“Rosa candida” di Audur Ava Ólafsdóttir

 

“Rosa candida” è il romanzo scritto dall’islandese Audur Ava Ólafsdóttir, edito nel 2012 da Einaudi nella collana Supercoralli, e vincitore di numerosi premi. Forse per il nome impronunciabile dell’autrice – in realtà anche quasi tutti i nomi dei protagonisti lo sono – , oppure per la trama all’apparenza troppo lineare, in Italia non ha avuto la giusta risonanza. Ebbene sì, perché questo romanzo ambientato in una terra fredda e lontana, non contempla vampiri, così come nemmeno sterili rapporti di sesso, che tanto infiammano l’immaginario collettivo.

“Rosa candida” è un libro che tratta del rapporto che hanno i vivi con la morte, quando l’improvvisa perdita di una persona cara – in questo caso la madre del protagonista – li mette davanti a domande infinite. È una storia che parla di giovani e della loro percezione del corpo, e del fatto di dover diventare improvvisamente adulti perché, sebbene del tutto impreparati, hanno messo al mondo un figlio. È l’eterna storia del giovane uomo che va alla ricerca di se stesso nel mondo, e che ha bisogno di prendersi il suo tempo, per osservare e per sperimentare, prima di arrivare alla decisione che tanto fa paura: mettere su famiglia.

A 22 e 24 anni, quanti ne hanno i protagonisti Lobbi e Anna, l’amore non sembra poter durare, e il fatto di avere avuto un figlio fuori programma, pare defraudarli di qualcosa. Inoltre, cedere al sentimento per poi vederlo naufragare, sarebbe un fallimento troppo doloroso da sopportare. Meglio la fuga, quindi. Prima che sia troppo tardi.

A soli 22 anni, Lobbi lascia l’Islanda, in cui vive con un anziano padre che lo soffoca di attenzioni, e il gemello autistico Josef. Avendo da sempre la passione per il giardinaggio e soprattutto per le rose, egli ha accettato un incarico in un leggendario roseto, pubblicizzato sulle guide turistiche, situato in un monastero in un piccolo paese nel Nord Europa.

A trasmettergli la passione per i fiori è stata l’amata madre, deceduta pochi mesi prima in un incidente d’auto. Questa passione rende Lobbi “diverso” dai suoi coetanei: senza dubbio più sensibile e dall’animo edonista.

Sette mesi prima, frutto di una sola notte di sesso, Lobbi ha avuto una bambina, Flòra Sòl, che vive con la madre Anna, una ragazza che in pratica egli conosce appena e di cui non sa nulla.

Durante il lungo viaggio, che si rivelerà un percorso di formazione, il ragazzo porta con sé alcune piantine di una pregiata rosa a otto petali, il cui gambo è privo di spine. Una qualità rara di rosa, che era tanto cara alla madre.

Una volta giunto al monastero, dove la “rosa candida” troverà nuova dimora, Lobbi farà la conoscenza di padre Thomas, un cinefilo che vede nei film d’autore una soluzione ai problemi esistenziali. Per Lobbi, guardare quei film in compagnia del religioso, sarà come una sorta di terapia, capace di offrirgli nuovi spunti per affrontare la vita.

L’imprevisto arrivo di Anna con la piccola Flòra Sòl, in quel posto sperduto e solitario, arroccato su un monte, porterà nel ragazzo i cambiamenti più significativi, allorquando egli si renderà conto di potere essere un bravo padre e, soprattutto, di sentire dentro di sé un desiderio di famiglia.

Qualcuno ha definito questa storia “inconsistente”. Certo, lo è, ma nella misura in cui due ragazzi di vent’anni riflettono sul mondo e sulla loro vita, e hanno paura di ritagliarsi un domani perfetto, di coppia con una figlia, perché pensano che non durerà. Perché ritengono di avere ancora tanto da vedere e da fare, prima di ritirarsi insieme sopra un monte. L’esperienza giunge col tempo e solo con la maturità si capisce cosa in realtà sia meglio per sé.

Lobbi è vittima delle sue insicurezze e dei suoi troppi “non-detto”. Ha paura di dichiararsi e ad esprimere i suoi sentimenti. Teme di rivelare ad Anna il suo amore, perché è certo del suo rifiuto.

È una storia che forse porterà al sorgere di varie interpretazioni, dove i protagonisti sono vittima dei loro pochi anni; nella quale però si respira un grande senso di pace e di amore per le piccole cose. Le coltivazioni, le ricette di cucina, il piccolo paese dove i pochi abitanti si conoscono tutti, strutturano una storia ordinaria, nella quale è facile immedesimarsi.

Quindi se cercate vampiri oppure scene hard, non leggete questo libro. Se invece volete immergervi in una storia che pulsa di vita e di esperienze talmente “semplici” da sembrare reali, “Rosa candida” attende un vostro riscontro.

Recensione a cura della scrittrice, poetessa e critica letteraria Cristina Biolcati

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