“Se mi cerchi non ci sono” di Marina Mizzau

“Se mi cerchi non ci sono” (Manni Editore, 2015) è il romanzo di Marina Mizzau tra i 12 libri selezionati per il Premio Strega 2015.

Si tratta di un’opera corale, dove i personaggi sono molti e tutti insieme calcano la scena. Ne parlo come fosse un film, perché si presterebbe ad una trasposizione cinematografica.

Leonardo è morto all’improvviso, ma vive nella memoria e nelle parole dei suoi congiunti. Al suo funerale ci sono le due mogli, due figlie, una zia novantenne, un cugino un po’ strambo, amici e colleghi – era docente universitario.

Queste persone trascorrono le giornate successive nella casa in cui Leonardo viveva da solo, così come organizzano ritrovi al bar e al ristorante, dove fra chiacchiere di cibo, barzerlette e giochi di parole, ricordano il defunto e il tempo che hanno trascorso con lui.

“Ricordi come Leonardo mescolava il caffè, non la finiva più/ Ma se non beveva mai caffè/ Ma sì che lo beveva, prima del sigaro/ Con me no, il sigaro in casa non lo sopportavo”.

Ognuno dice la sua, in quell’atmosfera resa meno formale dalla condivisione, dove i freni inibitori sembrano venire meno e le persone si rivelano per quello che sono.

Affiorano così propositi per il futuro; amori che forse stanno nascendo, o forse non si sono mai del tutto sopiti; così come retaggi del passato.

I personaggi vengono caratterizzati tramite delle lettere che Leonardo aveva lasciato ad ognuno di loro al computer. Aneddoti vissuti insieme, oppure solo raccontati, che lui ha provveduto a ricostruire alla luce della sua fervida immaginazione.

La storia è narrata da una donna, che rimane sempre in secondo piano, e che si rivela solo alla fine come una ex allieva di Leonardo, segretamente innamorata di lui –  ma forse neppure così tanto segretamente.

Il titolo, un po’ singolare, nasce da un problema di enigmistica – rebus o crittografia, o forse tutti e due – con cui Leonardo “sfida” i suoi congiunti. CCC (2, 2, 6, 3, 2, 4). Semicerchi, non C sono.

Da una storia non proprio originale, è uscito un romanzo piacevole, grazie allo stile accattivante dell’autrice, sempre volto ad indagare la psiche dei personaggi, più che l’ambiente esteriore e le descrizioni fisiche. Flussi di parole e pensieri, come ci fosse un fiume in piena.

Ho notato alcuni espedienti un po’ forzati, tipo quello di un uomo, in piena salute, che morendo all’improvviso ha pronte delle missive per tutte le persone accorse al suo funerale. Davvero quello che si dice un connubio fra sesto senso e tempismo perfetto.

Leonardo è uno scrittore mancato che ha dovuto invece “accontentarsi” di fare l’insegnante. E questo si evince dalle sue lettere, dove privilegia una prosa strutturata ad arte, studiata anche un po’ per stupire il suo interlocutore, anziché giungere al vivo del messaggio.

“Se mi cerchi non ci sono” è un’opera che per certi versi ricorda i film di Ozpetek, quali ad esempio “Saturno contro”, dove la forza per reagire ad un lutto improvviso la si trova dalla comunanza con gli amici. Basta non stare soli, perché si cederebbe allo sconforto, e allora sarebbe la fine.

Alcune parti dove l’autrice esula dalla trama e si mette ad elencare, per esempio, tutti i tipi di caffè o di gelato, non le ho trovate pertinenti e avrebbero potuto essere evitate. La sensazione che si ha, è che abbia voluto, in gergo, “allungare il brodo”. E non ce ne sarebbe stato alcun bisogno.

Recensione a cura della scrittrice, poetessa e critica letteraria Cristina Biolcati

 

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