“Gli eredi di Atlantide” di Lorenzo Camerini e Andrea Galchierotti

Formato: Copertina flessibile  Pagine: 400  Editore: Il Ciliegio (1 gennaio 2015) Prezzo: 19€ ISBN: 9788867712212

Formato: Copertina flessibile
Pagine: 400
Editore: Il Ciliegio (1 gennaio 2015)
Prezzo: 19€
ISBN: 9788867712212

Lorenzo Camerini e Andrea Galchierotti sono amici di vecchia data. Appassionati di romanzi heroic fantasy e d’avventura, sfornano la loro prima collaborazione: Gli eredi di Atlantide. In esso le loro passioni letterarie si sposano dando vita a un avvincente viaggio per terre e mari traboccanti di mostruosità e portenti, in un’epoca sfumata nel mito da cui riecheggia un nome dal fascino intramontabile, Atlantide.

Nel romanzo di Camerini e Galchierotti rivivono i momenti finali della leggendaria città perduta, dal momento che la storia prende il via dalla sua distruzione. Una tragedia peraltro preannunciata dal Grande Sacerdote Alkmeones, al quale però il re Xeomenes e l’Alto Consiglio non hanno dato ascolto, spregiandolo come folle visionario.

Eppure i segni astrali sono chiari per Alkmeones che, in previsione dell’ineluttabile fato, convoca in segreto Adhon, l’ufficiale delle falangi atlantidee, a cui dà il compito di radunare una ciurma, fare vela verso il Mare Interno e ripopolare in un luogo sicuro la nobile stirpe atlantidea. Adhon è un uomo retto, quindi il Grande Sacerdote si fida dell’equipaggio che l’ufficiale sceglierà per una missione tanto delicata. Prima di salpare Alkmeones gli affida il Nyktifes, l’Occhio della Grande Madre (custodito nei sotterranei del Grande Tempio della Madre Primigenia), un congegno meccanico creato dagli Antichi, precursori degli atlantidei.

Infine la città dei Cinque Anelli viene cancellata da un maremoto epocale, conseguente alla caduta della stella Ninmah.

I superstiti a bordo della nave Dysmacos iniziano l’odissea. Come nel poema omerico, l’equipaggio si ritrova a solcare mari sconosciuti, approdando in terre infestate da poteri malefici, altre abitate da popolazioni esotiche. Tuttavia il nemico più pericoloso è un’altra ciurma, anch’essa sopravvissuta al cataclisma di Atlantide, che è disposta a tutto pur di impossessarsi dell’Occhio della Grande Madre.

La prosa ricercata degli autori, in sintonia con l’argomento trattato, riesce nell’intento di infondere quell’atmosfera tipica delle antiche epopee. Ecco assumere consistenza le pittoresche città da favola, i suggestivi scorci naturali che scandiscono gli spostamenti dei personaggi, gli infidi luoghi remoti in cui si rischia la vita a ogni passo. Il tutto riprodotto con calde pennellate che conferiscono a molte scene quell’antica e accogliente contestualità sognante, tipica in special modo delle mitologie mediterranee.

L’immediatezza dell’intreccio, lineare e estremamente avventuroso, l’ho trovata un’arma a doppio taglio. Sebbene da un lato favorisca la fruibilità del testo facendolo scorrere con leggerezza, dall’altro questa stessa leggerezza rischia di livellare la profondità della storia. Per capirci: la trama procede lungo una linea retta che, seppure costellata di incidenti di percorso, non contempla brusche e inattese variazioni, né un intreccio altamente articolato. Anche i personaggi mantengono una condotta lineare. La loro natura iniziale rimane costante, netta, senza sfaccettature a ombreggiarne la facciata. In sostanza è facile capire quali siano i “buoni” e quali i “cattivi”, quali comportamenti attendersi dagli uni e dagli altri. Resta il fatto che, per quanto prevedibili nei rispettivi ruoli, i personaggi sono accattivanti e funzionali.

Tirando le somme, Gli eredi di Atlantide si pone come un romanzo d’esordio di grande fascino e godibilità. Se amate le antiche leggende, o comunque l’epos in generale, questa lettura ne contiene tutti gli elementi, per di più coadiuvati da un solido apparato storico (è palese quanto la cura dei dettagli sia frutto di accurate ricerche storiografiche) che rafforza l’immersione nella storia.

Recensione a cura di Christian Lamberti

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