“Assedio” di Vincent Spasaro

Copertina flessibile: 316 pagine Editore: Edizioni Anordest (25 settembre 2014) Collana: Criminal brain ISBN-10: 8896742714 ISBN-13: 978-8896742716

Copertina flessibile: 316 pagine
Editore: Edizioni Anordest (25 settembre 2014)
Collana: Criminal brain
ISBN-10: 8896742714
ISBN-13: 978-8896742716

Dopo Il demone sterminatore, si torna a parlare di Vincent Spasaro. Nello specifico, del suo primo romanzo, Assedio. Pubblicato per la prima volta nel 2011 dalla Mondadori nella collana Segretissimo, per le sole edicole, Assedio è stato riproposto quest’anno dalla casa editrice Anordest (la stessa de Il demone sterminatore – clicca qui per la video recensione).

Il romanzo si può inquadrare come un dark thriller dai forti connotati horror, zeppo di azione e situazioni adrenaliniche. Il ritmo è serrato già dalle prime pagine, e fino all’ultima non ci sarà un attimo di tregua.

Si dice che un omicidio, un evento violento, lasci una traccia invisibile. Quella traccia può divenire un fantasma. Se un omicidio può dare origine a una casa infestata, cosa può generare una guerra?”.

E’ proprio la guerra nei Balcani a fare da contorno al nucleo della vicenda. Siamo nel 1993, quando l’assedio di Sarajevo (iniziato nel 1992 e terminato nel 1996) ha raggiunto il suo apice. Il governo Americano ha messo in campo le proprie forze armate in una parvenza di missione umanitaria, ma lo stallo è arduo da sbloccare. In un tetro clima invernale, dove le intemperie e la violenza sferzano il desolante scenario urbano, si muovono personaggi ambigui: mercenari, cecchini, guerriglieri, esponenti governativi dai propositi ambigui, e qualcos’altro che trascende la razionalità. La stanza 41 ne è un esempio, il più sconvolgente, tanto che persino i morti hanno timore di parlarne. Allocata in un fatiscente edificio, la camera in questione si rivela un limbo tra i mondi, dove spazio e tempo perdono significato. Un crocevia di molteplici esistenze, presidiato da un guardiano che è meglio non disturbare. Ma essa cela anche altro.

Il segreto della stanza 41 è dunque il fulcro della vicenda. Al suo interno l’aria tende a farsi pesante, malsana, e la mente si annichilisce. Quando alcuni membri di una truppa in esplorazione vi si imbattono, spariscono senza lasciare traccia. Il terrore inizia a serpeggiare tra i superstiti, che a stento tentano di preservare la lucidità.

Cosa ha risucchiato quelle persone? Dove sono finite? Ma in alcuni casi forse è bene non sapere, poiché la mente umana non è pronta per la portata di certe rivelazioni. Se ne renderà conto Stefan Weiss, agente di un reparto segreto dell’ONU, quando proverà su di sé gli effetti della camera maledetta, pur riuscendo a uscirne. Da quel momento la sua mente inizia a scollarsi dalla realtà, centrifugata tra un passato e un futuro che gli ripropongono vari aspetti delle sue identità, imbrigliandolo in ossessioni da incubo. La crescente follia che ne deriva lo costringe a confrontarsi con il segreto della camera 41.

In situazioni come queste, che esulano dall’umana comprensione, è necessario l’intervento di individui particolari. Ecco fare la sua comparsa colui che chiamano il Cieco. Uno spilungone vestito di nero, il cui sguardo, celato dietro occhiali scuri, è in grado di sondare l’invisibile. Su di lui circolano dicerie surreali. Si vedrà se corrispondono al vero.

Un’ombra vive la sua buia esistenza danzando nella notte e rincorrendo i suoi fantasmi. Attende agli angoli le incarnazioni dei suoi incubi e le uccide senza pietà, liberando il mondo delle sue viscere scomposte. E poi ne muore”.

L’intero romanzo è paragonabile a un sudario intessuto di ombre. Sarajevo è l’ombra di una città vivibile. Le persone, che siano civili o militari, sono ombre che sgusciano di soppiatto tra i vicoli in rovina. I loro animi si nutrono dell’ombra di una moralità corrotta.

Stesso discorso per la trama. Numerosi passaggi implicano un senso più ampio e sconcertante di quanto traspare. Al lettore molto viene lasciato intendere. L’autore non scende – volutamente – nei dettagli. La sua prosa asciutta, dai toni foschi e vibranti, lascia spazio all’intuizione più che svelare pienamente. Ciò infatti significherebbe fare luce su un qualcosa che è meglio resti offuscato, in ombra appunto.

Lo stile di Spasaro risulta quindi perfetto nell’evocare il senso di opprimente tragicità che aleggia sulla vicenda. Sarajevo viene tratteggiata come un tempio del male, vessato dalla guerra, dove non c’è posto per i sentimentalismi. Questa cupa atmosfera contagia inevitabilmente i personaggi, i cui dialoghi, aspri e cinici, sono in perfetta sintonia con il contesto generale.

Assedio evidenzia due sfaccettature dell’orrore. Quello proveniente da una dimensione soprannaturale e quello che scaturisce dalla follia umana. La guerra di cui si narra non è solo quella combattuta con l’artiglieria. Ve n’è un’altra che si svolge in una delirante dimensione d’incubo, in cui le armi convenzionali sono inutili. Occorre allora ricorrere all’occulto per sopravvivere tra fantasmi e altre entità mostruose.

Come in ogni guerra la mente umana è sospinta sull’orlo del collasso. Solo i più duri sopravvivono. Ma al cospetto di una tale minaccia neanche loro hanno speranze.

Se amate l’azione, l’horror, il thriller e il fantastico venato di dark allora questa lettura è altamente consigliata.

Altro centro per il talentuoso Vincent Spasaro.

Recensione a cura di Christian Lamberti

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