“Il mago” di Lev Grossman

Carissimi amici del Libro del Martedì, oggi vi parlerò de “Il mago” di Lev Grossman, fantasy che è stato tanto criticato sul web.

Copertina rigida: 514 pagine  Editore: Rizzoli (24 marzo 2010)  Collana: Rizzoli best  Lingua: Italiano  ISBN-10: 8817037893  ISBN-13: 978-8817037891

Copertina rigida: 514 pagine
Editore: Rizzoli (24 marzo 2010)
Collana: Rizzoli best
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8817037893
ISBN-13: 978-8817037891

Partiamo dalla veste grafica del libro, in cui v’è scritto: “se sentite la mancanza di Harry Potter, questo è il libro che fa per voi”. Il che è, in effetti, ciò che mi ha spinto ad acquistarlo… ma vi assicuro che non c’è nessuna analogia tra Il mago ed Harry. Molti sul web hanno gridato al plagio ed anche qui, devo dirvi, non c’è nulla di copiato, se non la presenza della scuola di magia. Ma se un autore non è più libero di inserire questo elemento in un fantasy… ?!

Il protagonista è Quentin, un ragazzo ordinario che vive una vita ordinaria e che ha una particolare propensione per la magia, così viene chiamato (o piuttosto “attratto”) da un’università di maghi, detta Brakebills, in cui si ritroverà a fare un esame d’ammissione alquanto strampalato e riuscirà ad entrare, ovviamente!

Ecco, il libro comincia in questo modo. Il problema è che poi dobbiamo sorbirci circa 350 pagine di assoluto nulla, non un colpo di scena, non un qualcosa di interessante! E se pensate che il libro ha 514 pagine, comprenderete che potrebbe essere una delusione. Infatti volevo abbandonarlo, se non che mi è piaciuta l’ultima parte, che reputo più interessante!

Accade che un personaggio che era completamente sparito durante la prima parte della storia, riappare e porta con sé un modo per entrare a Fillory. Fillory è un mondo che all’interno della storia viene considerato alla stessa stregua del mondo di Harry potter per intenderci, quindi un mondo magico che in realtà non esiste. Ma con l’apparire di questo,  si apprende che Fillory esiste, eccome! Perciò il povero personaggio dimenticato, Quentin e tutta la combriccola partono per questo nuovo mondo, apparentemente senza uno scopo.

Il filo conduttore del romanzo è una problematica di tipo esistenziale. Quentin, in particolare, è il personaggio che più ne è afflitto perché non è mai contento della propria condizione e va sempre alla ricerca di quella situazione che migliorerà la sua vita ed in cui potrà trovare la felicità ad attenderlo. Per cui, quale occasione migliore di Fillory per cambiare la propria vita?

E poi, tra l’altro, a questa rottura tra il mondo reale e Fillory c’è anche una rottura nella relazione sentimentale di Quentin con la propria ragazza. Successivamente il protagonista capirà quant’era realmente profonda la loro storia e cosa la sua fidanzata volesse comunicargli.

In sostanza questo fantasy parla di crescita e disillusione. Quentin, così come qualche altro personaggio, non voleva crescere realmente, non voleva scontrarsi con la vita reale che è fatta sì di avventure, ma anche di quotidianità, di noia. Ma sperava sempre in qualcosa di più grande, qualcosa che avrebbe potuto renderlo più vivo, non rendendosi conto che non sono le avventure strabilianti a renderti felice ma la tua capacità di adattarti al mondo reale e viverlo per quello che è, per quello che avviene.

Quindi in definitiva ho dei sentimenti contrastanti nei confronti di questo libro perchè da un lato ho capito ciò che l’autore voleva trasmettere; penso d’aver capito anche i suoi tentativi di rendere il romanzo quanto più vicino possibile alla realtà, ma d’altro canto c’è un gran quantitativo di pagine in cui non riesco a scorgere contenuti, ma solo banalità. Probabilmente anche questa potrebbe essere stata una tattica dell’autore, ma non ne sarei così sicura. L’ho comunque valutato 3 stelline su anobii.

In America questo romanzo ha ricevuto molte critiche positive ma penso che in Italia non abbia avuto la stessa accoglienza. Lì sono già usciti, inoltre, anche gli altri due libri perchè si tratta di una trilogia e nel nostro paese credo proprio che non usciranno mai. Vedremo!

Alla prossima 😉

Chiara B.

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