“Santa degli impossibili” di Daria Bignardi

S’intitola “Santa degli impossibili” l’ultimo libro della giornalista e conduttrice televisiva ferrarese Daria Bignardi. Il titolo, che fa riferimento a Santa Rita, non aveva attirato la mia attenzione, ma sarebbe stato un vero peccato se, un po’ per caso, io non lo avessi letto. Non conoscevo la Bignardi scrittrice ed è stata una rivelazione.

L’opera è stata pubblicata nel maggio 2015 da Mondadori, nella collana Scrittori italiani e stranieri.

Narra la storia di Mila, una quarantenne inquieta perché troppo sensibile, alla continua ricerca di istanti di vita, di situazioni in cui venga congelato il momento “perfetto”; quell’attimo di pace da considerarsi appagante. Mila è cresciuta nel piacentino, figlia molto amata di due genitori che l’hanno sempre incentivata ad aiutare il prossimo. Da anni vive a Milano, è rimasta orfana ed è sposata con Paolo, un uomo che non ama perché non riesce a capirla. Un marito che starebbe bene nel suo quieto vivere, senza che nessuno gli facesse troppe domande o si struggesse per le ingiustizie del mondo. La coppia ha tre figli: la dodicenne Maddie e i gemelli di sette anni Marco e Tito. La famiglia assorbe completamente Mila, tanto che da quando ha avuto i gemelli ha rinunciato al suo lavoro a “Il Corriere della Sera”, per ritirarsi nella redazione di un mensile di provincia che le lascia più tempo libero.

Un giorno rimane vittima di un incidente stradale, causato da un “impulso segreto” al quale ha dovuto cedere e finisce un mese in ospedale. Qui conosce Annamaria, insegnante laica, che le parla di Santa Rita, la santa delle cause impossibili; una figura della sua infanzia, poiché era proprio la santa a cui si rivolgeva sua nonna in preghiera.

“Sei una mistica, come santa Rita. Stai male perché non stai facendo la vita che dovevi”.

Mila è un personaggio tormentato e pieno di contraddizioni. Avverte forte il bisogno di trascendenza, anche se dalla morte dei genitori si ostina a dichiarare di avere perso la fede, e sa cogliere l’amore del mondo che, in sordina, potrebbe salvare.

Ciascun capitolo è narrato da un personaggio della famiglia che, a modo proprio, racconta quello che succede nel quotidiano. Mila, Paolo e Maddie: tre modi diversi di vedere le cose, ma un unico cruccio per quella madre inquieta, che non trova pace e che tutti sanno essere infelice. Sempre stanca e assente, la “paladina degli sfigati”, come ama definirla Paolo, presta servizio al carcere di San Vittore e ama gli ultimi. Proprio come quella Santa dei casi disperati.

Questo romanzo è breve e si presta ad essere letto in pochissimo tempo. La prosa fluida della Bignardi scorre senza intoppi, concentrandosi sugli stati d’animo, più che su inutili descrizioni.

Sicuramente è un libro che fa riflettere, sul senso di colpa che colpisce alcune donne di famiglia, quando avvertono di non essere sufficientemente appagate dal loro “mestiere” di madri.

Un disagio che percepisce chi, come Mila, ama ad esempio gli animali più delle persone e ha sempre mille attenzioni per i ceti meno abbienti, mentre la moltitudine dà loro noia.

“La famiglia non può bastare a riempire la vita di una come te, tu hai bisogno di fare qualcosa per gli altri, non solo per i tuoi figli.

Ho sentito pareri negativi su questo romanzo, definito “inconcludente”, che “parla di nulla”. Secondo me invece l’autrice è stata molto brava ad esprimere tutte le contraddizioni e il disagio interiore di questa donna. Perché in fondo chi è colpito da depressione, inconcludente lo è. Vorrebbe attivarsi, dato che si rende conto di deludere chi lo circonda, ma non ci riesce. Non sa provare un entusiasmo che non ha. Allora inizia le cose, ma poi se ne disinteressa. Parla, come fosse un fiume in piena, senza troppo riflettere sulle conseguenze. Ricorda il passato, medita sul futuro, pensa a che cosa sarebbe meglio fare. Ma poi, solitamente preferisce stancarsi nel fisico, mentre la mente riamane “immobile”. Esattamente quello che ha fatto Mila, in queste poche pagine.

Recensione a cura della scrittrice e critica letteraria Cristina Biolcati

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