“I racconti del rosso Hanrahan” di W. B. Yeats

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ISBN: 9788897502128
Editore Nobel 2014
Trad. L. Pecchi
Formato Brossura
Pagine 76
Prezzo 10 €

Hanrahan è un maestro girovago, con un calamaio legato al collo da una catenella, il “suo” Virgilio in una tasca e un abbecedario. Canta canzoni che lui stesso compone dopo averle sentite dal piviere della montagna o dal vento che spazza la brughiera. È un poeta e conosce il dolore del mondo; è un musico e lo sa cantare; è un uomo che ama e incanta.
Un personaggio meraviglioso creato, o raccolto tra la gente, chissà, da W.B. Yeats (1865 -1939), narratore e “raccoglitore” di favole, di folletti e fate.                            

Il libro ci conduce nella vita di Hanrahan, quando viene rapito da “loro”, all’inizio di tutto; e al suo ritorno, attraverso racconti che lo vedono camminare, corteggiare una ragazza, ascoltare, comporre, sbagliare. E, tutto, percorrendo gli acciottolati di un mondo che sembra immobile nel tempo, come le folli bolle del Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch.   

Qualcuno mi ha fatto notare che questa, in quanto opera giovanile di Yeats, non possiede lo spessore degli altri suoi scritti; che i racconti, a parte il primo, quello del “rapimento”, non sono così speciali. Sì, immagino che sia così.

Ma Hanrahan è un personaggio contagioso, che fa nascere nel lettore il desiderio di un mondo semplice; di relazioni limpide; di sentimenti che sanno rivelarsi senza timore. Lui, maestro girovago, mette su la sua scuola dove capita e i bambini gli portano un pezzo di torba, due uova, per averne in cambio il segreto della scrittura, la ricchezza del leggere, la forza della poesia.

«Se hai un dolore che ti opprime sono proprio io che posso aiutarti,» disse lui allora, «perché io conosco la storia dei Greci, e so cosa è il dolore e la separazione, e la durezza del mondo. »

Forse sì, Yeats era giovane, agli esordi, certo.  Forse questo gli ha dato il coraggio di raccontare di un eroe che non combatte; che non conquista tesori; che non sposa principesse.

Bellissimo.

Traduzione e recensione del libro di Luisa Pecchi

Note biografiche di LUISA PECCHI

luisa occhi verdiNasco musicista, con un grande desiderio di comunicazione. Ero già così da bambina. Da quando ho cominciato a suonare la chitarra, a sedici anni, ho spalancato le ali e ho cominciato a scrivere canzoni, parole e musica. Ho insegnato musica per più di vent’anni; ho fatto teatro e musica. Quando qualcosa, in un libro, mi colpiva, perché ero una grande e selettiva lettrice, ne traevo una canzone: (ne ricordo una ispirata da Altre voci, altre stanze di T. Capote). Leggere in inglese mi ha portato a cogliere aspetti differenti della comunicazione, tanto da desiderare di farli cogliere anche ad altri.     Poi la mia passione per J. Barrie (quello di Peter Pan) e del suo candido, perfetto, piccolo mondo di fate. Poi per Yeats e il suo Hanrahan rapito dalle fate. Poi per Grahame e il suo fiume (Il vento nei salici). Alla fine, quello che mi emoziona, che mi tocca, io devo comunicarlo a qualunque costo: non c’è in italiano o è tradotto non bene (a mio sindacabilissimo giudizio, ovvio)? Lo traduco. E’ un film di poesia? Scrivo musiche che strappano l’anima. E’ un poeta? Lo recito. Mania di onnipotenza? Temo di sì. Libri pubblicati: L’uccellino bianco di J. Barrie (Nobel  2011), I racconti del rosso Hanrahan di W.B.Yeats (Nobel 2014), Il vento nei salici di K. Grahame (Ragazzi in Fermento 2014), Fiabe all’aperto di H.C.Andersen (Ragazzi in fermento 2014).
In preparazione, a vario titolo, altri due, uno di Stevenson e uno di un esordiente.
Le mie canzoni, molte almeno, sono su soundcloud.com

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