“Il tesoro del taro” di Guido Fontechiari

Un sagrestano, una perpetua; un oste, un molinaro, un cantante lirico un po’ tocco; la maestra, un geometra; un tesoro. Sulle sponde del fiume Taro, nel borgo piccolo e antico di Guado, molte storie si incrociano tra passato e presente, fino a disegnare un mondo favoloso e perduto. Favoloso nel suo semplice equilibrio; perduto perché siamo stati ingenui. La musica accompagna il lettore tra le nebbie della Bassa; le acute osservazioni sul mercato e sulle brutture dell’arte lo scuotono; certe vicende piccanti e un po’ scurrili lo divertono. Ma, tra nomi camuffati e storie “di leggenda” ci si accorge di camminare in un luogo reale, segnato sulle carte, tra gente vera che realmente ha vissuto a Guado. La deliziosa mappa che accompagna il romanzo ne è una prova.

Ecco la sinossi della seconda di copertina  di questo sorprendente romanzo. Sorprendente, sì, e per vari motivi.

È il primo di questo autore, un pittore tra l’altro.

Ha la bellezza di un’opera matura pur conservando certe asperità incantevoli, ingenuità da neofita. La trama è ricca, intensa, con più protagonisti. Piena di lirismo in certi punti; greve, un po’ scurrile in altri. Con giudizi sull’arte che alcuni potrebbero trovare “qualunque” o “scontati” ma che, messi nella mente di uno dei protagonisti principali, risultano solo volutamente ingenui. E, nel mondo perverso e vanesio in cui oggi si vive, questa è una rara e meravigliosa caratteristica.

Poi c’è la musica! Mozart innanzitutto, grande passione dell’autore, ma anche il suonarla, la musica, o cantarla.

E c’è il tesoro del Taro. Il lettore scoprirà cos’è perché, in questo multiforme romanzo, è tante cose diverse.

La natura violata ma anche un vero tesoro annunciato; l’innocenza perduta e la scoperta dell’essere stati ingannati; tutta la ricchezza che il fiume, si chiami Taro o con qualunque altro nome, ha sempre elargito a chi vi abitava vicino.

Un tesoro perduto dunque? Forse. Sì, forse è perso per sempre. Ma questo romanzo ce lo restituisce, ci restituisce la nostalgia e quindi un desiderio. E desiderare è vivere. Buona lettura.

Naturalmente bellissimo!

Recensione a cura di Luisa Pecchi

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