“Chiuso per Kindle” di Massimiliano Timpano e P. Francesco Leofreddi

ISBN 9788845276149 pagine 174 collana I grandi tascabili disponibile in ebook

ISBN 9788845276149
pagine 174
collana I grandi tascabili
disponibile in ebook

La discussione “libro cartaceo vs ebook” non è mai stata tanto accesa. In tempo di crisi del libro, continua a infiammare i lettori, gli editori e i librai, contrapponendo i tradizionalisti della carta stampata ai lettori amanti delle nuove tecnologie.  E qual è la posizione del libraio in tutto questo? Nel primo capitolo di “Chiuso per Kindle. Diario di un libraio in trincea” (Bompiani 2014), i due autori, Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi, promettono di esporsi sulla questione e di spiegare non solo perché il libro non verrà soppiantato dal Kindle, ma del perché il libro continua ad essere migliore.
Il problema fondamentale alla base della trattazione degli autori, che peraltro riguarda questa spinosa questione soltanto marginalmente, è il rifiuto totale dell’idea che la differenza tra libro cartaceo ed e-reader sia una differenza di supporto e non di contenuto. Questa mancanza rende la discussione polverosa e ottusa, povera di qualsiasi argomentazione, non solo convincente, ma degna di nota.
Chiuso per Kindle è l’elogio del libraio, sommo dispensatore della saggezza libresca. L’autocelebrazione vede questa figura mistica edotta sulla vita di tutti gli autori, più di una volta viene ribadito nel libro che senza le librerie nessuno racconterebbe ai lettori aneddoti simpatici sugli autori dei libri scelti; competente su qualsiasi tema immaginabile e unico mezzo attraverso il quale trovare la strada del giusto libro da acquistare senza dover essere scaraventato in una delle classi di clienti su cui gli autori ironizzano.

Parallelamente si mette a confronto la libreria fisica con la libreria digitale,sostenendo l’impossibilità, in quest’ultima, di trovare “consigli di lettura” se si effettua una ricerca tematica. Agli autori forse sfugge che la libreria digitale è soltanto un punto di passaggio di una rete gigantesca di contatti, che è il web, in cui la condivisione e il confronto con altre persone rappresenta ad oggi il più grande generatore di informazioni esistente. Twitter, Goodreads, Anobii, Facebook, i blog letterari, Tumblr sono soltanto alcuni dei luoghi virtuali in cui la discussione sulla letteratura viene portata avanti dagli appassionati e dai professionisti dell’editoria. E la libreria digitale rappresenta soltanto il punto ultimo di arrivo, e non di partenza,  per la scelta del nuovo libro da leggere. Ed ecco perché l’affermazione che ” le librerie online […] non possono, né potranno mai sostituire il prezioso ruolo dei librai, i quali, se amano il proprio lavoro, saranno in grado di farvi scoprire autori di cui magari, mai avreste sentito parlare nella vita” non ha ragione di esistere.

Gran parte del libro, che vorrebbe essere un saggio, si configura come libro umoristico, come già ne esistono alcuni, in cui si prende in giro l’avventore della libreria e il tipo di libri che legge e che compra, passando per le Cinquanta sfumature, i bestseller e i libri di cucina. Quando leggiamo per la prima volta  che il “numero di clienti, soprattutto gli assidui, che grufolano tra gli scaffali della libreria, un certo carico di problemi irrisolti lo porta con sé” siamo spinti a sorridere, ma procedendo nella lettura e nella disamina di questi diversi casi umani proposti, il risultato è che sembra che qualsiasi lettore non sia che uno sprovveduto e una spina nel fianco del povero libraio e delle sue teorie sulla letteratura, in poche parole un fesso. L’ironia arrogante con cui la presa in giro viene portata avanti e il calcare tanto la mano finisce per provocare l’effetto contrario a quello voluto dagli autori, a meno che la l’intenzione originaria non fosse quella di scoraggiare completamente i lettori a recarsi ancora in una libreria fisica.

Ma mettiamo da partei bestseller, i libri erotici, i libri di cucina, e torniamo alle origini, parliamo dei classici, libri che hanno attraversato i secoli senza mai invecchiare. A tal proposito si legge “Anche con i classici, oltre tutto , non c’è partita nel confronto con la carta digitale. Una cosa è averne una certa quantità nel proprio e-reader, invisibili (sono i primi che si scaricano, perché di solito sono gratuiti, o venduti per pochi euro); altro è averli impilati sul proprio comodino, in carta e inchiostro, lieti di essere afferrati, un giorno, ed essere letti, magari una volta, magari qualche frase qua e là, magari aperti a metà o solo sfogliati!“. In questo caso mi viene da chiedere agli autori se la scelta di leggere un classico sia funzione dell’ansia generata dalla pila di mattoni cartacei sul comodino o piuttosto della voglia di perdersi tra le atmosfere di capolavori eterni. E con un certo puntiglio provocatomi da queste stupidaggini, replico che se portare in giro Proust sul proprio ereader non conta come averlo letto, allo stesso modo sfogliare un classico come una rivista non conta allo stesso modo. In entrambi i casi il lettore sceglie di leggere oppure no, a prescindere da come e dove voglia farlo. (“Crediamo poi che questo insistere fino allo sfinimento sul numero di testi che l’e-reader potrà contenere, dimostri ancora una volta come l’attenzione sia rivolta non tanto sul contenuto, quanto sul mezzo, e appiattisca la libertà di scelta del lettore medio, che probabilmente gonfierà il suo apparecchio elettronico di testi gratuiti oppure offerti a prezzi stracciati. Ma ahinoi, una cosa è acquistare e gironzoare per il centro della città con La recherche di Marcel Proust, altra intraprenderne la lettura. Millantare di averlo letto, non basta!“).

Infine, come se il libraio non fosse stato ancora idealizzato a sufficienza, contrapposto a orde di stupidi lettori o sedicenti tali, si tocca un argomento davvero esilarante: gli scrittori esordienti. Qui il libraio scende un po’ dal piedistallo, ma non troppo, giusto il tempo per un attimo di scoramento per essere stato trascurato dagli aspiranti scrittori. “[…] l’ultima persona cui si pensa quando si decide di tirare guori il romanzo nel cassetto, e proporlo per la pubblicazione, è proprio il libraio.” Librai, ma davvero volete anche voi essere sommersi dai manoscritti? Non avete già abbastanza da fare? Va bene che siete onnipotenti ma avere un po’ di tempo libero non fa mica male alla salute!

Chiuso per Kindle è un libro scritto da librai per difendere il proprio piccolo esercito, ma attenzione a non esagerare, che i lettori proprio fessi non sono, e forse sono gli unici ad aver capito che tra ebook e libro cartaceo esiste ormai una pacifica convivenza. O forse no, perché in fondo, Chiuso per Kindle è pubblicato anche in ebook, così che possa essere scaricato su un ereader e diventare invisibile insieme a tanti altri libri di lunga migliori di esso.

Chiara (Gorgibus)

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