“Giocando con le spade di legno” di Donato Di Capua

ISBN: 978-88-6884-087-7 Prezzo: € 15,00 Categoria: Narrativa Anno 2014, Pagine: 228

ISBN: 978-88-6884-087-7
Prezzo: € 15,00
Categoria: Narrativa
Anno 2014, Pagine: 228

Giocando con le spade di legno”, edito dalla Casa Editrice Kimerik nel 2014, è la seconda opera letteraria di Donato di Capua e si presenta come un romanzo storico. Ambientato durante il difficile periodo dell’Unità d’Italia, da cui è conseguita la piaga del brigantaggio, narra una storia che parla di amicizia, di coraggio e di dignità. L’autore ci trasporta in un “mondo parallelo”, dove ha creato un omonimo “alter ego” che vive nel passato, al quale ha unito, in maniera indissolubile, il destino di un personaggio storico, col quale da bambino giocava con spade costruite di legno.

La storia ha inizio nel 1840, quando Donato e Carmine hanno dieci anni, e si sviluppa nel corso di un ventennio, un periodo nel quale li vediamo crescere e diventare uomini. Ci troviamo a Pietragalla, in provincia di Potenza, che è anche il paese natale dell’autore, dove tuttora vive. Si narra di Donato di Capua, figlio di umili contadini della Lucania, dediti al lavoro nei campi, e della sua amicizia con Carmine Crocco che diverrà suo compagno di lotta e di tante avventure. Quest’ultimo, è realmente vissuto ed è considerato il brigante italiano tra i più noti del periodo risorgimentale. L’autore ha voluto dargli quel “diritto di replica” che forse in vita non ha avuto, oscurandone l’epiteto poco edificante di “brigante” e ponendo l’accento sulla sua estrema fedeltà d’intenti. Nel giro di pochi anni, da povero bracciante egli divenne comandante di un esercito di duemila uomini. In principio fu militare borbonico, ma disertò e si diede alla macchia. In seguito combattè per Giuseppe Garibaldi, poi per la reazione legittimistica borbonica e infine per se stesso, distinguendosi per tattica bellica e imprevedibili azioni di guerriglia. Di Capua “rielabora” la storia e, dando vita a Carmine Crocco, ribalta la prospettiva. Infangato dalla storia, questo personaggio riacquista qui, attraverso il suo coraggio, una nuova dignità.

La storia d’Italia, ricostruita con precisione e dovizia di particolari, viene raccontata proprio attraverso le rocambolesche avventure di questi due “eroi” che diventano “paladini della giustizia”. Due uomini in cerca della libertà, che si battono contro le ingiustizie e i soprusi perpetrati dai nobili ai danni dei più poveri. Donato e Carmine, il lupo e il serpente, fedeli a loro stessi e ai loro comuni ideali, sono uniti da un patto di sangue. Sono alla ricerca della dignità umana, valore del quale in quel determinato periodo storico, costituito da guerre e atrocità, l’uomo sembrava essere stato privato. La storia parla anche di amore per la famiglia e per la propria terra d’origine, e non manca neppure quello per una donna. Anzi, nella vita di Donato vi sono ben tre donne. La madre, che incarna il modello di perfezione femminile; la baronessa Giulia Melazzi, amore platonico di gioventù che si trasforma in un sentimento di amicizia e lealtà; e Gabriella, la figlia dagli occhi verdi del falegname, che Donato aveva salvato da uno stupro e diverrà sua sposa. Così come vuole il periodo storico, le donne rimangono ai margini della storia, e si manifestano in quanto creature da proteggere, di cui prendersi cura e nelle quali cercare conforto.

Il fervore di quello che, in fondo, si rivela come l’animo poetico di un sognatore, tende a volte ad essere ridondante. È l’unico appunto che si possa fare a Di Capua. La passione con la quale egli si esprime, frutto di continui impeti dell’animo, al fine di dare voce al fiume delle sue idee, fa sì che Donato e Carmine si fondano, diventino un’unica figura. Stessi pensieri, stessi desideri, stesso obiettivo condiviso. Come quelle due spade di legno, “forgiate” dal padre di Donato, quando i due erano bambini, che essi brandivano nei campi di grano per spalleggiarsi a vicenda, e che mai incrociarono fra loro. Per questo, la frase più significativa del libro, potrebbe essere pronunciata da entrambi.

“Era forse quello lo scopo della mia vita: riscattare il bene da chi lo intrappolava nelle falci dell’ingiustizia e ridargli quella luce di cui per sua natura brillava”.

“Giocando con le spade di legno” è un romanzo ben congieniato che vede un giusto equilibrio fra storia ed immaginazione, e porta alla luce valori che credevamo andati perduti. In realtà, ci si accorge, che essi sono sempre stati lì, nella coscienza, silenti testimoni a ricordarci cosa significhi essere un uomo.

 Recensione a cura di Cristina Biolcati

(per recensione prima opera dell’autore, intervista e booktrailer clicca qui )

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