“La sumera” di Valentino Zeichen

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                                                              Codice ISBN 9788876258220
                                                              Collana: le strade (n.271)
                                                              Pubblicato novebre 2015
                                                              Prezzo in libreria: € 16,00
                                                              Disponibile in e-book

 

È un libro colto La sumera, pubblicato da Fazi Editore nel novembre 2015, ricco di citazioni provenienti dal mondo dell’arte, del cinema e del costume. Ma soprattutto è un’opera che, pur non avendo una trama particolarmente strutturata, risulta molto piacevole da leggere, a causa di una prosa raffinata e musicale. Questo perché il suo autore, Valentino Zeichen, è un poeta, e questa sua particolare inclinazione si percepisce anche quando si esprime in un romanzo. Nato a Fiume nel 1938, l’autore vive da sempre a Roma. Proprio nella Capitale è ambientata questa storia, e si avverte che sia un territorio da lui ben conosciuto ed esplorato.

I tre protagonisti sono Ivo, Paolo e Mario, ormai sulla quarantina, che giocano a fare gli eterni ragazzi e si rifiutano di crescere. Un po’ come quei “vitelloni” di felliniana memoria; un po’ con quell’atmosfera, a tratti surreale, che si respira ne “La grande bellezza” di Sorrentino. Ironici e sempre pronti a prendersi in giro l’uno con l’altro, ma animati da un grande spirito di amicizia, come fossero i tre moschettieri. Sullo sfondo, una Roma sempre più indifferente, che offre tanto dal punto di vista estetico, ma che poi non si cura del singolo individuo.

L’area di azione dei tre amici, scanzonati “perdigiorno” a tempo indeterminato, è il percorso che dalla via Flaminia giunge fino alla Galleria d’Arte Moderna. Qui, fra un quadro e l’altro, questi “ragazzacci” trascorrono le giornate, col passatempo preferito di guardare le ragazze. Di loro, solo Paolo è un pittore pseudo affermato, e forse gli altri un po’ lo invidiano e riconoscono, per contro, il loro fallimento.

Un giorno, lungo il colonnato della Galleria d’Arte Moderna, Ivo nota una ragazza, che ricambia il suo sorriso.

“Da un improbabile quanto provvidenziale ricordo di inserti sulle civiltà mesopotamiche estratti da qualche rivista, Ivo, con modesta competenza, si disse che quei profili sembravano ricopiati geneticamente da una madre votata a fisionomie sumere e fatti dono alla figlia”.

Questa ragazza – di cui potrebbero essere i padri – naturalmente diventa il sogno segreto di tutti e tre; volutamente senza nome e chiamata in causa come Lei, la donna diverrà il soggetto del contendere e l’oggetto della loro gelosia.

La trama si destreggia così fra una Roma “sonnecchiosa”, nella quale i protagonisti si muovono rallentati; con quell’indolenza che è tipica di persone annoiate e profondamente sole. In sostanza, di chi subisce la vita e non vive l’esistenza che in realtà vorrebbe avere.

Il trio di amici presenzia a tutti i vernissage della zona, chiacchierando e contestando con artisti e critici, che si gettano con voracità sul buffet. In un clima dove più che la professionalità, conta riuscire a “scoccare” un pranzo gratis, i “moschettieri” riescono sempre ad imporre la loro opinione, laddove invece non sanno dare una direzione decisa alla loro vita. Tanto efficaci a parole, quanto deboli dal punto di vista dei fatti.

La tragedia, si sa, è sempre dietro l’angolo. E questa storia non ne è esente. Ciò che accade, porterà ad un cambiamento? Difficile dirlo.

Le descrizioni accurate dell’autore riservano sempre qualche volo pindarico, che permette di addolcire la storia e di renderla più “metafisica”. Come un pittore, Valentino Zeichen sembra dipingere le sue parole, decorare le sue scene.

Più che avere una trama di spessore, oserei dire che La sumera sia un romanzo scritto bene.  Non per nulla, è stato proposto per lo Strega, anche se non ha superato la candidatura finale.

Un lavoro di pregio lo è sicuramente. Semplicemente, va capito ed interpretato.

 

Recensione a cura della scrittrice e critica letteraria Cristina Biolcati

 

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