“Vita dopo vita” di Kate Atkinson

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ISBN-10 8842923850
Ed. Nord (collana narrativa Nord)
Maggio 2014
copertina rigida
pag. 521
prezzo € 18,60

Dopo la standing ovation ricevuta dalle testate giornalistiche di mezzo mondo è stato difficile iniziare questa lettura senza aspettative elevate. Tuttavia, data la consueta divinizzazione mediatica di molti libri rivelatisi poi un’amara delusione, ho ridimensionato l’approccio lasciando la parola alle pagine.

Londra, 1910. Una notte di febbraio nasce Ursula Todd. Purtroppo il cordone ombelicale le stringe il collo e la soffoca.

Si ricomincia.

Londra, 1910. Una notte di febbraio nasce Ursula Todd. Il cordone ombelicale, stretto intorno al collo, rischia di soffocarla. Il medico di famiglia riesce a scongiurare il peggio. La piccola è salva.

Si continua.

Nella prima parte Ursula è ancora una bambina, così la storia adotta uno sguardo panoramico che abbraccia l’intera famiglia Todd, senza soffermarsi su un protagonista. Le giornate scorrono tranquille nell’accogliente ambiente domestico. Al di fuori di esso però iniziano a manifestarsi le prime avvisaglie delle turbolenze politiche che sfoceranno nel primo conflitto mondiale. Fino ad allora Ursula versa nell’innocenza tipica della fanciullezza da cui osserva il mondo con ingenua curiosità. Le capita qualche sporadico incidente che smuove lievemente il placido scorrere della storia, ma niente di più. Al momento la sua coscienza è ancora acerba per prendere atto del dono che la contraddistingue, sebbene esso inizi a manifestarsi con maggiore intensità. In quei momenti i genitori la scrutano preoccupati, temendo che sia affetta da qualche disturbo psichico.

Al crescere di Ursula aumenta di pari passo la complessità della storia. Nella vita reale, infatti, una volta adulti si inizia a percepire il mondo per quello che è: un’arena caotica che difficilmente risparmia chi la vive con superficialità. Per una donna dei primi del novecento, in una società fortemente patriarcale sull’orlo della Prima Guerra Mondiale, l’arena è ancora più infida.

Ursula però non vuole diventare la classica massaia tutta casa e famiglia come sua madre. Motivata anche dal rapporto con la zia Izzie, una donna emancipata che ha scelto di sacrificare il matrimonio per godersi la vita senza vincoli, Ursula insegue le proprie passioni, in barba alle convenzioni di una società maschilista che relega le donne in secondo piano. Alla luce di questo la trama finalmente si accende, ravvivata dai viaggi turbolenti della protagonista, dalle sue esperienze sentimentali non sempre fortunate, dai suoi incidenti fatali, fino a raggiungere il culmine in uno dei momenti più bui della storia umana: la Seconda Guerra Mondiale. In questo periodo Ursula, insieme a tutti coloro che la circondano, convive con gli orrori più atroci della guerra. Non c’è più un rifugio sicuro, le città sono scheletri fumanti di una civiltà al collasso, le persone brancolano nella disperazione, il futuro pare non contemplare la minima speranza. All’autrice va il merito di aver saputo ricostruire con vividezza e interpretare con grande sensibilità questo spaccato storico.

Adesso Ursula ha una percezione più concreta del suo potere che agisce tramite visioni, deja vu e premonizioni. A ogni sua morte segue una rinascita che le consente di imboccare percorsi di vita alternativi. Il ciclo infinito e autoperpetuantesi dell’esistenza, che già gli antichi avevano concettualizzato nell’Ouroboros (il serpente che si morde la coda), offre molteplici destini alla protagonista, molteplici chiavi di lettura al testo, molteplici varianti agli esiti della trama.

Al lettore spetta l’arduo compito di decifrare questa fitta tela che pare intessuta da Moire ostinate a voler ricucire ogni volta il fato di Ursula lungo una nuova esistenza. In tal modo l’andamento della trama progredisce secondo una struttura a incastro i cui buchi temporali vengono riempiti in un secondo momento. Difatti, elementi che a primo impatto sembrano marginali o lasciati in sospeso trovano la giusta collocazione diverse pagine più in là. Nella gran parte dei casi sarà la rinascita della protagonista, con la conseguente variazione della sua vita, a imprimere sviluppi diversi rispetto a quanto avevamo appreso in precedenza. Tutto questo può spaesare il lettore che, specie nella prima parte, dovrà raccapezzarsi nel ricostruire un nesso logico tra percorsi narrativi all’apparenza insensati. L’iniziale accenno di frustrazione viene ripagato nella seconda metà del libro, quando i toni si fanno più tragici in accordo con le vicende storiche, delineate ottimamente dalla Atkinson, con il risultato di aumentare notevolmente il coinvolgimento del lettore.

Vita dopo vita si dimostra un ottimo romanzo, scritto con una prosa dal gusto retrò che si amalgama alla perfezione con il periodo storico di cui narra. A questo punto però sorge spontaneo ricollegarmi alla considerazione fatta a inizio articolo. Si tratta di capolavoro o divinizzazione mediatica? La risposta, all’apparenza banale, la reputo perfetta per l’occasione: la verità sta nel mezzo. 

Recensione a cura di Christian Lamberti (Ludusinweb)

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