“NOS4A2 RITORNO A CHRISTMASLAND” di JOE HILL

Copertina rigida: 658 pagine Editore: Sperling & Kupfer (21 ottobre 2014) Collana: Pandora Lingua: Italiano ISBN-10: 8820054825 ISBN-13: 978-8820054823

Copertina rigida: 658 pagine
Editore: Sperling & Kupfer (21 ottobre 2014)
Collana: Pandora
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8820054825
ISBN-13: 978-8820054823

Il Natale, si sa, ha un’atmosfera magica. Lo sfavillio degli addobbi adorna le strade, i negozi e le case. La calda e avvolgente aria di festa, nonostante il clima rigido, è palpabile. I bambini sono in trepidante attesa per la consegna dei regali. Loro vorrebbero fosse sempre Natale. Sai che goduria? Dolci e giocattoli a volontà, niente scuola, solo divertimento.
Un tale di nome Charles Manx ha trovato la soluzione: Christmasland, un luogo da favola in cui il Natale dura in eterno. Purtroppo l’abito non fa il monaco, e Manx non è Santa Claus. I bambini che egli strappa ai genitori e deporta nel proprio paese dei balocchi perdono ogni traccia di umanità, narcotizzati dall’atmosfera malsana del luogo che col tempo li rende una grottesca caricatura di ciò che erano, tanto che il loro gioco preferito diventa il sadismo.

Joe Hill – figlio di Sthepen King, ormai lo sappiamo – affonda le mani nelle paure che l’immaginazione può far scaturire da un qualcosa apparentemente innocuo e bonario. Un po’ come fece il padre a suo tempo con It. Rispettivamente, il Natale e un pagliaccio sono due archetipi della gioia, legati principalmente alla fanciullezza e quindi motivo di sicurezza per i genitori. Ma se in essi si inietta una dose di (in)sano horror, allora il risultato ribalta ogni convenzione. E i bambini, più facili da adescare, saranno i primi a farne le spese. Agli adulti tocca invece l’arduo compito di scendere a compromessi con il proprio scetticismo prima che sia troppo tardi. In NOS4A2 Joe Hill si destreggia alla grande in queste tematiche che, seppur già viste nel genere, se sapute rielaborare riescono ancora a offrire storie entusiasmanti.

Il valore aggiunto del romanzo sta nella caratterizzazione dei personaggi. Dai protagonisti agli interpreti secondari, tutti hanno una storia accattivante, un carattere ben definito che ne influenza coerentemente le scelte, giuste o sbagliate che si rivelino. Ciò conferisce loro credibilità nelle situazioni surreali in cui si imbattono, rendendole altamente coinvolgenti.
La protagonista della storia è Vic McQueen. Figlia di due genitori non proprio esemplari, da bambina amava andare in bicicletta per evadere dalla sfibrante atmosfera domestica. Durante una pedalata si inoltrò nel bosco di Pittman Street, da cui imboccò un vecchio ponte (lo Shorter Way Bridge) che la condusse nel posto in cui inconsciamente voleva andare. Crescendo Vic capì che il ponte, ormai un rudere, la portava proprio dove desiderava, in quanto catalizzatore del suo potere speciale. Lei era una dotata come pochi altri. Ma se da ragazzina godeva di questa sua capacità, la maturità la portò a guardarla con maggiore scetticismo, anche a causa dell’alcolismo e della depressione a cui l’hanno costretta le implicazioni di tutta questa surreale faccenda. Vic dovrà rimettere in discussione il proprio passato, le sue restrizioni mentali di adulta se vuole salvare suo figlio Wayne dalle grinfie del folle Charles Manx.
Quest’ultimo, come detto, incarna il protagonista malvagio del cast. La sua mente malata lo porta a considerarsi paladino dei bambini costretti a patire situazioni familiari difficili, di cui peraltro fu vittima lui stesso da piccolo. Allora perché non rinfrancarli con la felicità eterna, in un luogo dove non devono preoccuparsi di nulla se non divertirsi? Con questi buoni propositi Charles Manx impiega la sua abilità di viaggiatore dimensionale per condurre i suoi piccoli prescelti a Christmasland, raggiungibile solo a bordo di una Rolls-Royce anni Trenta targata NOS4A2 (che letto di fila suona “Nosferatu”). Infatti Manx, come Vic, è uno di quei rari individui capaci di incanalarsi in una sorta di corridoio dimensionale che trascende le leggi della realtà. Per riuscirci occorre uno strumento particolare, che a ogni utilizzo impone un prezzo da pagare.
Tra i comprimari meritano l’oscar Lou Carmody, l’ex marito di Vic, e Bing Partridge. Il primo è un tipo grassoccio, genuino e di animo buono. Nella coppia era Vic quella a portare i pantaloni in casa. Il fatto che egli non sia un marcantonio dal carattere determinato, oltre all’ingenua bonarietà con cui affronta i problemi anziché prenderli di petto, lo rendono immediatamente simpatico.
Bing Partridge è l’aiutante di Charles Manx. Uno smidollato che si esprime con rime sconclusionate e si aggira col volto celato da una maschera antigas. Sin da piccolo mostrava segni di squilibrio, arrivando a uccidere i genitori con una sparachiodi. Ha lavorato in una ditta che trattava gas compressi, ma il suo sogno era ottenere un impiego a Christmasland, sebbene non sapeva come arrivarci. Un giorno, su una rivista trovò un annuncio di lavoro proprio per Christmasland e fece domanda mediante una lettera. Manx gli rispose e lo ingaggiò. Il vecchio lavoro di Bing tornerà utile anche nella nuova occupazione.

Oltre all’azzeccato comparto di personaggi, un ulteriore pregio del romanzo sta nella freschezza della prosa, dinamica e dal retrogusto ironico, capace di ravvivare ogni scena rendendone tangibile l’atmosfera attraverso l’ottima resa degli stati d’animo dei personaggi. Da qui mi collego all’unico aspetto del libro che mi ha lievemente contrariato: la superflua prolissità. Ripeto, la prosa rende tutto molto vivido ma, soprattutto nella parte centrale, l’autore si sofferma troppo su questioni secondarie, dilatando eccessivamente scene che ai fini della storia avrebbero meritato minori attenzioni. Superato lo stallo di queste sporadiche paludi il terreno torna compatto e scorrevole fino alle palpitanti battute conclusive.

La storia di NOS4A2 è disseminata di tutta una serie di rimandi ai romanzi di Stephen King. I fan del Re sanno che all’interno dei suoi libri ci sono svariati tasselli che vanno a comporre un mosaico più grande, riconducibile al vastissimo multiverso da lui creato. Ebbene, sembra che anche il figlio Joe abbia voluto contribuire a ampliarlo con NOS4A2.
Qui riporto un riferimento – vi divertirete a scoprire gli altri – alla saga de La Torre Nera: “So tutto delle strade che si possono trovare solo con la mente” sostiene Manx. “Una è quella che porta a Christmasland. Poi ci sono […] le porte per Medio-Mondo”.
Alla luce di questi collegamenti, non fate l’errore di reputare Hill un aspirante emulatore del padre, in quanto il ragazzo si sta affermando sempre più prepotentemente nel panorama del thriller paranormale in maniera del tutto personale e unica. Il suo stile ha un’identità ben precisa e gli ultimi lavori attestano l’originale qualità che il suo processo di maturazione artistica sta via via affinando.

Recensione a a cura di Christian Lamberti

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