“Sotto un immenso cielo di stelle” di Nancy Horan

 

Editore: Einaudi ISBN-10: 880621778X ISBN-13: 978-8806217785 Pagine:  531  Formato: brossura Disponibile anche in ebook

Editore: Einaudi
ISBN-10: 880621778X
ISBN-13: 978-8806217785
Pagine: 531
Formato: brossura
Disponibile anche in ebook

In libreria, “Sotto un immenso cielo di stelle”, mi è saltato subito all’occhio per la sua copertina meravigliosa. Leggendo la trama, mi sono incuriosita ancor di più. Come resistere al fascino di un romanzo storico dedicato a Stevenson? Ebbene si, questo bel mattoncino ci porta all’interno della vita di due grandi personaggi. Il primo è il già citato Robert Louis Stevenson, famoso autore britannico di “L’isola del tesoro” e “Dottor Jekyll e Mr. Hyde” (solo per citarne alcuni). L’altro personaggio è la moglie: Fanny Van de Grift, americana.

Nancy Horan ha scritto davvero un bel romanzo ed è necessario sottolineare che non è nuova dell’ “ambiente”. Sembra, infatti, che le piaccia scavare nella vita di grandi personaggi per poi romanzarne la vita, come ha fatto per Frank Lloyd Wright, il piú grande architetto del Novecento, in “Mio amato Frank”. L’autrice, documentandosi scrupolosamente, e accedendo non solo alle biografie già pubblicate, ma anche a lettere custodite gelosamente all’interno di alcune biblioteche britanniche e stanunitensi, è riuscita a intrecciare bene realtà storica e immaginazione. Sebbene io non conosca neanche quale sia, in questo caso, il limite delle conoscenze che abbiamo su Stevenson, posso dire che lui e tutti i personaggi che gli girano intorno sono costruiti talmente bene che il romanzo mi è quasi sembrata una biografia di tutto rispetto. Questa capacità della Horan di entrare dentro le persone, anche se non ci sono più, rende Robert e Fanny reali, reali nel modo in cui lei li racconta.

Il titolo “Sotto un immenso cielo di stelle” richiama l’epitaffio che R. L. Stevenson scrisse per se stesso:

Under the wide and starry sky
Dig the grave and let me lie.
Glad did I live and gladly die,
And I laid me down with a will.
This be the verse you grave for me:
Here he lies where he longed to be;
Home is the sailor, home front sea,
And the hunter home from the hill”

Ad un primo sguardo il romanzo potrebbe sembrare un elogio a Fanny, in quanto la prima parte è completamente dedicata a lei e alla sua vita prima di conoscere Robert. 

Fanny Van de Grift

Fanny Van de Grift

Fanny è una donna coraggiosa che ha sfidato la propria famiglia e la società per abbattere i pregiudizi che allora ingabbiavano le donne divorziate. Ha lasciato il marito Sam Ousborne in America per andare a studiare arte in Francia, portandosi dietro tre figli e conducendo, per altro, una vita di stenti in quanto il marito non era solito aiutarla. Spostandosi da una località ad un’altra per affinare le sue doti artistiche, fa la conoscenza di Robert, allora 23enne e quindi giovanissimo (lei era molto più grande), scrittore ancora “acerbo”. I due si innamorano in poco tempo ma tra una vicessitudine ed un’altra Fanny decide di partire improvvisamente per l’America per dare un’ultima possibilità al marito. L’amore è così forte tra i due che continuano a scriversi e Robert, nonostante la salute precaria (si pensa soffrisse di tubercolosi), compie un viaggio per raggiungerla e i due finalmente riescono a sposarsi.

Questo libro non è altro che un’opera dedicata alla loro storia d’amore (ma non solo), che non si arresta alla riuscita del matrimonio ma prosegue accompagnandoli nell’arco della loro esistenza. I due saranno costretti a viaggiare moltissimo a causa, come già scritto prima, della malattia di lui che lo faceva avvicinare spesso alla morte. Gireranno davvero tanti posti finchè scopriranno che è il mare l’elemento che rende Robert un uomo più forte e così, si trasferiranno definitivamente a Vailima, nelle isole Samoa del Pacifico. La loro fu una vita all’insegna dell’avventura; ciò che accomuna i due protagonisti è proprio questa sete di scoperta, del nuovo, dell’arte, ma anche della scrittura stessa (sebbene fu anche motivo di contrasto tra i due).

La storia d’amore non è altro che un pretesto di cui la Horan abilmente si serve per poi parlare d’altro. Vengono analizzati profondamente, infatti, i legami che vi erano tra Robert e gli amici della comunità letterario-artistica inglese; il che ci permette di fare conoscenza di Henry James, un autore che fu caro amico di entrambi. Viene esplorato il mondo editoriale dell’epoca, mettendo a nudo i meccanismi che lo governavano. I litigi verranno messi in primo piano, non solo per conferire un’atmosfera reale alla narrazione, ma anche per dire al lettore che è attraverso il confronto che nacquero le grandi idee sulla letteratura. Si parla anche di politica e di schizofrenia a causa delle vicende che colpirono i due protagonisti da vicino.

Insomma, questo romanzo è completo sotto tutti i punti di vista. Molto interessante è stato, per me, scoprire il modo di scrivere e di pianificare quello che oggi chiameremmo un “literay plan” di Robert, l’importanza che egli dava alla scrittura, all’ispirazione, ai sogni persino. Leggere del modo e del grado in cui l’ispirazione era in grado di soggiogarlo per giorni interi nei quali non doveva essere disturbato è un qualcosa di veramente speciale che dà l’opportunità di entrare dentro il processo creativo di questo grande autore. Anche in questo caso è importante la presenza di Fanny: Robert, così pieno di possibilità, riesce ad esprimere il suo talento grazie alla moglie che lo consiglia in tutto, persino nella stesura del famoso Dr. Jekyll. Altro aspetto interessantissimo del romanzo è proprio l’evoluzione delle opere e dei personaggi ideati da Stevenson. Diviene facile associare la nascita dei suoi romanzi a certe sue esperienze di vita; e magari sarà stato proprio così. Chi può dirlo? Dietro un grande uomo, vi è sempre una grande donna; mai detto fu più vero. Fanny non era per Robert una semplice musa ispiratrice ma anche un’amica, un’amante ed una “guaritrice” che lo ha salvato più volte dalla morte. Senza i suoi suggerimenti, le idee di Stevenson non avrebbero potuto attecchire nemmeno sul più fertile dei terreni.

Robert

Robert Louis Stevenson

Quando sarà Fanny a star male, il marito arriverà in suo soccorso, temperando il carattere prima impetuoso e poi apatico della moglie, con la sua inesauribile allegria, che è un tratto caratteristico della sua personalità che infatti la Horan non sottovaluta. Non posso accennarvi tutti i momenti che mi hanno commossa per ragioni di spazio ma il funerale di Robert è un evento che non può passare inosservato in quanto a carattere emotivo e simbolico. Ciò che non vi ho ancora detto, infatti, è che gli Stevenson riuscirono ad integrarsi perfettamente tra la gente samoana, tanto che Robert veniva quasi venerato e chiamato “Tusitala” ossia l’uomo che racconta. Il fatto che lui muoia improvvisamente e che i nativi del Pacifico e i cattolici del posto si riuniscano per celebrare un rito condiviso, è un fatto altamente simbolico se si conoscono le vicende relative al colonialismo e lo spirito con cui Robert si è battuto per salvaguardare la cultura delle isole Samoa.

Quello che traspare da questo libro è un insieme di cose: il lavoro attento della Horan nel costruire le personalità, la lotta contro i pregiudizi, l’amore per la lettura e la scrittura, il perdono, il fervore con cui si difendono i principi morali, il male del colonialismo, l’amicizia ed infine l’amore nel suo senso più profondo e più puro, in grado di unire due persone per sempre nonostante i naturali ostacoli che la vita pone.

Recensione a cura della blogger Chiara B.

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