Il classico del martedì… sotto l’ombrellone! “I Malavoglia” di G. Verga

Ed eccoci al secondo appuntamento con la rubrica settimanale Il classico del martedì… sotto l’ombrellone!
Se avete seguito il nostro consiglio, ora probabilmente starete ancora facendo i conti con i postumi da Orgoglio e pregiudizio… ma non vi preoccupate: è tutto assolutamente normale, anzi! Curiosi di scoprire cosa vi consigliamo oggi? Allora facciamo qualche premessa: con questo nuovo post si cambia genere e si alza un po’ il tiro… Pronti per la sfida?
vergaQuando ho pensato a quei classici di cui non si può fare a meno di parlare in una rubrica di classici, il titolo di questo romanzo mi è venuto in mente subito: un po’ perchè lo considero come uno di quei libri fondamentali del nostro Novecento, ed un po’ perchè vorrei che le persone si approcciassero ad esso senza il timore reverenziale che li attanaglia quando qualcuno lo nomina… Soprattutto quel timore che vi assale adesso nel realizzare che ve lo propongo come lettura da ombrellone!

Purtroppo la maggior parte dei nuovi lettori considera I Malavoglia come un libro ‘troppo pesante e noioso’, ed allora credo che non ci sia modo migliore per far loro cambiare idea se non parlandone e cercando di far comprendere quanto in realtà possa essere piacevole questa lettura, se la si considera non come un romanzo imposto, ma come un dolce passatempo da regalarvi nei vostri momenti migliori, e quindi anche mentre siete intenti a rilassarvi sotto il sole.

Con questa breve introduzione non voglio certo farvi credere che quello che vi propongo non sia un romanzo complesso: esso presenta molteplici piani di lettura articolati tra di essi e non proprio di facile comprensione. Ma quello che voglio sottolineare è che per apprezzare un romanzo non è necessario conoscerne tutti gli espedienti letterari, ma basta semplicemente entrarci e sentirsene parte attiva. Preparatevi allora a vivere la sorte che incombe sulla casa del Nespolo, perchè nulla vi ripagherà più di scoprirne gli esiti finali. Ah, preparate anche la crema solare va…

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TRAMA – I Malavoglia sono un’onesta famiglia di pescatori che vivono ad Aci Trezza, nei pressi di Catania, nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Padron ‘Ntoni, capostipite della famiglia, decide di tentare un affare di lupini per far fronte alle ristrettezze economiche dopo la partenza del nipote ‘Ntoni per l’esercito. Affida l’affare a suo figlio Bastianazzo, sperando di poter presto contare su nuove risorse economiche. Però non poteva certo immaginare che La Provvidenza, la barca di famiglia, avrebbe fatto naufragio e che il carico di lupini sarebbe andato perso per sempre insieme al povero Bastianazzo che lascia la moglie Maruzza e i figli ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Questa prima tragedia segnerà profondamente i Malavoglia: si ritroveranno di colpo pieni di debiti che mineranno non solo la loro situazione economica, ma anche e soprattutto la reputazione consolidata negli anni. A seguito di tale episodio la famiglia cercherà di riunirsi per sfuggire da questo triste destino, ma a volte la sorte sa essere avversa e ineluttabile. Infatti alla gioia per ‘Ntoni che torna a casa dall’esercito si contrappone il dolore per Luca che morirà in guerra poco dopo la morte del padre. A causa di ciò Mena dovrà rinunciare ad un matrimonio vantaggioso anche se senza amore, e la famiglia sarà allontanata dall’amata casa del Nespolo dove aveva vissuto per generazioni. Proprio quando sembra che la buona sorte sia tornata sotto il tetto dei Malavoglia, ormai prostrati da questa condizione umiliante, e quando finalmente la Provvidenza riesce a tornare in mare per un nuovo viaggio, ecco che un terribile temporale si abbatte con forza spaventosa sopra la barca ed un nuovo naufragio porta Padron ‘Ntoni ad essere in pericolo di morte. Verrà accudito amorevolmente dai suoi nipoti e riuscirà a tornare in carreggiata per affrontare ancora una volta il feroce destino che sembra abbattersi sui componenti di questa famiglia: Maruzza, infatti, morirà a breve a causa del colera e ‘Ntoni deciderà di lasciare la casa per cercar fortuna, ritornandovi pochi mesi dopo senza denaro e senza la voglia di sottostare alle ferree convenzioni sociali che gli imponevano di lavorare alla giornata, consapevole di non poter mai migliorare la sua condizione ed entrando successivamente nel tunnel dell’alcool e del contrabbando. Una spirale discendente che porterà lui stesso e la sua famiglia ad incorrere in gravi guai e che culminerà in una serie di eventi nel finale che mineranno la ormai fragile stabilità familiare e quell’amore che regna sovrano in questo romanzo di disavventure e mancanze, perdite e digrazie, ma soprattutto coraggio e voglia di andare avanti.

OPINIONE PERSONALE – Consigliare questo romanzo per una rubrica di classici sotto l’ombrellone sembra quanto meno insensato, almeno per coloro che lo credono un piccolo mattone della nostra letteratura, ma io voglio invitarvi a considerarlo nei suoi aspetti più puri, partendo principalmente da quelli che sono gli svolgimenti della trama. Di certo non è semplice riassumerla, e spesso si incorre nel rischio di dire troppo, o troppo poco. La ragione principale è che ci sono moltissimi personaggi importanti per lo sviluppo del romanzo, e allo stesso modo una miriade di situazione sempre diverse nelle quali il lettore viene catapultato. La vicenda di questa famiglia è così controversa che è impossibile descrivere tutte le sensazioni che riuscirete a provare tra una pagina all’altra, e non potrete far altro che subire gli effetti del destino come loro sono costretti ad affrontarli, consapevoli di non poterli combattere. Mano a mano che procede la storia ogni nuova perdita, ogni nuovo lutto ed ogni cambiamento va ad incidere sempre di più non solo sulla storia stessa, e quindi sulla trama del romanzo, ma anche su quelle che sono le vostre emozioni durante la lettura: chi non ha mai provato una fitta al cuore quando La Longa piange la scomparsa del figlio Luca? E chi non ha mai avuto il batticuore quando gli occhi di Mena incontrano quelli di Alfio Mosca, costretti per sempre in un giogo dal quale non possono sfuggire? La rabbia per gli eccessi di ‘Ntoni, e la tenerezza per quel capofamiglia che nonostante l’età continua a combattere per gli ideali in cui crede fermamente e per recuperare la casa del Nespolo che gli era stata tolta a causa dei debiti. Proprio la casa del Nespolo, così come la barca Provvidenza, assumono un significato pregnante per il romanzo e per questa famiglia: sono il simbolo dell’unità familiare e dei bei tempi ormai passati, quando tutti erano ancora uniti e la sorte sembrava riservare ancora qualche raggio di sole ad illuminare le loro vite. La casa del Nespolo: il focolare tanto amato dove sono custoditi tutti i ricordi di coloro che non ci sono ormai più; e la Provvidenza che invece rappresenta la loro lotta per la sopravvivenza, in guerra aperta contro il mare.

Questo romanzo è un capolavoro del Verismo italiano, di cui Verga è uno dei massimi esponenti, ed in cui sono assimilati tutti i temi cari all’autore: il Determinismo sociale che racchiude tutti i personaggi in un destino predeterminato che non può essere combattuto neanche dal più deciso degli uomini, il Pessimismo di cui è pregna la trama ed infine quell’ideale puramente familiare di Verga, ovvero l’ideale dell’Ostrica che prevede che più i personaggi si allontanano dal nucleo familiare, più i loro sforzi contro un destino feroce sono vani.. Perchè poi la bellezza del romanzo sta anche in questo: nel fatto che sostiene fermamente la convinzione per cui per sopravvivere si deve combattere non da soli, ma con coloro che ci guardano le spalle e che sono pronti a sacrificare la loro vita per la nostra e per il nostro onore.

FRASI CELEBRI – « Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n’erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all’opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev’essere. Veramente nel libro della parrocchia, si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all’Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull’acqua, e delle tegole al sole. »

« Il mare non ha paese nemmeno lui, ed è di tutti quelli che stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole.»

« Ma ora tanti se ne sono andati, ad uno ad uno, che non tornano più, e la camera è buia e colla porta chiusa, come se quelli che se ne sono andati avessero portato la chiave in tasca per sempre.»

L’AUTORE – Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia benestante di origine spagnola. Scrive il suo primo romanzo a quindici anni a seguito di una preparazione scolastica romantica e patriottica. Tra il 1965-1970 ha la fortuna di potersi formare in città come Firenze e Milano ma non riuscirà a stabilirvisi a causa della sua predilezione per la provincia di nascita dove ritornerà per rimanervi per sempre. Lo scrittore è considerato come uno degli esponenti principali del Verismo italiano, al quale consacra la maggior parte delle sue opere mature, tra le quali I Malavoglia, pubblicato per la prima volta nel 1881. Muore nel 1922 in solitudine nella sua amata Sicilia.

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Siamo arrivati alla fine di questo secondo appuntamento con la nostra rubrica di classici. Lo so, ormai è ora di uscire a prendere un po’ di sole… Ma prima, magari, vorrete fermarvi a guardare nella vostra libreria personale per recuperare quel libro che vi avevano consigliato a scuola e che voi avevate snobbato. O forse vorrete passare in libreria? E’ che sotto l’ombrellone è un piacere poter leggere.

Bhè, noi vi auguriamo di immergervi in questa nuova avventura e godervi tutto ciò che ha da offrirvi… Ma state attenti e mettete la crema solare, mi raccomando!

Buone vacanze e buone letture!

Stefania (Steph Books.)

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