“Le ragazze di Kabul” di Roberta Gately

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Una storia cruda e commovente, un romanzo che appassiona e non può lasciare indifferenti, poiché descrive una realtà totalmente diversa dalla nostra, con usi e costumi che hanno dell’incredibile. “Le ragazze di Kabul” di Roberta Gately (Newton Compton Editore, 2012) mette in scena la storia di due giovani donne agli antipodi che, nonostante tutto, condividono un’amicizia profonda,  accomunate dal medesimo coraggio e dalla stessa voglia di lottare. Anche se, a ben dire, qui i veri protagonisti sarebbero la guerra e il regime di terrore di chi vive in un paese continuamente sotto assedio, quale l’Afghanistan.

Roberta Gately, l’autrice, conosce bene la materia, in quanto è stata operatrice umanitaria e ha trascorso sei mesi come infermiera volontaria in queste zone bellicose. La parte più interessante del romanzo, infatti, è proprio quella che descrive le città e i suoi abitanti,  con la povertà e le privazioni che essi sono costretti a subire da parte dei talebani, che come scopo hanno quello di “uccidere” l’istruzione, distruggendo scuole, sparando su chiunque osi solo alzare la testa, proibendo i giochi ai bambini, ed imponendo alle donne di indossare il burqua.

Elsa è un’infermiera americana ventiduenne che, desiderando fare qualcosa di concreto per il prossimo, lascia la sicurezza della sua casa per mettersi al servizio di un’associazione umanitaria. Viene inviata come volontaria in un piccolo paese afgano, con le case costruite di fango, senza elettricità né acqua corrente. Qui la guerra è di casa e la gente, oppressa dalla fame e dalle malattie, muore come mosche.

Parween, a mio avviso il personaggio più bello, è una ragazza afgana che ha perso il marito, ucciso dai talebani, che ora odia in maniera profonda. Di indole ribelle, la ragazza non intende assoggettarsi al loro volere, e li combatte con tutte le sue forze, al fine di salvaguardare la libertà del suo popolo.

La stessa passione per il rossetto – simbolo di femminilità e cura di sé, proibito dal nemico alle donne afgane – contribuisce a fare incontrare le due protagoniste, che diventano subito amiche.

Insieme, Elsa e Parween, lottano per difendere le persone a loro care, portando avanti la loro dignità di donne e rifiutandosi di cadere in quell’oscurantismo che uomini malvagi ed ignoranti – nel senso che ignorano tante e tante cose – avrebbero in serbo per loro.

Il rito del matrimonio, descritto nei minimi particolari, dove uomini e donne festeggiano separatamente, così come quello dei funerali o dei cibi consumati, rappresentano un documento importante per riuscire a comprendere questi paesi e le loro tradizioni.

Nonostante la storia d’amore col soldato Mike si abbandoni a picchi smielati degni dei più grandi romanzi Harmony, “Le ragazze di Kabul” rimane un libro interessante dal punto di vista storico, ed emozionante da quello umano.

Esso rappresenta un piccolo “vademecum” per cercare di immaginare questi luoghi, fornito da chi li ha vissuti davvero. L’opera cede quindi il passo ad un pezzo di storia che dopo l’11 settembre 2001 riguarda tutti, ed è diventato parte integrante dell’immaginario collettivo.

Recensione a cura della scrittrice e critica letteraria Cristina Biolcati

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