“Harry Potter. Il cibo come strumento letterario” di Marina Lenti

Editore: Runa Editrice ISBN-10: 8897674461 ISBN-13:  978-8897674467 Pagine: 186 Formato: brossura

Editore: Runa Editrice
ISBN-10: 8897674461
ISBN-13: 978-8897674467
Pagine: 186
Formato: brossura

Avevo proprio voglia di reimmergermi nel fantastico mondo di Harry Potter e la casa editrice Runa mi ha veramente aiutata! Si tratta di un saggio dal gusto zuccherino, scritto da Marina Lenti, un’autrice che attualmente è una delle maggiori esperte in Italia della saga potteriana. Ciò che mi ha incuriosito è stato il fatto che ci si focalizzasse su un elemento diverso rispetto alle strade già ampiamente battute, anche nei paesi esteri, come “la filosofia di Harry potter”, “la mitologia di Harry Potter” e quant’altro. L’aspetto messo a fuoco da questo saggio è, infatti, il cibo!

In primo luogo, l’autrice ci illumina su quelle che furono le influenze letterarie della Rowling bambina e di come queste si siano riflesse nelle sue opere. Tra gli autori cui la Rowling sembra essersi ispirata (consciamente o meno), non mi ha sorpreso leggere il nome di C.S.Lewis. Un’autrice che non mi sarei mai aspettata di ritrovare in questo contesto è, invece, la Goudge, autrice di “Moonacre” (o meglio, “Il cavallino bianco“), opera che qui in Italia è passata in sordina.

Dopodiché, la Lenti si focalizza sullo stile della Rowling e sul suo modo di descrivere l’ambiente in cui si mangia. L’argomento viene ampiamente approfondito analizzando le differenze tra l’autrice di Harry Potter e la Goudge. Interessantissimo è il significato che per il maghetto ha il “mangiare insieme“; un significato che ci coinvolge un po’ tutti, perchè il concetto di fondo che viene discusso è la nutrizione che il figlio riceve dalla madre, non solo in senso fisico ma anche e soprattutto emotivo. Se consideriamo che Harry non ha una famiglia e che i suoi zii sono davvero cattivi, possiamo comprendere allora l’importanza vitale che le tavolate di Hogwarts assumono sia per Harry che per noi lettori.

Vi è anche un’approfondimento sulla traduzione della saga, da me ampiamente condiviso, che va dai problemi relativi al voler a tutti i costi italianizzare certi aspetti del cibo che poi inevitabilmente ricadono su tutto l’impianto narrativo, fino al problema del passaggio della traduzione che rende la saga un’opera discontinua. 

E’ stato stimolante scoprire varie cose sull’aspetto etico del cibo su cui non mi ero mai soffermata. La Rowling, infatti, non ha venduto i propri diritti al Mc Donald, ad esempio, o ad altre grandi organizzazzioni che vanno contro il benessere alimentare dei minori; per questo motivo tutti gli operatori coinvolti hanno dovuto seguire una rigida linea per la realizzazione di tutti i dolciumi e dei vari cibi preparati attualmente nei vari parchi a tema, o venduti su internet, come le gelatine Tutti i gusti +1. 

Vi consiglio la lettura del saggio se siete degli appassionati della saga, o anche semplicemente se volete approfondire l’aspetto del cibo nella letteratura fantasy.

Una menzione la merita anche il ricettario con tutti i cibi citati nella saga, che potrete divertirvi a preparare. Specialmente la burrobirra e tutti i dolcetti di Mielandia.

Recensione a cura della blogger Chiara B.

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