“Strategie per arredare il vuoto” di Paolo Marino (recensione ed intervista)

cop

ISBN 9788804634553
Ed. Mondadori
(aprile 2014)
Brossura con alette
228 pagine
Prezzo € 17,00

Finalista al premio Calvino 2012, “Strategie per arredare il vuoto” di Paolo Marino (Mondadori, 2014) si pone come un’opera dal grande potere introspettivo. E non è una frase fatta, poiché raramente un libro è arrivato a scandagliare così in profondità l’animo umano e i suoi meccanismi di difesa, pur, in apparenza, sfiorandolo appena. In questo romanzo, che inizia con un normale ricordo d’infanzia di un ragazzino tredicenne che va a fare visita alla zia, la vera protagonista è la solitudine. Vi sono due realtà parallele: quella cruda dei fatti che si stanno svolgendo, con la complicità degli adulti, e la capacità di rielaborare il lutto, lenta ma inesorabile, che avviene nella mente del bambino. L’estate è appena iniziata quando la vita di Edo viene sconvolta per sempre. La sua grande immaginazione, unita ad una profonda sensibilità, lo porta ad elaborare una realtà surreale, in cui il mondo sembra sempre riempirsi di qualcosa di liquido che si espande e rende immagini deformate. Tutto evapora e si riduce in polvere.

Edo apprezza il silenzio e il “dialogo” con quella sua mente, che crea senza sosta, sembra bastargli. Gli riesce difficile interagire con i coetanei e frequenta malvolentieri gli adulti, che invece avvertono l’imbarazzo e si premurano di riempire il silenzio con dialoghi inutili. Quei parenti che vedeva di rado, ora sono lì, da qualche giorno ad assillarlo senza sosta, riversandogli addosso un fiume di parole e una quantità di odori che egli non riconosce come suoi. All’improvviso, tutto appare chiaro. Qualcosa di tremendo è accaduto ai suoi genitori. Un incidente, ed essi non torneranno più.

“Povero il mio Edo cosa gli è successo al mio Edo piccolo mio piangi bambino cosa è mai capitato alla nostra famiglia una disgrazia come dobbiamo fare ora povero Edo senza la mamma e il papà che disgrazia piangi non avere paura”.

Ma tutto è deciso. Edo andrà a vivere con la zia Selma e la vita continuerà come prima. Il ragazzino però non è di quest’avviso ed intraprende con gli zii una battaglia ostinata, anche se composta e priva di scenate eclatanti, dove esprime il rifiuto di lasciare la sua casa e il desiderio di vivere solo. Dal canto loro gli zii, presi per sfinimento, presto si rassegnano e lo lasciano fare. La casa di Edo, che lui si sente di presidiare giorno e notte, diventerà così un polo d’attrazione per personaggi bizzarri, come le gemelle Rovati, Greta e Lavinia, sue coetanee, così diverse eppure complementari, che lo coinvolgono nelle prime vicende femminili. L’amico Enea che rifiuta di entrare e lo rende sempre  partecipe delle sue avventure stando seduto sul pianerottolo; uno strano rappresentante di aspirapolveri ossessionato dai germi, che si assume il compito di pulire vetri e scarichi, perché ritiene che sia lì che essi si annidino.

Edo diviene succube della situazione. In fondo, anche questa può essere una sorta di “contatto umano”, una strategia per arredare il vuoto. Com’era prevedibile, il clima di anarchia che si crea fra questi ragazzi, abbandonati a se stessi, prende il sopravvento portandoli a “perdersi” in comportamenti violenti e pericolosi. Realtà e fantasia si fondono, sembra di non poterle più distinguere, perché il dolore inizia a farsi sentire e si rischia di perdere la ragione. Il messaggio, puntuale come una scadenza, ci insegna che possono esserci tanti modi di reagire alle tragedie, si possono indossare tante maschere e frapporre diversivi, ma poi, alla fine, giunge la necessità di “sentirlo” quel vuoto, di immergersi e annegarvi dentro. Come se fossimo risucchiati da un vortice. Per riemergere bisogna avere il coraggio di assecondarlo e lasciarsi andare. Di toccare il fondo per poi risalire.

Attraverso una prosa semplice, priva di inutili descrizioni, Paolo Marino ci porta nel mondo di Edo. I dialoghi sono evocativi, esenti da punteggiatura e volutamente non coniugati nei tempi giusti, perché a parlare sono, per la maggior parte, dei bambini di tredici anni. Essi sono mossi dal flusso della loro coscienza che ha fretta di dire tutto e non conosce regole né soste.

“Strategie per arredare il vuoto” racconta quello che succede quando hai tredici anni, sei particolarmente sensibile e tutto il tuo mondo e le tue certezze crollano all’improvviso. Rimangono semplicemente il silenzio e l’angoscia. E un vuoto incolmabile.

 Recensione a cura di Cristina Biolcati

INTERVISTA ALL’AUTORE a cura di Cristina Biolcati

A “Il libro del martedì” siamo in compagnia di Paolo Marino, uno scrittore e giornalista che vive a Piacenza. Si occupa prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria. La sua opera d’esordio “Strategie per arredare il vuoto” (Mondadori,) è stata finalista all’edizione 2012 del Premio Calvino.

1)      Benvenuto Paolo. Parlaci un po’ di te. Come ti definiresti?

Non c’è cosa che mi riesca più difficile. Mi viene in mente una lettera di Italo Calvino allo storico della letteratura Claudio Milanini: “Ogni volta che rivedo la mia vita fissata e oggettivata sono preso dall’angoscia”, scrive Calvino, e parla poi di un “rapporto nevrotico con l’autobiografia”. E allora, che faccio il giornalista e mi occupo prevalentemente di cronaca nera e giudiziaria già è stato detto. Che altro? Che ho scritto un libro.

2)      Quando ti sei accorto che la tua strada era la scrittura?

Bella domanda. Direi leggendo. Credo nella capacità autopoietica della scrittura. Ci sono stati scrittori che mi hanno spinto all’emulazione: tra i quindici e i vent’anni ogni tanto, leggendo alcune pagine di Calvino, sentivo l’irresistibile tentazione di scrivere frasi calviniane. E così prendevo carta e penna (il computer non c’era ancora) e mi mettevo alla scrivania. Più avanti, con risultati risibili e anacronistici, mi è accaduto qualcosa di simile con Gianni Celati, Melville, Virginia Woolf, Celine e Raymond Queneau. Non tocca a me dire se ci si possa compiacere dell’esito finale.

3)      Il premio Calvino e il tuo romanzo fra i finalisti. Era il 2012. Cosa ricordi di quel periodo?

Non è che sia passato così tanto tempo, in fondo. Ho ricevuto molti complimenti, ma anche alcune critiche. Penso sempre di non aver prestato sufficiente attenzione alle seconde.

4)      Come nasce l’idea di “Strategie per arredare il vuoto”? Se dovessi raccontare questa storia a chi non l’ha ancora letta, cosa diresti?

Alla base c’è un’ingenua idea di felicità, quella di un ragazzino di tredici anni che vive solo, senza genitori e adulti intorno a lui. Una fantasia, credo, piuttosto comune nel mondo fanciullesco e adolescenziale. Poi c’è l’idea della creazione, quasi accidentale, di una piccola comunità vagamente anarchica, sebbene dotata di una propria omeostasi. Infine, la convinzione che le cose belle di solito durano poco e finiscono invariabilmente per guastarsi.

5)      Tanti i personaggi surreali che animano la storia. Quanto il tuo lavoro di giornalista ha influito sulla creazione di questi “stereotipi umani”, e di quale di loro vai più fiero?

Trovi che i personaggi siano stereotipati? Forse è vero, forse ognuno di loro porta con sé qualcosa di tipico. Edo, in fondo, incarna un ragazzino di tredici anni con tutte le insicurezze di un’età di passaggio come quella. All’inizio della seconda parte del romanzo ho posto una frase in esergo, presa da un racconto intitolato Lost in the Funhouse di John Barth, il padre del post-moderno americano, dove, del protagonista adolescente, si dice che ha “come dei ricevitori in testa” e che “le cose gli parlano”. Sono stato molto indeciso se usare quella frase, che pure mi sembra straordinariamente adatta a Edo. E sai perché? Perché più avanti in quello stesso racconto Barth, che fa della metaletteratura la sua cifra, scrive (tra virgolette): “Esiste forse qualcosa di più noioso, in un racconto o in un romanzo, dei problemi di un adolescente sensibile?”. Del mio lavoro non so. Credo ci sia poco, se non qualche aneddoto riciclato e una storia molto triste, che nel mio libro occupa un capoverso.

6)      A quale pubblico ti rivolgi, con questo romanzo, e chi pensi possa apprezzarlo maggiormente?

Pare che in Italia i romanzi siano letti soprattutto dalle donne. Così mi hanno spiegato a Mondadori quando si è trattato di decidere la copertina. Dal canto mio, conosco molti uomini che leggono narrativa e spero che il mio libro possa piacere a un pubblico eterogeneo.

7)      Quali letture predilige nella vita privata Paolo Marino? Ci sono autori che hanno influenzato la tua prosa?

Un po’ di nomi te li ho già fatti. Vorrei aggiungere Edoardo Sanguineti, sia il poeta, sia il narratore (non si ricorda mai abbastanza che ha scritto due romanzi). Trovo straordinaria la sua lingua piena di allitterazioni e di tic semantici e sintattici. E amo il  modo che ha di coniugare un approccio ipercerebrale e coltissimo, con un costante senso del gioco e del divertimento della parola e, ancora, con la capacità di parlare di stati elementari, e profondi, della condizione umana.

8)      Che consigli daresti a tutti quegli autori emergenti che non hanno ancora avuto la fortuna di farsi conoscere e sono un po’ demoralizzati, perché non vedono un futuro nel campo della letteratura?

In primo luogo di non aver fretta e di non accontentarsi mai del proprio lavoro. Di considerarlo sempre perfettibile, di non farsi scrupoli a buttare nel cestino ciò che non convince pienamente. Essere severi con se stessi non può che giovane alla scrittura. E se alla fine salta fuori qualcosa di buono, partecipare al Premio Calvino.

9)      Progetti per il futuro?

Idee ce ne sono tante. Ciò che manca è il tempo di metterle alle prova sulla pagina bianca.

10)  A chi dedichi i tuoi successi, Paolo?

Il libro è dedicato a Olimpia, la mia compagna.

 

Ringraziamo Paolo Marino per la sua disponibilità e gli rinnoviamo i nostri complimenti.

 

Annunci

Informazioni su Il libro del martedì

Il blog della pagina FB "Il libro del martedì"
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...