal temperamento più libertino, sfoga le sue frustrazioni nel lavoro, modellando manufatti di straordinaria fattura. I due protagonisti risultano troppo eccelsi nelle mansioni che svolgono. Sempre inappuntabili, dimostrano una maestria innata che lascia tutti esterrefatti. A mio avviso qualche intoppo in più avrebbe vivacizzato la storia. Il fatto poi che queste pratiche quotidiane si ripetano per buona parte del libro hanno limitato le varianti che due personaggi tanto particolari avrebbero potuto infondere alla trama. A lungo andare, procedendo sul medesimo binario, diviene facile intuire le logiche narrative e prevederne gli sviluppi.

Il registro cambia decisamente nell’ultimo quarto del romanzo ma, a mio giudizio, non è sufficiente per risollevarlo dall’eccessiva compassatezza precedente.

In conclusione reputo Il genio e il golem una bella favola moderna, dalla trama funzionale e densa di contenuti che invitano a stimolanti riflessioni quanto mai attuali, vista la società globalizzata in cui viviamo. Riflessioni che nel fantasy trovano uno dei generi letterari più idonei per analizzare i rapporti tra “diversi”. 

Recensione a cura di Christian Lamberti (Ludusinweb)

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