“Sull’orlo del precipizio” di Antonio Manzini

2015 Il divano n. 303 128 pagine EAN 9788838934827 prezzo 8,00 euro disponibile in ebook

2015
Il divano n. 303
128 pagine
EAN 9788838934827
prezzo 8,00 euro
disponibile in ebook

È molto divertente il breve romanzo di Antonio Manzini “Sull’orlo del precipizio”, pubblicato il 30 novembre 2015 da Sellerio Editore. Le risate però sono di quelle amare, perché l’opera paventa un futuro “distopico” per l’editoria e per la letteratura in generale. Un po’ come accadeva nel classico “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, ma qui i libri non vengono bruciati da un potere esterno, bensì rovinati da chi dovrebbe tutelarli e dare loro una storia.

Giorgio Volpe, il protagonista, è uno dei più grandi scrittori italiani. Al suo attivo ha numerosi romanzi con un numero spropositato di copie vendute, nonché premi letterari prestigiosi. Il 2 ottobre 2015 egli mette finalmente la parola “fine” all’opera che lo ha tenuto impegnato per ben due anni, alla quale ha dato per titolo “Sull’orlo del precipizio”. Ottocento pagine di vicende legate alla sua famiglia e a quella del Paese – con un riferimento particolare ad aneddoti sul fascismo -, che lo scrittore l’indomani prevede di consegnare alla sua editor storica, Fiorella Chiatti. Il libro è destinato senza dubbio a diventare un altro bestseller e, per festeggiare, Giorgio se ne va in vacanza ad Ischia con la moglie Bianca.

Al ritorno, invece di Fiorella, alla sua porta si presentano due tipi dall’aspetto “improbabile”, inviati dalla casa editrice per il lavoro di editing al suo libro. Attraverso un dialogo esilarante, che veramente suscita grasse risate, Aldo di Macerata e Sergej il russo – fra l’altro quest’ultimo nemmeno parla italiano correttamente – gli propongono grandi cambiamenti.

Aldo è avvezzo a tradurre nientemeno che Manzoni, al fine di creare un linguaggio più adatto ai giovani. Comico è il suo personale incipit dei “Promessi Sposi”:

“Quel pezzo di lago in provincia di Como (città di 85 mila abitanti, situata in Lombardia dove nacquero Plinio il vecchio, Plinio il giovane e Alessandro Volta, l’inventore della pila), che davvero non si incula nessuno, sperduto in mezzo a montagne lunghe lunghe, pieno di insenature e golfi, si restringe all’improvviso e, toh, sembra quasi un fiume.”

Sergej invece traduce Tolstoj, ma a modo suo. Da “Guerra e Pace” toglie la guerra, cosicché per le generazioni future rimanga soltanto quel sentimento idilliaco di fratellanza e positività. La “Pace”, appunto.

Giorgio Volpe, ovviamente – come del resto il lettore -, precipita in un clima surreale che molto ha del grottesco. La sua casa editrice non esiste più, e i vari marchi storici che ne hanno fatto parte sono stati riuniti nell’unica e potentissima Sigma. La lingua italiana è stata surclassata da una nuova tipologia di prosa, alla quale tutti gli scrittori dovranno d’ora in poi attenersi, che viene individuata nella cosiddetta “lingua indigena”.

Spariscono così le metafore, e soprattutto la poesia: tanto nessuno la compra. Il tentativo di Giorgio Volpe di ribellarsi e salvaguardare il suo diritto all’espressione, rifugiandosi presso piccole case editrici, fallisce. La Sigma tutto controlla, e arriva persino a rapire sua moglie, allo scopo di fargli accettare le nuove regole.

Antonio Manzini, in questa satira spietata e al tempo stesso spassosa, ha messo in luce il pericolo della fine della libertà d’espressione, dell’editoria e della stessa cultura. Uno scenario che per il lettore può apparire angosciante, ma che per uno scrittore diventa inconcepibile.

Oggigiorno non ci si può più fidare di niente e di nessuno, è vero. Speriamo però che non si debba mai arrivare a tanto e che “Sull’orlo del precipizio” rimanga solo una piacevole lettura.

Recensione a cura della scrittrice e critica letteraria Cristina Biolcati

 

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