WEIR DI HERMISTON di R.L. Stevenson

concorso weir

Edito da Nobel Libri Traduzione: Luisa Pecchi prezzo cartaceo € 13,00 – formato eBook € € 3,99 2014, 164 pagine

Ecco di nuovo l’editrice Nobel con un gioiello. Non è la prima volta (il catalogo è ricco di titoli succulenti) tanto che, curiosi, ci domandiamo cosa sarà la prossima “riscoperta”. Già, perché la politica di questa casa editrice, piccola, indipendente, coraggiosa, è quella di ripescare grandi classici dimenticati, quelli di cui alcuni di noi nemmeno ha mai sentito parlare, e di riproporli in edizioni nuove, con nuove traduzioni.

Weir di Hermiston è uscito a fine novembre: è il romanzo “incompiuto” di Stevenson, interrotto dalla improvvisa morte dello scrittore. Una “prima” stesura, ma perfetta. Era consapevole lo scrittore, così si legge nei suoi appunti e nelle sue lettere, di scrivere il suo capolavoro. Si legge nell’introduzione:

Narra una tragica storia d’amore e di lotte famigliari, ambientata in Scozia e precisamente nei dintorni di  Cauldstaneslap e delle Paludi del Diavolo, luoghi che furono, già nel ‘600, teatro di sanguinose lotte religiose, narrate dallo stesso Stevenson, a diciassette anni, nel suo primo saggio pubblicato, “Pentland Rising”.

Una storia aspra come la brughiera; inquietante come le Paludi; tormentata come la Scozia.

Il carattere di ogni singolo personaggio è cesellato con cura, tanto che non restiamo sorpresi di fronte a quello che accade: è il Destino che intreccia i fili inaspettatamente, con una certa compiaciuta crudeltà, mentre ognuno è solo e semplicemente, ineluttabilmente, quello che è.

Ogni personaggio ha tante facce e questo accentua la tragicità della composizione complessiva: la dolcezza della madre appare in tutta la sua inutilità; l’intelligenza della governante invade e infastidisce; la volgarità del padre, al contrario, prende l’aspetto “secondario e sopportabile” nella descrizione di un carattere costruito e solido.

La storia, dal canto suo, sembra condurre il lettore inevitabilmente alla tragedia, quasi corresse in un imbuto con una sola uscita.

Ma Stevenson non finì mai il suo romanzo e, anche ripercorrendo quello che ci resta dei suoi appunti, vengono forti dubbi su questa specie di imbuto che ha saputo creare. Dove intendeva andare col suo racconto? viene da chiedersi. Che ruolo avranno i Quattro Fratelli Neri? Lo avranno, un ruolo? Niente di così scontato quindi.

Poco conosciuto, forse perché incompleto, ma molto citato: perfino in Fahrenheit 451 di Truffaut viene “utilizzato” e c’è anche una curiosità che ho scoperto io (e un po’ me ne vanto). Ce lo racconta Alessandro Zaccuri nel suo bel saggio al quale rimando i lettori curiosi. 

Il libro è da leggere e, per gli aspiranti scrittori, c’è pure un concorso letterario molto interessante e completamente gratuito: chi proporrà la migliore “conclusione” del romanzo (di almeno 20000 caratteri, entro il 28 febbraio2015 ma rimando al sito della casa editrice) vincerà la pubblicazione di un suo libro entro il 2016.

Insomma, naturalmente bellissimo!

Recensione a cura di Luisa Pecchi (traduttrice del libro) 

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