“Marcovaldo, ovvero le stagioni in città” di Italo Calvino

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ISBN 9788804382249
Casa editrice: Mondadori (collana: Oscar classici moderni)
Pubblicazione 1994
Pagine 152
Prezzo €7,80

Leggere Calvino è sempre un piacere immenso e credo che rileggere un gioiello narrativo come “Marcovaldo” sia un’emozione da provare più volte nella vita.

Ho scelto di immergermi nella rilettura di questo capolavoro da un’edizione vecchia e con le pagine ingiallite, che, proprio per queste caratteristiche, ha saputo farmi amare, ancora una volta uno dei miei libri preferiti.

Marcovaldo” è un libro breve, suddiviso in venti capitoli a loro volta introdotti dall’area tematica delle stagioni – proprio per questo il titolo del romanzo viene ulteriormente specificato in alcune versioni come “Marcovaldo, ovvero le stagioni in città”.

Entrare completamente nella lettura di questo libro è cosa facile, perché Calvino, con il suo stile musicalmente semplice, ci rende le cose molto agevoli. I periodi non sono eccessivamente lunghi e, seppur ricco di descrizioni, queste non contribuiscono a rallentare il ritmo del racconto, ma anzi, creano una sorta di musicalità intrinseca.

Marcovaldo” è uno di quei libri che si presta ad essere divorato in un paio di giorni, ma secondo me è consigliabile anche un altro metodo di lettura, ovvero leggere i vari capitoli durante il periodo dell’anno a cui la stagione fa riferimento.

Le vicende della vita quotidiana di Marcovaldo e della sua famiglia, seppure a prima vista semplici, necessitano di essere gustate lentamente.

Marcovaldo è un brav’uomo, gran lavoratore, interpreta il cliché del marito che porta a casa la pagnotta alla moglie dedita alla cura dei tanti pargoletti. È sostanzialmente un uomo semplice, che incarna quel sapore di tempi antichi, un po’ vintage, in cui viene sviscerato l’amore per le piccole cose di tutti i giorni.

I venti episodi narrati non si svolgono in un luogo specificato, sappiamo solo che è una città, in cui viaggiano tram e autobus, e a me fa venire in mente tanto la mia Milano, soprattutto quando viene descritta a ferragosto torridamente calda e vuota o in inverno con la neve da spalare dai binari dei mezzi.

“Marcovaldo” può essere definito come una raccolta di racconti, a prima vista comici, poiché il protagonista e la sua famiglia rappresentano le classiche persone di ceto basso che fanno di tutto per vivere una vita dignitosa e, perché no, avere prima o poi il tanto agognato riscatto sociale. Ma alla fine delle peripezie il divertimento letto tra le righe si trasforma in una tragica comicità, che in alcuni punti ricorda un po’ Pirandello. A Marcovaldo non ne va mai bene una, assomiglia al Paperino disneyano, l’eterno sfortunato, che però, forse, proprio per questo, non può non essere amato dal lettore medio, il quale riesce ad immedesimarsi nell’uomo tratteggiato da Calvino.

Una lettura sempreverde e sempre piacevole; un libro da prendere in mano più volte nella vita per vedere come durante il tempo varia la sua interpretazione. Da divorare.

Recensione a cura di Veronica 

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