“La trilogia dei fulmini” di Mark Lawrence

Copertina rigida: 921 pagine Editore: Newton Compton (18 giugno 2015) Collana: Super insuperabili Lingua: Italiano ISBN-13: 978-8854178809

Copertina rigida: 921 pagine
Editore: Newton Compton (18 giugno 2015)
Collana: Super insuperabili
Lingua: Italiano
ISBN-13: 978-8854178809

Ci risiamo: l’ennesimo accostamento a George Martin. Si tratta della Trilogia dei Fulmini (The Broken Empire Trilogy), di Mark Lawrence – americano di nascita, poi trasferitosi in Inghilterra –, che con Il Trono di Spade non ha niente da spartire, a meno che un impero vessato da faide nobiliari per il potere, una prosa esplicita e una spruzzata di magia siano schiaccianti elementi di emulazione, nel qual caso gran parte dei fantasy dovrebbero essere derivazioni Martiniane. Ma vabbè, ormai sappiamo quanto le case editrici puntino a spremere questa gallina dalle uova d’oro.

Guarda caso è l’autore stesso a sottolineare il proprio distacco dalla tendenza delle saghe articolatissime, protratte oltre il necessario, annacquando situazioni che alla lunga imbalsamano la storia. D’altronde la prolissità accattivante di Martin è dono di pochi.

Scrive Lawrence: “Riconosco che avrei potuto far prendere agli eventi una direzione che mi avrebbe consentito di scrivere un libro 4, un libro 5, 6 ecc.

[…] I personaggi che superano la data di scadenza hanno la tendenza a trasformarsi in caricature di se stessi, a ripercorrere sempre lo stesso cammino, diventando sempre più stantii.

La Trilogia dei Fulmini è composta da:

  1. Il Principe dei Fulmini (Prince of Thorns).
  2. Il Re dei Fulmini (King of Thorns).
  3. L’Imperatore dei Fulmini (Emperor of Thorns).

Ho riportato volutamente il titolo originale per evidenziare un altro strafalcione editoriale. La traduzione corretta di “thorns” sarebbe “rovi” o “spine”. Infatti il protagonista è legato strettamente a questo termine, come vedremo dopo. “Fulmini” invece non c’entra nulla, al massimo ha il demerito di fuorviare chi osserva per la prima volta la copertina senza conoscere la trama. Alla Newton Compton credevano forse che una traduzione fedele avrebbe fatto passare il libro per una guida botanica? Mistero…

La Trilogia dei Fulmini ha ottenuto un grandissimo successo, il terzo volume ha vinto il David Gemmell Legend Award for best fantasy novel nel 2014. Infatti, ve lo dico da ora, quest’opera merita davvero.

Partiamo dall’ambientazione. Il mondo è simile al nostro, collocabile in un approssimativo Alto Medioevo smembrato dalla Guerra dei Cento (il numero delle casate nobiliari) che va avanti da troppo tempo. Il fine degli scontri è accaparrarsi il trono imperiale e ottenere così il dominio sull’Impero Spezzato.

Nei sotterranei dei castelli e nel sottosuolo si celano macchinari avveniristici attribuiti ai Costruttori, risalenti a un’epoca precedente in cui proliferava la tecnologia, e la scienza aveva aperto all’uomo l’accesso a energie quantiche in grado di modificare la materia, l’energia, l’esistenza stessa. Energie che al tempo dell’Impero Spezzato sono considerate magie. Poi un’inondazione globale dovuta all’innalzamento del livello delle acque, in concomitanza con esplosioni di probabile natura nucleare, hanno spazzato via la civiltà dei Costruttori. Il loro retaggio comunque inciderà più volte il corso della storia, nella quale essi giocheranno un ruolo importante in vista del finale.

Passiamo alla trama, sviluppata lungo un alternarsi di vicende passate e presenti. Il protagonista è Jorg, figlio di re Olidan della Casa degli Ancrath. Da bambino Jorg ha visto uccidere la madre e il fratello William in un agguato teso dal duca di Renar, mentre lui è finito intrappolato nelle spine di un roveto, impotente. La sua carne porterà per sempre le cicatrici di quel giorno, che gli bruceranno corpo e anima in un tormentoso senso di vendetta. Da qui l’importanza di una traduzione letterale dei titoli della trilogia.

A seguito della tragedia familiare Jorg lascia Alto Castello insieme a una banda di mercenari – i Fratelli – liberati dalle segrete, di cui diventa il capo qualche anno dopo. Se re Olidan è restio a intraprendere un’azione punitiva contro il duca di Renar, allora Jorg è deciso a prendere in mano la situazione e risolverla a modo suo. Non importa se alle spalle si lascerà un fiume di sangue, non importa se in quel fiume galleggeranno i cadaveri di donne e bambini, ceneri di interi villaggi e qualsivoglia nefandezza. La sua anima è contaminata dai mali del mondo, e per farvi fronte è deciso a diventare più impietoso dei nemici. Questi non sono solo le casate nobiliari, perché alla Guerra dei Cento prendono parte creature e poteri sovrumani (e disumani), rendendo la contesa un’oscura partita giocata su più livelli, tanti quante sono le tipologie di forze in campo.

Già dalle prime pagine, a dispetto della sua giovane età, Jorg viene presentato (per essere più precisi è Jorg stesso a presentarsi, visto che la narrazione si svolge in prima persona) come un ragazzino implacabile, capace di tenere testa a gentaglia più grossa di lui. La strada è stata il campo d’addestramento che lo ha cambiato, se in meglio o in peggio valutatelo voi. In Jorg l’innocenza è stata estinta dalla brama sanguinaria e da una gelida impassibilità nell’attuare gli intenti più atroci. Quest’ultimo aspetto gli permette di rivoltare lo stallo di ogni situazione, lasciando spesso spiazzati i compagni, i nemici e il lettore.

L’ottima caratterizzazione del protagonista sta anche nel renderlo consapevole delle ombre che gli percuotono l’anima. Egli sa di non potere ambire a una redenzione, nemmeno nel momento più bello della sua vita (che avverrà nel terzo volume), quando sentimenti più amorevoli proveranno a farsi largo nel suo cuore, soffocati prematuramente dall’odio che lo alimenta da troppo tempo.

“Sono cresciuto, ma qualunque mostro possa vivere dentro di me è sempre stato mio, una mia scelta, una mia responsabilità, una mia colpa se volete.

Questo è ciò che sono, e se volete delle scuse, venite a prenderle”.

Da quanto detto si intuisce quanto lo stile di Mark Lawrence risulti crudo, volutamente spinto per evidenziare la vita malsana e cruenta in cui si muovono i suoi personaggi, tetre marionette in balia di eventi più grandi di loro a cui cercano di far fronte con un temperamento spietato. Nell’Impero Spezzato non c’è posto per i deboli. Ogni forma di pietà viene contraccambiata con la morte. Da tutto questo emergono con impatto le riflessioni dei personaggi più carismatici – Jorg su tutti, ovviamente –, i cui dialoghi lasciano il segno per la loro vibrante resa.

Poche cose non mi hanno convinto della Trilogia dei Fulmini. Su tutte l’andamento troppo frammentario del primo libro, Il Principe dei Fulmini. L’autore sbalza eccessivamente il protagonista da un posto all’altro, spesso con delle motivazioni non proprio plausibili o comunque non ben sviluppate, come a voler forzare l’andamento della storia. Senza contare il finale sbrigativo, oltre che fortunoso per il protagonista.

Aggiungo che molti personaggi secondari non presentano il dovuto spessore. Prendiamo i Fratelli come esempio. Vengono tratteggiati brevemente in trafiletti a inizio capitolo, ma quanto detto di loro non trova un riscontro tangibile nelle vicende, finendo per raderli a una massa omogenea di guerrafondai, senza particolari tratti distintivi, a eccezione di un paio di loro.

A parte questi appunti, la Trilogia dei Fulmini si staglia gloriosa sul panorama del fantasy moderno. Una storia coinvolgente, ottimamente narrata a suon di colpi di scena e momenti topici che ricorderete anche dopo aver concluso la lettura. Specialmente dal secondo volume verrete travolti da ondate a ripetizione di adrenalina che vi farà divorare le pagine.

Complimenti a Mark Lawrence, di cui spero verranno tradotte altre sue opere, magari con maggiore accortezza. Nell’attesa godetevi la Trilogia dei Fulmini.

Recensione a cura di Christian Lamberti

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