Intervista a IVAN MIGLIOZZI

 

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Ivan Migliozzi è un giovane autore lombardo che da qualche anno ha iniziato a dedicarsi al suo primo progetto di scrittura, la saga per ragazzi Le avventure di Miki, Tommi e Gio. Ad oggi la serie consta di due volumi, Il mondo dei tibot e Il mare di Goondocks, mentre il terzo è in corso d’opera.

Andiamo a conoscere meglio l’autore e i suoi libri in questa intervista.

  1. Ciao Ivan. Innanzitutto dicci come è nata la tua passione per la scrittura e come essa ti ha portato a concepire il tuo primo romanzo, Il mondo dei tibot.

Ciao Christian, la mia passione per la scrittura è nata pian piano in me dopo aver letto libri su libri. Libri fantasy, di fantascienza, d’avventura. In me è sorta un’idea, una storia di fantascienza, tre ragazzi dei nostri giorni, tre ragazzi normali, che si ritrovano in un mondo del futuro, popolato da umani e tibot, alla ricerca del modo di ritornare a casa, nella propria era. Ed è così che ho deciso di provare a scrivere questo primo romanzo, preludio della trilogia Le avventure di Miki, Tommi e Gio.

  1. Come si è evoluto il tuo percorso dal completamento del romanzo alla sua pubblicazione?

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“I pulcini baldanzosi” di Marisa Piccioli

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Per dettagli libro, casa editrice ed autore clicca qui

I pulcini baldanzosi è una fiaba illustrata di Marisa Piccioli, pubblicata da Giovane Holden Edizioni nel gennaio 2015. L’opera conserva una narrazione romanzata, tipica della letteratura per ragazzi, con allegate varie illustrazioni, ad enfatizzare i contenuti.

È un libro dedicato ai bambini e agli adulti che di loro si prendono cura. Lo scopo è didattico, ovvero quello di aiutare i minori ad indagare sulla natura e a pretendere di vedere coi propri occhi quel che viene insegnato a scuola o nei libri.

Nina, Andrea e Lisa sono tre amici che desiderano vedere la nascita dei fenicotteri, evento che avviene in primavera. Essi convincono i loro genitori a fare una vacanza in Camargue, dove sul Rodano vi è un isolotto in cui questi uccelli, per difendersi dai predatori, vanno a riprodursi. Continua a leggere

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“Eternal War. Gli Eserciti Dei Santi” di Livio Gambarini

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ISBN 9788899216245 Prezzo 12€ Casa editrice: Acheron Books – Disponibile anche in ebook

Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

(Guido Cavalcanti)

Montaperti, 1260.

Guelfi e ghibellini si fronteggiano in una sanguinosa battaglia che termina con la sconfitta dei primi. Le milizie in lotta sul piano della Materia non sanno che lo scontro si sta svolgendo anche su un altro livello, ancora più decisivo: quello dello Spirito. In esso una miriade di entità soprannaturali manipolano le azioni degli uomini per cui patteggiano, oltre a contendersi direttamente tra loro le sorti del conflitto.

Kabal è l’Ancestrarca protettore del capofamiglia (o Pater Familias) dei Cavalcanti da generazioni. A Montaperti sospinge Schiatta Cavalcanti a sacrificarsi per salvare il figlio Cavalcante, affinché quest’ultimo possa a sua volta continuare a badare al proprio figlio Guido, destinato a una vita prodigiosa e sul quale Kabal ha scommesso il riscatto non solo della famiglia Cavalcanti, ma dell’intera fazione guelfa.

Al momento però Firenze cade nuovamente in mano ai ghibellini, a capo dei quali sta Farinata degli Uberti. Alla sua morte gli succede il figlio che, in quanto Pater Familias, gode della protezione dell’Ancestrarca Chiaranima. Guido, ormai adulto e capofamiglia dei Cavalcanti, si prefigura come il contendente più adatto a riportare Firenze in mano ai Guelfi. Le cose si complicano quando Bice, sorella di Lapo, intraprende una relazione con Guido. La momentanea tregua tra le due famiglie, già precaria, rischia di precipitare in un nuovo conflitto armato.

Tutto questo è solo una ripercussione del complesso di intrighi in atto sul piano dello Spirito, dove le entità di rango più elevato manipolano gli umani per i propri tornaconti.

Avendo accennato agli Ancestrarchi, mi limito quantomeno a presentarli brevemente. Sono rinomate entità del mondo dello Spirito, ognuna legata intrinsecamente a un Pater Familias attraverso l’Abbraccio al Capofamiglia. Gli Ancestrarchi sfoggiano sul dorso quattro drappi svolazzanti con cui manipolano le emozioni umane (associate a sfumature di colore) o materializzano armi e oggetti di ogni sorta. Nel mettere in atto le loro abilità più portentose gli Ancestrarchi consumano gocce di Virtù, una riserva rimpinguabile in svariati modi. Mi fermo qui. Gusterete appieno il mondo dello Spirito in tutta la sua complessità solo addentrandovi nella storia. Tra l’altro, viste le potenzialità di una tale ambientazione, non dubito che Livio Gambarini abbia in programma almeno un seguito di Eternal War: Gli eserciti dei santi.

Se l’autore si è dimostrato all’altezza nel tratteggiare una Firenze realistica, fedele al periodo storico trattato, maggiore è il merito nell’aver concepito un mondo ultraterreno tanto complesso quanto originale. Esso pullula di tutto l’immaginario concepito dalla cultura italica antica e medievale, tenuto in piedi da un sistema originale e coerente inventato dall’autore. Il suo stile di scrittura, asciutto ma preciso, rende il testo dinamico e coinvolgente. Entrambe le ambientazioni, Spirito e Materia, vengono evocate con nitide e snelle pennellate, utili quanto basta a conferire consistenza allo scenario senza appesantirlo con lungaggini descrittive. Starà al lettore, inoltrandosi nella storia, mettere insieme tutti i tasselli e ricostruire le meccaniche che muovono i due piani dell’esistenza.

Tra i personaggi storici fa la sua apparizione anche Dante Alighieri, ancora troppo giovane e introverso, ma che racchiude in sé più di un talento che lo rendono un individuo raro e dal futuro radioso.

Dopo Le colpe dei padri, il best seller dell’editore Silele ambientato nell’Italia del ‘300, Livio Gambarini sforna un’altra opera di grande pregio.

Eternal War: Gli eserciti dei santi è un libro che si divora, complici il ridotto formato del volume e la scorrevolezza della storia. Come detto, le potenzialità dell’ambientazione non sono ancora emerse pienamente in questo primo libro. Attendo i seguiti con la speranza che la qualità generale possa solo crescere, perché le premesse per una grande saga ci sono tutte.

Recensione a cura di Christian Lamberti

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“Mi chiamo Lucy Barton” di Elizabeth Strout

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“Ci fu un tempo, ormai molti anni fa, in cui dovetti trascorrere quasi nove settimane in ospedale. Succedeva a New York e la notte, dal mio letto, vedevo davanti a me il grattacielo Chrysler con la sua scintillante geometria di luci.”

Vorrei segnalare il nuovo romanzo della scrittrice statunitense Elizabeth Strout, vincitrice del premio Pulizer per la letteratura nel 2009 con Olive Kitteridge. Pubblicato da Einaudi all’inizio di maggio 2016, il libro presenta le caratteristiche che hanno reso grandi molti romanzieri americani, e decretato il successo della stessa autrice. La trama si basa su nulla di eclatante; su eventi fortuiti che potrebbero capitare a chiunque. Due donne, madre e figlia, chiuse per cinque giorni in una camera d’ospedale, a parlare di tutto ciò che ad esse passa per la mente. Più che sugli eventi, quindi, questo è un romanzo la cui forza è data dalle emozioni suscitate, di volta in volta, dai dialoghi nelle due protagoniste. Sentimenti che si ripercuotono su una vita intera, e su un passato di miserie che viene inevitabilmente rivangato. Continua a leggere

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Intervista ad Alessandro Manzetti

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Alessandro Manzetti (1968) è nato a Roma. E’ scrittore, traduttore ed editor.

E’ con grande orgoglio che il Libro del Martedì ha il piacere di ospitare per un’intervista Alessandro Manzetti, il primo autore italiano ad aggiudicarsi il Bram Stoker Awards (il più importante premio letterario internazionale per autori dell’orrore), conseguito il 14 Maggio fa presso il Flamingo Hotel di Las Vegas. La sua raccolta di poesie dark Eden Underground gli è valsa il titolo per la categoria Poetry Collection.

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Lasciamo che sia Manzetti, nel corso dell’intervista, a dirci di più riguardo la sua esaltante esperienza e la sua prolifica carriera che lo vede impegnato su più fronti nell’ambito della letteratura di genere.

Innanzitutto complimenti Alessandro. Questa tua vittoria fa onore alla letteratura italiana che grazie a te ha guadagnato un nuovo, importantissimo traguardo. In merito alla tua trasferta a Las Vegas per la cerimonia di premiazione, quali emozioni ti hanno accompagnato in quei giorni? Eri ottimista per la vittoria? Quali momenti, oltre la premiazione, sono stati particolarmente significativi?

Ti ringrazio. Prima della premiazione ero molto sereno, rilassato, non mi aspettavo di vincere e avevo già provato lo scorso anno, alla World Horror Convention ad Atlanta, l’emozione di ricevere una nomination per questo premio. Poi quando ho sentito il mio nome, l’emozione mi ha stretto la gola per un momento, ho guadagnato il palco senza fiato e, una volta davanti a quell’incredibile platea, con in mano il premio e un microfono davanti, la felicità e l’orgoglio per il mio Paese, per la prima volta vincitore, si sono rivelati appieno. A parte la premiazione, un altro momento indimenticabile di quella magica serata l’ho vissuto al party successivo alla cerimonia, sulla terrazza dell’Hotel Flamingo di Las Vegas, dove fino a notte tarda ho festeggiato insieme a tanti cari amici scrittori, da ogni parte del mondo, che hanno condiviso questa affermazione con grandissimo affetto nei miei confronti.

Eden Underground è l’opera che ti è valsa il prestigioso riconoscimento. Qual è stata la sua genesi e che messaggi veicolano le poesie che la compongono?

Eden Underground racconta, in modo surreale e con tinte dark, la solitudine umana che a volte sfocia nella psicosi, nella follia, nella perversione. Quando la vita diventa un vero e proprio Inferno, quando ci si sente fuori dall’ordine delle cose, sociale e umano, quando ci si sente parte di uno scuro ghetto, prigionieri di se stessi, accade che qualcuno preferisca inventarsi una vita parallela, malvagia, un vero e proprio Eden immaginario a proprio uso e consumo. Un paradiso artificioso che per vivere e mantenersi miete vittime di diverso tipo, assecondando le più svariate necessità e pulsioni, perché ognuno ha il proprio, di Eden malvagio, nei bassifondi della propria anima. Aprire certe porte, significa scatenare qualcosa che non possiamo più fermare. La cronaca nera ogni giorno ci racconta cose simili, improvvisi Inferni che divorano persone. Eden Underground racconta queste storie, ma da dentro, da dove nascono, dal cuore stesso della deformazione, dell’enormità del male.

Dopo aver metabolizzato questa straordinaria vittoria, come ci si sente ad essere nell’Olimpo degli scrittori di genere? Quali nuovi propositi ti sei prefissato?

Metabolizzare una cosa del genere non è facile, per il genere horror e dark il Bram Stoker Award è considerato un punto di arrivo. Sono ancora preso dalla magia di quella serata a Las Vegas, ma comincio a pensare che sia accaduto davvero, e dunque devo necessariamente prepararmi per nuove sfide; visto il livello di questo premio, che è già il massimo raggiungibile, il mio proposito ora non può essere altro che quello di tentare di vincerlo nuovamente, un giorno, o almeno di poter competere con i migliori nei prossimi anni. Dopo l’impresa, arrivano subito nuove sfide, sempre più difficili. Così è la vita, e cercherò di meritarmi ancora qualche momento magico, in futuro. Ho già pronto un nuovo libro di poesie in lingua inglese, in uscita a Giugno, dal titolo Sacrificial Nights, scritto a quattro mani con uno dei più grandi interpreti della poesia dark internazionale, l’amico Bruce Boston. Ci abbiamo lavorato duramente per diversi mesi. Vedremo dove mi porterà questa nuova avventura.

Oltre le poesie, sei autore di romanzi e racconti, sempre di genere horror e weird. Come è nata la tua passione per questo tipo di letteratura?

La passione per la letteratura ‘dark’ è antica e radicata dentro di me, fin dalle prime letture da adolescente, quando a quindici anni mi è capitata tra le mani la prima raccolta di racconti di H.P. Locevraft, che mi ha spalancato un mondo intero. Ho letto voracemente tutti i classici del genere, fino ai grandi interpreti della narrativa horror moderna e contemporanea, lasciandomi sedurre dalle ombre taglienti di grandi maestri come Richard Laymon, Jack Ketchum, Edward Lee, Poppy Z. Brite, Ramsey Campbell e tanti altri creatori di incredibili storie, di grande fascino. Tutt’ora leggo moltissime opere, e seguo con attenzione tutte le nuove proposte di genere. Ci sono cose meravigliose da scoprire, peccato che una vita sia troppo poca per così tante belle storie.

Hai una preferenza tra poesia e prosa? Ciascuna delle due forme quali aspetti della narrativa ti permette di esprimere al meglio?

Non ho preferenze, scrivo e mi esprimo senza problemi sia in poesia che in prosa, sono due modi diversi di raccontare storie, di comunicare, ma a quanto pare il mio cervello riesce ad adattarsi ai due ‘media letterari’ senza fatica. Chiaramente dedico molto più tempo alla prosa rispetto alla poesia, visti gli impegni editoriali e le esigenze di mercato. Ma lavorare in poesia sicuramente mi sfinisce più rapidamente, è come tirar fuori un super-concentrato di se stessi, un liquor essenziale, il tutto e niente in un momento, anziché lasciare versare la propria immaginazione sulle pagine un poco per volta, con ritmi meno ossessivi, come accade con i racconti e con i romanzi. La poesia è un prelievo troppo generoso a volte, può prosciugarti e non bisogna abusarne.

Per alcune pubblicazioni utilizzi lo pseudonimo Caleb Battiago. Chi è costui rispetto ad Alessandro Manzetti?

Siamo la stessa persona, sul mercato Italiano uso lo pseudonimo di Battiago, fin dall’inizio, mentre sul mercato Internazionale, per le opere in lingua inglese, uso il mio vero nome, in quanto già abbastanza conosciuto. Spero di poter firmare presto anche le mie opere in inglese come Caleb Battiago, ormai all’estero stanno iniziando a prendere confidenza col mio alter ego, la cui genesi nasce da lontano. Non amo usare il mio nome, per motivi strettamente personali e connessi alle mie vicende, questo è il motivo per cui esiste Battiago, un tipo che a volte sembra essere più duro di me. Ma ormai stiamo mescolandoci sempre più.

Il tuo lavoro abbraccia anche i ruoli di editor e traduttore. Nell’Agosto del 2015 hai fondato la casa editrice Indipendent Legions Publishing, specializzata in narrativa horror/splatterpunk di cui vengono pubblicate le migliori penne internazionali, la gran parte inedite in Italia. Cosa ti ha spinto a intraprendere questo nuovo progetto? Come reputi il mercato editoriale italiano nei confronti di questo tipo di narrativa?

Independent Legions è semplicemente la casa editrice che sognavo come lettore, fortemente specializzata nel genere horror, in grado di pubblicare i grandi maestri internazionali dello splatterpunk, purtroppo abbandonati dai grandi e medi editori. Qualche anno fa, come altri appassionati, ero confortato dalle proposte di Gargoyle Books, oggi realtà molto diversa, e dunque ho voluto fare qualcosa di simile ma con ancora maggiore specializzazione, scegliendo proprio lo splatterpunk e gli anni ’80 e ’90, periodo aureo del genere, come riferimenti principali nella scelta delle opere. Altra fondamentale differenza è il fatto che Independent Legions pubblica anche opere di maestri anglosassoni direttamente in lingua originale, dunque ponendosi come una casa editrice di taglio internazionale. Il mercato Italiano nei confronti del genere horror è impreparato e non offre proposte soddisfacenti; manca la specializzazione, prima di tutto, visto che il ‘grande horror’ a cui faccio riferimento è in lingua inglese e bisogna saper fare scouting sui mercati esteri, e poi il mercato tira poco, la richiesta è bassa, a parte gli irriducibili appassionati, e questa è la diretta conseguenza di ciò che è stato proposto finora dagli editori Italiani, con rarissime eccezioni. Tutt’altro scenario è quello del mercato Internazionale, specie negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove il genere gode di buonissima salute, per fortuna.

Quali sono i punti di forza del genere horror/splatterpunk? Il fatto che in esso la realtà sprofondi in un truculento baratro di sangue e violenza lo ritieni un espediente narrativo d’impatto, oppure sottintende chiavi di lettura delle dinamiche umane più realistiche di quanto si pensi?

Il genere horror, più di altri, è una fantastica metafora delle umane vicende; le opere di livello sanno arrivare al cuore del lettore con precisione chirurgica. I grandi maestri scrivono tanto tra le righe, e raccontano in modo originale le dinamiche umane, cose che ci appartengono, assolutamente non estranee al nostro quotidiano o al mondo che viviamo, come invece potrebbe apparire fermandosi a una lettura di soglia, che non sa superare la barriera immaginaria del soprannaturale, dei mostri, di realtà apparentemente surreali e parallele. Spesso questo mancato ‘superamento’, il non saper leggere tra le righe, è colpa degli scrittori, tra cui molti italiani, sicuramente mal consigliati dagli editori, che ritengono l’horror mero intrattenimento, una proposta da trattare come narrativa di serie B, in cui tutti possono cimentarsi, incapace di ergersi a genere letterario di tutto rispetto. Leggete i grandi maestri, scoprirete opere di caratura letteraria insospettabile, non lasciatevi gettare il fumo negli occhi da brutte caricature di film da quattro soldi che ci hanno propinato, e che oggi, purtroppo, hanno creato uno stereotipo magro e negativo del genere, contribuendo ad allontanare il potenziale lettore da un libro horror, come se non gli potesse appartenere.

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

Come ti ho anticipato poco fa, per quanto riguarda la poesia a Giugno uscirà la nuova raccolta, in lingua Inglese, Sacrificial Nights, scritta a quattro mani con Bruce Boston. Ma a Settembre partirà una nuova collaborazione, sempre a quattro mani, con un altro grande interprete della poesia dark internazionale, Marge Simon, pluri-vincitrice del Bram Stoker Award. Ma quest’opera vedrà la luce nel 2017, per un editore americano che ha già fissato la data di uscita. Per quanto riguarda la prosa, a Luglio è in uscita una mia novella inedita, che sarà pubblicata, in Italiano, insieme a una novella di Richard Laymon. Non posso dire di più per non bruciare la notizia all’Editore. Questa stessa novella sarà poi pubblicata anche in inglese a Novembre da un Editore americano. Il titolo della novella posso confidartelo: Pacific Trash Vortex. Oltre a questi progetti come autore, sto lavorando alla traduzione del romanzo L’Isola di Richard Laymon, che sarà pubblicato dalla mia casa editrice a Luglio, insieme ad altri romanzi che stanno traducendo miei collaboratori, e a un’antologia in lingua inglese che sto curando, dal titolo The Beauty of Death, che comprenderà racconti di cica 40 autori, tra cui le migliori firme dell’horror internazionale, escluso Stephen King, insieme ad alcune proposte di autori Italiani. Tornando all’attività autoriale, dopo la vittoria al Bram Stoker Award sono arrivate molte nuove proposte, sia da editori Italiani che statunitensi, ma prima di imbarcarmi in nuove avventure dovrò prima prendermi cura dei tanti impegni già presi. Sicuramente, tra i nuovi progetti che porterò avanti, fatta eccezione per la mia attività come Editore che correrà su più binari, molti di questi saranno dedicati al mercato di lingua inglese.

Grazie per la disponibilità, Alessandro. Ancora i migliori auguri per la vittoria da parte della nostra redazione.

Grazie ancora di questo spazio, un caro saluto a tutti voi e ai lettori di horror!

Intervista a cura di Christian Lamberti

 

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” 22/11/’63 ” di Stephen King

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ISBN 9788868363291 Pubblicato il 12/04/2016 Prezzo 15€ Sperling & Kupfer Editore, collana Pickwick – Disponibile anche in ebook

Quanti di noi vorrebbero tornare nel passato e cambiare gli eventi per un futuro migliore? La nostra diventerebbe un’esistenza perfetta, più spensierata e disinvolta. Al minimo errore è sufficiente fare una capatina indietro nel tempo e tutto si risolve.

Anche Stephen King ha pensato a questa tematica ormai classica nella fantascienza, ma ha voluto fare le cose in grande. Il viaggio temporale mette in gioco non solo il destino del viaggiatore, bensì quello del mondo intero, dal momento che l’evento da dirottare è nientemeno che l’assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy.

22/11/’63 è diventato anche una miniserie televisiva – con interpreti di spessore come James Franco, Chris Cooper e Sarah Gadon – che sta andando in onda proprio in questo periodo.

In 22/11/’63 scorrazzare nel tempo non equivale a una gita di piacere. Ci sono delle regole che equilibrano l’esistenza e la loro infrazione comporta degli scompensi non da poco. Per prima cosa l’effetto farfalla: piccole variazioni degli eventi producono grandi conseguenze future. Per tale motivo il passato tende costantemente a armonizzarsi, impedendo ogni interferenza verso il naturale decorso della storia. Gli strani individui con la tessera cangiante in cui si imbatte il protagonista sembrano in qualche modo coinvolti in queste logiche dimensionali.

Altra regola: una volta tornati nel presente i cambiamenti apportati nel passato permangono fin quando non vi si ritorna. Se lo si fa, tutti gli interventi effettuati nel precedente viaggio vengono azzerati. Inoltre, a prescindere da quanto sia durata la permanenza nel passato, giunti nel presente sono trascorsi solo pochi minuti dalla partenza.

Molte tra queste regole il vecchio Al le conosce bene perché le ha sperimentate personalmente. Dietro il suo ristorante ha scoperto per caso il varco temporale – che ha battezzato “la buca del coniglio” – e da quel momento ha maturato l’idea di cambiare in meglio la storia salvando la vita al presidente Kennedy in quel fatidico attentato a Dallas del 22/11/1963. Purtroppo un tumore non lascia ad Al abbastanza tempo per portare a termine la sua missione, perciò decide di designare come suo sostituto Jake Epping, un professore di liceo, istruendolo al meglio sull’operazione e fornendogli tutti i dati raccolti durante i soggiorni nel passato.

Dopo le prime titubanze Jake accetta e si ritrova nella Derry del 1958 (l’anno di partenza una volta varcato il portale temporale è sempre lo stesso). Da questo momento egli dovrà costruirsi una nuova, falsa identità. Gli appunti lasciatigli da Al sono la sua fonte di sopravvivenza primaria, oltre a contenere informazioni cruciali per intercettare Lee Harvey Oswald, il presunto attentatore di Kennedy, prima che sia troppo tardi. L’impresa si preannuncia disperata, e lo diventerà ancora di più quando le forze dimensionali di armonizzazione interverranno per ostacolare Jake, che tra l’altro non ha la minima idea delle ricadute che le sue azioni avranno sul futuro.

Stephen King imbastisce una trama coinvolgente. Il suo stile minuzioso ricostruisce nel dettaglio la società americana degli anni Sessanta, rendendola vivida e palpabile pagina dopo pagina. Al suo interno si intrecciano le vite di svariati personaggi, tutti con una personalità ben definita e che in molti casi, almeno inizialmente, rivelano meno di quanto in realtà nascondono. Qualcuno lo fa per necessità, come Jake, altri per subdoli propositi.

La trama si dipana su una scacchiera dove tempo e fato muovono le pedine per intrappolare Jake in uno scacco matto e impedirgli di adempiere al suo compito. Come può un uomo frapporsi a tali forze cosmiche? Per quanto Jake si sforzi di stringere a sé i propri affetti, per quanto sia determinato nel perseguire i propri obiettivi, realizza che sta conducendo una lotta impari. Può la caparbietà umana piegare volontà ben più soverchianti? Stephen King si sofferma spesso su questi dissidi, e ne trae delle riflessioni esistenzialiste che sfiorano la poesia.

22/11/’63 non è un semplice thriller fantapolitico, ma un calderone ribollente di passione, amore, sacrificio, lotta contro il tempo e l’inesorabilità del fato. Seguire tutte le dinamiche di questa partita a scacchi è un’esperienza di lettura appagante e toccante come poche. Non si narra solo di un viaggio temporale, ma anche di un viaggio spirituale per comprendere fino a che punto è lecito spingersi e quando astenersi dal proseguire. Spesso rinunciare non è un atto di resa, quanto piuttosto una saggia presa di coscienza che solo i più coraggiosi osano compiere.

Prendete anche voi una saggia decisione, e regalatevi un’esperienza indimenticabile leggendo 22/11/’63.

Recensione a cura di Christian Lamberti

 

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“La sumera” di Valentino Zeichen

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                                                              Codice ISBN 9788876258220
                                                              Collana: le strade (n.271)
                                                              Pubblicato novebre 2015
                                                              Prezzo in libreria: € 16,00
                                                              Disponibile in e-book

 

È un libro colto La sumera, pubblicato da Fazi Editore nel novembre 2015, ricco di citazioni provenienti dal mondo dell’arte, del cinema e del costume. Ma soprattutto è un’opera che, pur non avendo una trama particolarmente strutturata, risulta molto piacevole da leggere, a causa di una prosa raffinata e musicale. Questo perché il suo autore, Valentino Zeichen, è un poeta, e questa sua particolare inclinazione si percepisce anche quando si esprime in un romanzo. Nato a Fiume nel 1938, l’autore vive da sempre a Roma. Proprio nella Capitale è ambientata questa storia, e si avverte che sia un territorio da lui ben conosciuto ed esplorato. Continua a leggere

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“La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone

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Un romanzo pubblicato da Longanesi nel gennaio 2015

Ecco la nostra video recensione

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Clicca qui per la pagina personale dell’autore Lorenzo Marone

Recensione a cura di Francesco Morra

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“Olga di carta” di Elisabetta Gnone

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Narrativa generale – Salani Editore – 304 pagine – Prezzo 14,50 euro

 

“Olga di carta” di Elisabetta Gnone (Salani Editore, novembre 2015), con sottotitolo “Il viaggio straordinario”, è il classico esempio di come un viaggio sia fantastico per il suo cammino, indipendentemente dalla meta che si intende raggiungere. È un processo di crescita che porta ad un apprezzamento delle proprie capacità e ad un’accettazione di sé. Quello che si presenta come un romanzo per bambini, scritto da un’autrice che ha al suo attivo una collaborazione col popolarissimo settimanale “Topolino”, si rivela lungimirante anche per gli adulti.

L’opera potrebbe essere concepita come una favola moderna, in cui una storia irreale prende vita dalla trama stessa. Una “storia nella storia”, quindi. La protagonista è alla ricerca di “normalità”, ma si renderà conto di quanto sia bello e prezioso essere se stessi e sapersi accettare per quello che realmente si è. Continua a leggere

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“L’altra mammella delle vacche amiche” di Aldo Busi

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ISBN: 978-88-317-2341-1  Marsilio Editori (anno 2015) pag. 468  Prezzo euro 18,00

Parte da un’analisi prolissa e senza filtri, avente per protagonista il rapporto con le donne, l’ultimo romanzo di Aldo Busi. “L’altra mammella delle vacche amiche” (Marsilio, novembre 2015) è un’autobiografia che non conosce ordine cronologico né logica apparente, in cui tutto è dettato da un pensiero che pulsa. Una mente che ragiona, elabora e traduce in prosa, unica ad essere rimasta se stessa e sempre vitale, in un corpo che invece invecchia – a detta dello stesso autore, che descrive anche i suoi “acciacchi” in maniera disarmante e senza remora alcuna.

Non si tratta di una seconda parte di “Vacche amiche”, il romanzo precedente e pubblicato solamente otto mesi prima, bensì di un suo ampliamento e di un’analisi più approfondita di temi vecchi e nuovi. Perché chi, come me, ha letto entrambi i libri, si accorge che molte parti sono un “déjà vu”; così come unica è la modalità di accogliere il lettore in vestaglia, in prossimità delle feste di fine anno.

Quasi se l’autore avesse scritto prima questo e poi l’avesse compendiato al momento della precedente pubblicazione. E ora volesse “darsi” al lettore in maniera totalitaria, così come compete al suo carattere “strabordante” e affatto avaro di parole.

Busi parla di donne che ha incontrato durante la sua vita e che lo hanno colpito dal punto di vista intellettuale; donne che egli ha “sentito” – la sfera sessuale la riserva agli uomini. Tali donne però sono rimaste abbagliate dal fascino della sua mente ed incatenate alla scia della sua popolarità. Esse non hanno saputo ricambiarlo, non per una reale “pochezza”, ma perché ingabbiate in quel modello maschilista che ancora opprime l’immagine della donna e che l’autore aborre con tutto se stesso. In sostanza, quei “maschi con la figa”, per citare testuale, incapaci di respingere le proiezioni degli uomini che ne piegano la mente come fossero marionette.

Sono figure che offrono lo spunto per parlare – come un fiume in piena – della sua solitudine che inevitabile sopraggiunge con la vecchiaia; così come di politica e di economia; di letture e  di traduzioni. Attività, quella del traduttore, ormai abbandonata, perché Aldo Busi si professa uomo solitario che conduce una vita ritirata, la cui lingua madre è diventata esclusivamente il bresciano.

Fra i ricordi, il significativo rapporto con la madre, donna amata ma poco amorevole; grazie alla quale però – mi permetto di aggiungere – è nato un Aldo Busi al di là dello stereotipo e di qualunque costrizione. Forse perché proprio così schifato dalle imposizioni, egli ha voluto sfuggire a tutto quello che la morale cristiana indicava come lecito, in un mondo dove invece è palese che ciascuno agisca nell’ombra di ciò che fa credere.

Esilarante il rapporto epistolare che si crea con la contessa Miriam de Mortagli, sebbene anche tragico per quel dissacrante realismo con cui vengono trattate, di volta in volta, le varie argomentazioni.

Con picchi d’irriverenza più o meno contenuti – come avrebbe potuto essere altrimenti? –, Aldo Busi ha scandagliato se stesso attraverso i suoi peculiari modi di pensare la vita. “L’altra mammella delle vacche amiche” potrebbe essere definito come un inno all’utilizzo della lingua italiana, in qualsiasi momento in grado di dare una lezione di stile.

E concludo, dicendo che quando si recensisce un romanzo, si va alla ricerca di una frase significativa che, in sintesi, dia un’idea del contenuto dell’opera. Con Aldo Busi, invece, ogni capoverso è importante, e foriero di infinite storie. Colpa di quel flusso pulsante, eclettico ed inarrestabile, atto a comprendere l’universo Busi.

Ma poiché nella vita bisogna fare delle scelte, vi lascerei con la seguente citazione, sperando di essere stata esaustiva.

“A me non dispiace di non essere stato felice con un uomo o con un’amica, a me secca di non aver potuto dare l’esempio che lo si può essere.”

 

Recensione a cura della scrittrice e critica letteraria Cristina Biolcati

 

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