“Il giardiniere appassionato” di Rudolf Borchardt

il giardiniere appassionato di borchardt

ISBN 9788845909405
Adelphi 2006
Traduzione di Manfredo Roncioni
pag. 346
Prezzo di copertina € 15,00

Per caso, diversi anni fa, sono capitata su questo libro. Cercavo cose sui giardini e sui fiori; ispirazione per qualche nuova canzone, spinta dall’idea: fiore o giardiniere, voglio comunque vivere in un giardino; una boccata d’aria fresca per la mia creatività, insomma. Trovo Borchardt.

Racconta la storia dei giardini, a partire da quello da cui siamo stati cacciati all’inizio di ogni vicenda (l’Eden), fino ad arrivare al vaso di basilico sul davanzale di una cucina, al quinto piano di un casermone, alla periferia di una qualche frastornante città. Perché, dice, ogni giardino nasce da un seme e il vero giardiniere è povero, è un lavoratore accanito, un osservatore affettuoso e attento, che scruta con lo stesso amore le pianticine di basilico come le peonie più preziose e riluttanti.

Mi accorgo ora, mentre cerco di isolare meravigliose frasi e riflessioni che costellano questo libro, di non riuscirci, in realtà, e questo per due motivi: il primo è che, mentre sfoglio seguendo i segni che ho messo, mi ritrovo a rileggere con immutata curiosità e mi perdo nella quantità e qualità di informazioni; il secondo è che vale la pena leggerlo tutto e basta, dalle riflessioni storiche alle deliziose indicazioni su come preparare un terriccio vegetale. Che il lettore sia un aspirante giardiniere o semplicemente un curioso, questo è un libro indispensabile!

Il carattere fondamentale del testo, al di là della ricchezza delle informazioni storiche ma anche tecniche, è la gentilezza.

Racconta le scoperte di esploratori – botanici attraverso considerazioni di questo genere: “…Gustav Wallis, figlio di un procuratore di stato a Lüneburg, sordomuto fino all’età di sei anni e poi ancora mezzo sordo, divenuto cercatore di fiori quasi per risarcire almeno gli occhi di ciò che le sue orecchie non ebbero, è una figura commovente di quell’epoca appassionata.”

Come resistergli?

E questo:

“Il fiore appartiene all’infinito e il giardino non vuole perdersi nell’infinito, ma consolarsi con il limite”

Oppure: “I colori delle corolle con il loro richiamo esibito…il profumo delicato, la vivida livrea, altro non sono che i mezzi con cui un essere legato immobile alle sue radici riesce ad avere intorno a sé un vasto raggio di attrazione, in compenso della negata possibilità di movimento…

…Una scienza pedantesca ha attribuito al fiore una intenzionalità biologica … In realtà l’impulso innato nella pianta consiste, come in tutti gli esseri viventi, alla tensione a superare  le proprie intime carenze. La pianta è un essere vivente, condannata all’immobilità e proprio per questo tende, con tutte le sue forze a essere la più vagabonda delle creature: ogni essere dotato di zampe o ali diventerà per lei veicolo”

Un libro da leggere come si leggono i romanzi, con la stessa curiosità che ci viene quando camminiamo per un sentiero nuovo e ci domandiamo, ad ogni curva, cosa ci sarà dopo.

Naturalmente…bellissimo! 

Recensione a cura di Luisa Pecchi

 

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