“Jonathan Strange & il signor Norrell” di Susanna Clarke

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ISBN-10: 8830422975 ISBN-13: 978-8830422971 Copertina rigida: 887 pagine Editore: Longanesi (29 settembre 2005) Collana: La Gaja scienza

Susanna Clarke, con la sua opera prima Jonathan Strange & il Signor Norrell, è stata un caso editoriale. Alla scrittrice occorsero ben dieci anni per portare a termine il romanzo. L’editore della Bloomsbury, una volta avutolo tra le mani, ne constatò l’enorme potenziale e lo diede subito alle stampe, stipulando contratti con altri diciassette Paesi e staccando un assegno di un milione di sterline alla Clarke.

Sembrerebbe un azzardo puntare così tanto su un esordiente, ma l’editore aveva fiutato un’altra gallina dalle uova d’oro – in precedenza era toccato alla Rowling con Harry Potter – che difatti si confermò una miniera di vendite. Come se non bastasse, il libro si aggiudicò il premio Hugo nel 2005 come miglior romanzo. Nello stesso anno Jonathan Strange & il Signor Norrell approdò anche in Italia grazie alla Longanesi, che offrì ai lettori la possibilità di scegliere tra una copertina nera e una bianca.

La Bloomsbury sponsorizzò il romanzo come “un Harry Potter per adulti”, continuando a cavalcare l’onda del successo della Rowling, altro asso delle proprie scuderie.

In effetti gli ingredienti per accattivare il pubblico ci sono tutti: magia, avventura, l’affascinante Inghilterra del XIX secolo e personaggi di forte presa. Non c’è da sorprendersi quindi se all’opera prima di Susanna Clarke si interessarono anche le case cinematografiche di Hollywood. Dopo varie vicissitudini è stata la BBC America a accaparrarsi i diritti per la trasposizione dell’opera sul grande schermo, dando vita a una serie di sette episodi che dovrebbero essere trasmessi quest’anno.

Tornando al libro, andiamolo a sviscerare nel dettaglio per evidenziare gli ingredienti che hanno suscitato tante acclamazioni.

Ci troviamo nel XIX secolo. L’Inghilterra è impegnata nelle cruente guerre Napoleoniche che mettono a dura prova l’assetto politico-economico del regno. Vi è però un altro aspetto da tenere in considerazione, la magia. Sebbene sia ritenuta per lo più estinta, nelle Accademie gli studiosi ne ricordano il glorioso passato che ebbe il massimo splendore nel Medioevo, ritenuto l’età dell’Oro della magia in cui operavano gli Aurei, i più portentosi incantatori mai esistiti. Il più importante fu il Re Corvo, signore dei Regni Fatati, dell’Inferno e della Gran Bretagna del Nord. La sua improvvisa scomparsa determinò il progressivo deterioramento delle pratiche magiche. Ma la sua leggenda perdura ancora.

Ormai la magia è diventata argomento da salotto, più una cultura personale per facoltosi eruditi che un’arte da coltivare. Eppure pare che vi sia ancora qualcuno in grado di praticarla. Così John Segundus, membro dell’Accademia dei Maghi di York, decide di dare una svolta alle sue ricerche sulla magia volte a smentirne la scomparsa facendo visita a un certo Gilbert Norrell. Di lui si vocifera sia un vero mago, forse l’unico in vita, e che possiede la più vasta biblioteca di magia esistente. Norrell dà effettivamente prova del suo talento e da quel momento in Inghilterra si solleva un putiferio mediatico. Tutti vogliono vedere con i propri occhi il ritorno della magia. Per primo il governo britannico che intende arruolare un mago che possa risultare decisivo nelle campagne contro Napoleone Bonaparte.

Un ulteriore apporto al riaffermarsi della magia in Inghilterra lo fornisce Jonathan Strange. Egli si avvicinò alla magia in maniera curiosa. Rimasto senza lavoro, per far colpo sulla sua innamorata le confidò di voler diventare un mago. Iniziò come autodidatta e ben presto il suo potenziale venne notato da alcuni agenti del Signor Norrell che invitarono Strange a diventarne l’allievo. Nacque così una collaborazione molto particolare tra i due maghi che risollevò il valore della magia inglese. Ma una tale responsabilità è difficile da gestire, specie quando si esplorano mondi dimenticati e pratiche arcane, incomprensibili per una società progressista di stampo illuminista, e le conseguenze rischiano di sovvertire ogni legge empirica.

Il libro ha uno stile narrativo e grafico che ricorda gli antichi romanzi ottocenteschi. La penna della Clarke pare rievocare l’eleganza e la raffinatezza espressive di Jane Austen, condite da una sobria ironia tipicamente inglese. La prosa ha un dolce retrogusto romantico con cui ritrae caldi scenari dell’epoca attraverso un’accorta dovizia di particolari. Ecco palesarsi dalle pagine eleganti salotti, lussuose sale gremite di personaggi singolari, pittoreschi borghi di periferia, ma anche lugubri e decadenti scenari dall’atmosfera gotica. In parallelo alla trama si dispiega un lungo apparato di note a piè di pagina che ricostruiscono vicende storiche, vite di particolari individui e approfondimenti su svariati aspetti della magia. Corredano il tutto le tavole in bianco e nero di Portia Rosenberg, il cui tratto si amalgama alla perfezione con l’impianto volutamente retrò del volume.

Degno di nota è anche la fedele ricostruzione della società dell’epoca. Dai gentlemen dell’alta borghesia alle classi popolari, passando per i domestici, ognuno è perfettamente in linea con il ruolo che ricopre. Su tutti l’apice lo raggiungono i due maghi protagonisti. I loro scambi di opinioni rappresentano un duello all’arma bianca piacevole da seguire. I loro caratteri contrastanti, impuntati sulle proprie ferree convinzioni, li spingono a agire anche in maniera non proprio esemplare. Le molte sfaccettature dei loro caratteri si palesano in particolar modo negli scambi di vedute che li vedono puntualmente cozzare. A lungo andare Strange acquisisce sempre più mordente e, sebbene diventi protagonista solo dopo svariate pagine, si rivela il personaggio più interessante da seguire. Questo può risultare un punto debole della trama, se si considera l’ampio parco di comparse che si alternano nel corso di oltre 850 pagine.

Avendo puntualizzato la mole non indifferente del libro, si arriva al punto cruciale che può far pendere l’ago della bilancia a favore del coinvolgimento o della noia per il lettore. La cura maniacale della Clarke nel ricreare un’ambientazione vivida e credibile le si può ritorcere contro qualora il romanzo venga preso in mano da un lettore più smaliziato, che cerca ritmo e colpi di scena improvvisi. In questo caso i pregi del libro decantati finora sviliscono miseramente. La prosa dal gusto ottocentesco della Clarke poco si addice a riprodurre scene movimentate. La predilezione per i dettagli e i dialoghi, unitamente al ricco apparato di note, non fanno altro che aggravare la stasi del ritmo narrativo, impantanando spesso il lettore nella medesima scena per diverse pagine. La componente magica si manifesta in incantesimi momentanei, dai fini prettamente pratici o scenografici. Scordatevi spettacolari e adrenalinici duelli di magia.

Jonathan Strange e il Signor Norrell risulta quindi una lettura non adatta a tutti. I numerosi riconoscimenti ricevuti, le vendite straordinarie di cui gode non devono far pensare a un romanzo appetibile per tutti i palati. I lettori che amano i classici ottocenteschi, con la loro prosa elegante che dispiega placidamente la trama senza trascurare nessun dettaglio scenico, avranno di che rallegrarsi da questa lettura. Coloro che invece prediligono ritmo e azione rischiano di soccombere alla noia dopo poco.

Jonathan Strange e il Signor Norrell resta comunque un classico della letteratura fantastica, una favola per adulti scritta con espressività e generosità di particolari tali da rendere ogni pagina una piena evasione dei sensi. A patto però che le caratteristiche del libro messe in evidenza nell’articolo si sposino con i gusti personali del lettore.

Recensione a a cura di Christian Lamberti

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